Negli anni β70 e β80 a Messina Γ¨ accaduto qualcosa che oggi apparirebbe impensabile: edifici realizzati praticamente a ridosso della battigia, interi tratti di costa trasformati in una muraglia di cemento. E no, non parliamo delle case storiche preesistenti nΓ© dellβarretramento fisiologico della linea di costa. Parliamo di nuove costruzioni sorte quando ormai la tutela del demanio marittimo era giΓ principio consolidato.
ComβΓ¨ stato possibile?
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Nel 1968 entra in vigore il Decreto Ministeriale 1444, che stabilisce standard inderogabili per lβedificazione: distanze minime, densitΓ edilizia, altezze massime, rapporti tra spazi pubblici e privati. Un provvedimento nato per mettere ordine nel caos urbanistico italiano del dopoguerra.
Ma la Sicilia Γ¨ Regione a Statuto Speciale. E qui entra in gioco la normativa regionale.
Negli anni successivi, diverse leggi siciliane in materia urbanistica e di pianificazione territoriale (in particolare la Legge Regionale Sicilia 71/1978) consentirono varianti, sanatorie, interpretazioni elastiche delle norme nazionali, soprattutto in assenza di strumenti urbanistici aggiornati.
E Messina, come molte cittΓ del Sud, pagava un ritardo cronico nella pianificazione.
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Il punto tecnico Γ¨ questo:
βοΈ Il demanio marittimo Γ¨ inedificabile.
βοΈ Ma la delimitazione esatta della linea demaniale non era sempre aggiornata o chiaramente perimetrata.
βοΈ In molte aree si costruiva βa ridossoβ del demanio, non formalmente βsulβ demanio.
In assenza di piani regolatori dettagliati e con strumenti urbanistici obsoleti, si procedeva con:
β’ lottizzazioni convenzionate
β’ concessioni edilizie rilasciate in deroga
β’ interpretazioni favorevoli delle fasce di rispetto
β’ successivi condoni edilizi (anni β85, β94, 2003)
Il risultato? Interi tratti costieri urbanizzati prima che arrivassero vincoli paesaggistici stringenti.
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Ganzirri oggi Γ¨ conosciuta per la Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro. Ma la tutela Γ¨ arrivata dopo la stagione della grande espansione edilizia.
Negli anni del boom:
β’ assenza di pianificazione paesaggistica efficace
β’ pressione immobiliare fortissima
β’ controllo amministrativo debole
β’ cultura diffusa della βcostruzione come diritto acquisitoβ
La riserva Γ¨ stata istituita quando gran parte della trasformazione era giΓ compiuta.
E qui sta il paradosso: prima si costruisce, poi si tutela quel che resta.
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Bisogna avere lβonestΓ intellettuale di ricordare il clima dellβepoca:
π La cultura ambientale era marginale
π I controlli erano frammentati
π Il rapporto tra politica locale e interessi edilizi era spesso opaco
π Il condono veniva percepito come soluzione strutturale
Il cemento era sviluppo.
Il mare era una quinta scenografica su cui costruire valore immobiliare.
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Oggi il dibattito su grandi opere come il Ponte sullo Stretto di Messina accende gli animi. CβΓ¨ chi parla di deturpazione ambientale.
Ma la domanda scomoda Γ¨ unβaltra:
Dovβerano le barricate quando si cementificavano chilometri di costa?
Dovβerano le mobilitazioni quando si costruiva a pochi metri dallβacqua?
La trasformazione irreversibile di molte aree costiere messinesi non Γ¨ avvenuta ieri. Γ figlia di scelte, omissioni, convenienze e normative βinterpretateβ.
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In sintesi tecnica:
1οΈβ£ Normativa nazionale esistente ma applicata in modo disomogeneo
2οΈβ£ Ampia autonomia legislativa regionale
3οΈβ£ Strumenti urbanistici tardivi o incompleti
4οΈβ£ Assenza iniziale di vincoli paesaggistici stringenti
5οΈβ£ Condoni edilizi che hanno consolidato lβesistente
Non Γ¨ stato un βmisteroβ. Γ stato un sistema.
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La vera denuncia non Γ¨ contro unβopera o contro un comitato.
Γ contro decenni di pianificazione debole, contro la mancanza di visione, contro lβidea che il territorio sia una risorsa da sfruttare fino allβultimo metro.
Il mare non si difende a fasi alterne.
O si tutela sempre, o lo si perde pezzo dopo pezzo.
E a Messina, purtroppo, una parte lo abbiamo giΓ perso.
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Γ memoria, paesaggio, identitΓ .
E la memoria urbanistica va raccontata senza ipocrisie.
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