Acr Messina e la questione del Celeste

Caro direttore,

constato con piacere che la sua testata vuole fornire il necessario contributo di chiarezza al popolo giallorosso al quale, nell’ultimo periodo si sono volute fornire tutta una serie di informazioni ben lontane dalla verità. Dubito che la società sempre al lavoro voglia rispondere anche ad una sola delle domande da lei opportunamente riportale. Per questo, intanto, rivolgo l’invito a chi ha il piacere di informarsi di andare a cercare sui siti il pregevole atto d’inchiesta proposto all’attenzione della tifoseria dall’impavido amico Pensavalli.

Si pala di un argomento su cui mi sono personalmente soffermato in un recente passato: il “Celeste”. È’ ovvio che non si tratti dell’ex presidente della Regione Lombardia ma del vetusto impianto sportivo di via Oreto. Credo che a seguito della denuncia pubblica e circostanziata di Pensavalli il nuovo Procuratore della Repubblica sentirà forte il desiderio di verificare se, nell’occasione, le procedure adottate risultino conformi alle leggi dello Stato. Stesso bisogno si dovrebbe sentire per definitivamente chiarire la situazione economico/patrimoniale dell’ACR  il cui stato di decozione viene a galla ogni giorno di più. Clamoroso sarebbe in proposito il provvedimento di revoca, che pare esserci stato, dei provvedimenti agevolativi in materia di debiti fiscali. Ciò perché diventa lapalissiano che non può essere stata colpa esclusiva della vecchia compagine sociale. I nuovi avranno magari preferito la liquidazione di qualche fattura pendente piuttosto che fare fronte a scadenze mensili importantissime come la rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate.

Il pubblico ministero svolge una funzione importantissima anche a tutela dei tantissimi creditori fra i quali vanno annoverati di diritto anche i sottoscrittori di abbonamenti. Ma anche per una pi che opportuna verifica tra il sottoscritto e l’esatto (100sottoscrittori, 100 abbonamenti a pagamento, nessun omaggio). Mi auguro che finalmente si muova qualcosa. Tutti ne trarremmo vantaggi.

Giovanni Carabellò

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