L’ex rivoluzionario Rosario Crocetta

Nata come “Rivoluzione”, finisce nel peggiore dei modi. Rosario Crocetta si appresta a concludere il suo mandato nel peggiore dei modi. Seguendo le orme della vecchia politica che egli stesso ha sempre ripugnato. A parole.

Le recenti nomine sono lo specchio fedeli dei predicatori del nulla, di coloro i quali stigmatizzano l’operato degli altri evitando gli specchi. Il coro unanime d’indignazione per le ultime porcherie compiute da Crocetta è condivisibile. Lui che ha sempre criticato aspramente attraverso piroette dialettiche quelli che c’erano prima, millantando rivoluzioni immaginate, non deve prendersela con nessuno se non con sé stesso.

Crocetta ha sbagliato e questo lo deve sapere. Certo qualcosa di buono l’avrà anche fatta, ma stentiamo a trovarla perché la percezione dei siciliani non è per nulla positiva. Come non toccare il capitolo degli assessori, 59 in cinque anni sono troppi. Una mortificazione per i “silurati” e quelli che gli sono succeduti. La media è impressionante, quasi 12 all’anno, come se il governo regionale fosse un albergo con le porte girevoli. Dai “big” ai meno conosciuti, nessuno di loro ha lasciato il segno se non all’interno del cerchio magico. A beneficiare i sodali di un governatore che passerà alla storia più per la sua incoerenza che per il buon governo.

A meno di due mesi dalle votazioni, Crocetta ha avuto la capacità di attirare su di sé le comprensibili ire di quanti provano disgusto per la politica con la “p” minuscola. Come i personaggetti che hanno occupato le stanze dei bottoni.

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