Risanamento: le colossali fandonie del sindaco De Luca

Fra un caffè da Ciccino di buon’ora e un prosecchino a notte fonda, ecco spuntare le colossali fandonie del sindaco Cateno De Luca, annunciate “urbi et orbi” a mezzo Fb.

L’ultima in ordine di tempo riguarda la tematica del Risanamento a Messina, dove la politica per la veritĂ  ci ha messo del suo lasciando un residuo di 40 milioni di euro della “famigerata” legge 10 del 1990. Erano i tempi in cui Cateno De Luca, da liceale muoveva i primi passi nella Democrazia cristiana. Lo “scatenato” sindaco di Messina non le ha mai rinnegate le sue origini.

In 28 anni, nessuno è stato capace di investire quei soldi per dare dignità ai baraccati messinesi, mediante la costruzione di alloggi popolari.

Adesso Cateno De Luca ha trovato la formula magica per risolvere il problema di quella gente che vive nei tuguri: vuole utilizzare i fondi residui per avviare lo sbaraccamento e affittare 1.000 appartamenti.

L’appassionata lettera con la quale il sindaco di Messina si rivolge all’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, è commovente. Anche commiserevole.

Opportuno fare delle osservazione a beneficio degli allocchi che esultano sul web ad ogni panzana del primo cittadino.

Prima osservazione: il sindaco De Luca è sicuro che quei fondi destinati al Risanamento ed alla costruzione di alloggi popolari possano essere utilizzati per altri fini (vedi gli affitti)?

Seconda osservazione: affittando 1000 alloggi crede di risolvere permanentemente il problema senza appesantire le casse comunali, dopo che i soldi della legge 10/90 si saranno esauriti?

Terza osservazione: non teme il sindaco che la sua proposta possa suscitare l’appetito di qualche faccendiere-immobiliarista messinese (già visto aggirarsi per Palazzo Zanca)?

Infine una domanda: ai baraccati ha pensato di assegnare qualche alloggio con vista Madonnina sul porto, magari dalla parti del Vittorio Emanuele?

Condividi




Change privacy settings