Concorso pilotato a Farmacia: 5 condanne e un'assoluzione

Redazione

Concorso pilotato a Farmacia: 5 condanne e un'assoluzione

venerdì 27 Aprile 2018 - 22:59
Concorso pilotato a Farmacia: 5 condanne e un'assoluzione

Cinque condanne e un’assoluzione per il processo scaturito da un concorso per ricercatore alla Facoltà di Farmacia dell’ateneo di Messina che, secondo la procura, sarebbe stato “pilotato” e sugli ammanchi di cassa dal fondo economale finiti al centro dell’operazione “Pacta sunt servanda” condotta dalla Guardia di Finanza di Messina nel 2013. I giudici della Seconda sezione penale messinese hanno condannato a 7 anni Giuseppe Bisignano, ex preside della Falcoltà di Farmacia, che si era dimesso subito dopo l’inchiesta; 6 anni sono stati inflitti a Giuseppe Teti, professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica, e 4 anni a Cesare Grillo, all’epoca dei fatti gestore dell’economato del dipartimento di Farmacia. Inoltre condannati Maria Chiara Aversa, all’epoca dei fatti delegata del rettore, con una pena di un anno e 6 mesi, e Giuseppe Nicoletti professore presso l’Università di Catania, pena un anno. Per entrambi pena sospesa e non menzione. Assolto per non aver commesso il fatto l’ex rettore Franco Tomasello che doveva rispondere di concorso in abuso d’ufficio. A vario titolo i reati contestati sono peculato, concussione, abuso d’ufficio e falso. Il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per l’ex rettore Tomasello e la condanna per gli altri.
La nota di Favazzo
Sull’assoluzione dell’ex Rettore, Franco Tomasello, interviene il legale Nino Favazzo:  “Sei anni dell’avvio delle indagini, poi il rinvio a giudizio e quatto lunghi anni di udienze, nel corso delle quali il nome del Professore Tomasello è stato pronunciato solo dal cancelliere, nello scorrere l’elenco degli imputati. Questi i numeri di una vicenda su cui oggi il Tribunale di Messina, ha posto la parola fine, assolvendo l’ex Rettore con formula ampia, per non aver commesso il fatto. Un esito atteso e favorevole che non cancella, però, la “pena” che ogni processo, per il sol fatto di celebrarsi, infligge.”