La democrazia tradita. Di Pericle

Lega e Cinque Stelle sono espressione di una deriva democratica che in nome della legittimità (consenso) ha sottomesso la legalità (diritto). In questo matrimonio coatto e di esclusivo interesse, “il contratto”, rappresenta la più palese violazione del patto con gli elettori.

La fine dei partiti e l’evaporazione della classe politica che i partiti avevano prodotto, non ha fatto germogliare una classe dirigente idonea ad affrontare la ristrutturazione o la costruzione  del Paese. Il post tangentopoli non ha visto nascere figure dotate di visione e lungimiranza che, proiettando l’occhio verso il futuro, preservassero gli insegnamenti del passato per evitare di ricadere negli errori commessi. Il nuovo ha assunto i caratteri dell’opportunismo e della contrapposizione fine a se stessa. Si è assistito ad un precostituito e pervicace corpo a corpo, ad un duello rusticano nel quale il vincitore dispone d’ogni cosa, mentre il vinto deve essere privato anche dell’onore.

La fine dei partiti ha annullato in poco tempo anche le ideologie e, con la fine di queste, si sta compromettendo anche la democrazia che lentamente si è trasformata in una democratura. Mistificando il concetto di popolo si è sviluppato il populismo e si teorizza il sovranismo, mentre l’incompetenza viene celebrata come egualitarismo. La lotta al cosiddetto establishment ha causato una tabula rasa e un deserto difficile da dissodare. A imprimere questi caratteri negativi ha contribuito in gran parte il sistema politico che certamente, dopo quarant’anni, ha mostrato segni vistosi di logoramento. L’occupazione dello Stato da parte dei partiti ha amplificato all’infinito la sfera del pubblico che è ormai una gigantesca macchina burocratica, inefficiente, improduttiva e male gestita. A queste considerazioni va aggiunta un’altra verità: i cittadini  sono privi di un forte senso dello Stato e ancora incerti su diritti e doveri da pretendere e rispettare. Ne è nata una spirale perversa che in questi ultimi  anni di storia repubblicana si avvita su se stessa fino a stritolare il sistema politico, lasciando disorientato il Paese, ancora alla ricerca di una nuova identità, di una democrazia compiuta. Questo vuoto è stato occupato dalla Lega e dal Movimento 5Stelle. Si assomigliano queste due entità politiche: si tratta di due radicalismi politici nati e cresciuti senza basi ideologiche ma sostenuti solo da un atteggiamento antagonista.

Il sovranismo è incarnato dalla Lega capace di intercettare il risentimento cui ha offerto un bersaglio e un nemico, prima rappresentato dai terroni e oggi dallo straniero. I Cinque Stelle fondano la loro cultura su un radicalismo egualitario e camaleontico basato sull’antipolitica, che asseconda il ribellismo e gli umori del momento. Ambedue questi soggetti non sono in grado di offrire informazioni e soluzioni che riguardino la demografia, l’economia, il ruolo della politica e della scienza nella società. Essi basano i loro principi su un grande strumento -internet- che viene adoperato solo come mezzo di eccitazione della emotività e non di stimolo al ragionamento.

La democrazia, scriveva Aldo Moro, “non è solo espressione della libertà, ma anche approfondimento della dignità umana nel suo pieno significato. Certamente la libertà così intesa reca con sé il pericolo di involuzioni ed errori. Ma questi non si possono evitare se non con un rigido dogmatismo che si instaura fatalmente a prezzo della libertà e responsabilità umana. Ogni idea della libertà puntualmente coincidente con un sistema precostituito e immutabile è cosa vaga e pericolosa. La vera libertà si vive faticosamente tra continue insidie: ma senza lavoro e rischio non c’è merito né possibilità di riprendere incessantemente il cammino” (Dall’ “Osservatorio” n.2 di Studium). Lo spettacolo che la politica ha offerto negli ultimi anni ha avuto il coronamento scenico dopo il 4/Marzo/2018. In questo film le scene mettono a fuoco: il convincimento che si possa governare senza conoscere e approfondire dossier e che, al contrario, si debba solo coltivare il proprio elettorato per aumentare o consolidare il consenso. Il Capitano della Lega, Matteo Salvini, è l’attore protagonista di questo spettacolo.

Altra scena è rappresentata dalla convinzione che non è necessario, per dirigere un ministero, né una competenza specifica né una consolidata esperienza politica. È vero che ministri incompetenti ve ne sono sempre stati, ma non era mai successo che fossero così numerosi e non provassero il pudore della vergogna. Ma la scena più ossessiva dello spettacolo è rappresentata dalla centralità assolutistica di internet. La necessità di “esserci sempre” è divenuta l’unica espressione intellettiva e l’esclusiva espressione politica: non idee, ma solo esternazioni, insulti e volgarità. Se non fosse bastevole la trama di questo spettacolo, in un crescendo paranoico, si assiste ad una proterva e scientifica delegittimazione delle istituzioni, dei corpi intermedi, dei rappresentanti degli altri Stati e degli organismi sovranazionali.

I ministri di questo governo gialloverde si sono rivolti alla Banca d’Italia o al Presidente di uno Stato estero come ci si può rivolgere alla suocera, al vicino di casa o al tifoso di un’altra squadra. Definire tale atteggiamento una caduta di garbo istituzionale non è sufficiente: è un segno di deriva democratica.

Ma ciò che maggiormente mette in evidenza il tradimento nei confronti degli elettori e mistifica la Costituzione è il concetto di “contratto”. Scrive Luca Ricolfi: “Qui l’innovazione è davvero radicale, perchè capovolge quello che è stato il cardine della seconda Repubblica, ovvero il principio per cui è un diritto fondamentale dei cittadini conoscere prima del voto non solo i programmi dei partiti ma anche le alleanze. Questa , per venticinque anni, è stata l’ideologia centrale della seconda Repubblica e la base della sua superiorità rispetto alla prima. Contro le perpetue manovre parlamentari della prima Repubblica, la seconda ha sempre proclamato che le carte vanno scoperte prima, e che è immorale chiedere il voto agli elettori in nome di uno schieramento, per poi cambiare  le carte in tavola una volta entrati in Parlamento. Ora,  con il contratto di governo, non solo si abbandona il principio che le alleanze si fanno prima del voto, ma si osa quello che nemmeno nella prima Repubblica si era mai osato: fare un governo con l’avversario politico, in nome di un “contratto” che non impegna i contraenti in una alleanza politica, ma si limita a regolarne gli scambi reciproci di favori nell’orizzonte di una singola legislatura”. (Il contratto che ha stravolto la politica. Gazzettino 2/3/2019).

Che questo contratto sia la più nitida istantanea di un mercato delle vacche è palesemente dimostrato da: caso Diciotti, decreto Pillon, reddito di cittadinanza, decreto sicurezza, legittima difesa, legge spazzacorrotti, riduzione della prescrizione, quota 100). Non vi era infatti, durante la campagna elettorale, alcun punto in comune o coincidenza nei programmi di Lega e Cinque Stelle su questi argomenti.

Tutto questo palesa che ci troviamo di fronte: non a una democrazia incompiuta, ma al  rischio di una deriva democratica causata dalla disgregazione del sistema tradizionale dei partiti e dall’avvento di forze politiche sovraniste e populiste definite postideologiche. Cosa significa postideologico: superamento di idee e valori obsoleti o assenza di idee e valori? Il radicalismo di Lega e M5S non consente una risposta e pone dei dubbi sulla tenuta democratica del Paese.

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