Mafia: decapitato clan operativo nell'Alcantara, 12 arresti

Redazione

Mafia: decapitato clan operativo nell'Alcantara, 12 arresti

sabato 18 Novembre 2017 - 07:40

Dalle prime luci del giorno, i carabinieri del Comando Provinciale di Messina stanno eseguendo un provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo – nei confronti di 12 soggetti (10 dei quali colpiti da custodia in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari), appartenenti al “Clan Brunetto”, collegato alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola-Ercolano”, in quanto ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti ed altro.
Tra i destinatari della misura cautelare figurano anche due braccianti agricoli recentemente trasferitisi in Germania e nei cui confronti e’ stato emesso un mandato di arresto europeo cui e’ stata data esecuzione con la collaborazione delle autorita’ tedesche, attivate attraverso l’ufficio Italiano di cooperazione internazionale che funge da collegamento con le forze di polizia dei paesi europei e noto come S.I.re.N.E., acronimo di “Supplementary Information Requestat National Entry.
L’indagine denominata convenzionalmente “Fiori di Pesco” ha consentito di accertare come il clan fosse diretto da Paolo Brunetto, deceduto durante l’indagine presso l’ospedale di Biancavilla nel 2013. Benche’ sofferente e gravemente ammalato il Brunetto si avvaleva di propri referenti di zona che avevano alle dipendenze gli appartenenti alla cosca. Paolo Brunetto era colui che cercava sempre di trovare soluzioni per “difendere” imprenditori che pagavano la loro “protezione” e che, fungeva da “pacere” in occasione di dispute tra gli affiliati. Durante le fasi finali dell’attivita’ d’indagine, fondamentale e’ risultata essere un’irruzione dei militari durante un summit mafioso.
Nella circostanza gli investigatori hanno potuto identificare correttamente tutti gli appartenenti alla cosca operativa nella Valle dell’Alcantara ed hanno anche proceduto all’arresto in flagranza di reato del Lo Monaco in quanto, per partecipare a quel vertice, aveva pensato bene di violare la sorveglianza speciale a cui era sottoposto.
Le indagini hanno permesso di acclarare che l’associazione era diretta da Pino Vincenzo sul territorio di Malvagna, da Caminiti Carmelo e da Monforte Antonio sui territori di Francavilla di Sicilia e zone limitrofe.
Per imporre il “pizzo” agli imprenditori agricoli della zona l’associazione mafiosa operava con un metodo ormai consolidato, dapprima procedeva al furto dei mezzi agricoli indispensabili all’esercizio dell’attivita’ e successivamente richiedeva ingenti somme di somme di denaro per restituire i mezzi e consentire di riprendere l’attività lavorativa (cosiddetto cavallo di ritorno). Oltre le estorsioni anche il traffico di droga era tra gli affari del clan.