L’orrore della Shoah nel racconto di Francesco Bottari

Settembre 1943, un vento freddo sferza l’aria di Varsavia, capitale della Polonia. Comincia il freddo e quella giornata del 1943 era iniziata freddosa e pioveva: una pioggia che il vento proveniente da Nord, rendeva pesante. La città dormiva, un sonno pesante, inquieto, pauroso. Occupata dai nazisti, vegetava al limite della sopravvivenza.
È mattino, all’improvviso il passo cadenzato dei soldati tedeschi, rimbombò: sordo, agghiacciante, portatore di morte. Da Berlino era stato emanato l’ordine di sgomberare il ghetto di Varsavia: il ghetto degli Ebrei.

A Varsavia in quel tempo, in quel lontano 1943, erano rinchiusi oltre 10.000 ebrei. Costretti a vivere una vita di paura, ghettizzati in spazi controllati.
Cominciava la soluzione finale: in codice, Operazione T: Operazione Tod – Operazione Morte. Iniziava lo spostamento in campi di concentramento, chiamati campi di lavoro, che all’ingresso portavano la nobile scritta: Arbait macht frei: Il Lavoro rende liberi.
Iniziava la “SHOAH”: LA Grande CATASTROFE.
È vero, il lavoro rende liberi, perché crea ricchezza e questa ci libera dalla schiavitù del bisogno. Ma, quelli non erano campi di lavoro, erano campi di morte, di dolore, di tortura. Avrebbero dovuto portare la scritta:” Tod macht frei – La morte rende liberi.” Avrebbero dovuto portare la scritta dell’Inferno dantesco: “Per me si va fra la perduta gente, per me si nell’eterno dolore.” In questi campi di sterminio 13.000.000 di persone furono uccise in nome di una ideologia bugiarda, ingannatrice, il cui predicatore fu un imbianchino austriaco, Adolf Hitler, nato nel 1889 e la cui bibbia, fu un libro scritto nel 1925: Mein Kampf – La mia battaglia.

Un insieme di menzogne, di bugie che mortificavano la storia e offendevano la scienza.
Tutto questo, il preside dell’Istituto paritario XXIV Maggio 1915, Cav. Ufficiale, Francesco Bottari, ha raccontato nel periodo che va dal 27 gennaio alla chiusura del mese. Il Male è stato raccontato, rivissuto, rivitalizzato, non con spirito revanchista, né con desiderio di vendetta.

E’ stato raccontato per essere conosciuto e per non dimenticarlo. Ricordarlo affinché non abbia a ripetersi. Ricordarlo affinché mai più, nessuna mano Caina possa alzarsi a minacciare impunemente il proprio fratello Abele.

Non è stato un olocausto; olocausto significa la morte di uno per la salvezza di tanti. Olocausto è stata la morte del vice brigadiere dei carabinieri Salvo D’Acquisto che si è accusato dell’atto di sabotaggio contro l’esercito nazista nella città di Polidoro, in provincia di Roma, che causò la morte di alcuni soldati tedeschi.

Il comando tedesco ordinò la morte di 22 cittadini di Polidoro se non si fosse presentato l’attentatore. Il Vice Brigadiere si accusò e fu condannato a morte: la sua eroica morte salvò la vita del 22 cittadini di Polidoro.

Onore e gloria all’Arma dei carabinieri; onore e gloria a Salvo D’Acquisto. La morte di 13.000.000 di persone è stata uno Sterminio. È stata “ La SHOAH— LA GRANDE CATASTROFE. ”
La morte studiata, preparata, gestita ed eseguita, con precisione chirurgica, da un regime che del male e della menzogna aveva fatto il suo credo.

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