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Giuseppe Palamara

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lunedì 02 Marzo 2026 - 12:25

Negli anni ’70 e ’80 a Messina Γ¨ accaduto qualcosa che oggi apparirebbe impensabile: edifici realizzati praticamente a ridosso della battigia, interi tratti di costa trasformati in una muraglia di cemento. E no, non parliamo delle case storiche preesistenti nΓ© dell’arretramento fisiologico della linea di costa. Parliamo di nuove costruzioni sorte quando ormai la tutela del demanio marittimo era giΓ  principio consolidato.

Com’è stato possibile?


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Nel 1968 entra in vigore il Decreto Ministeriale 1444, che stabilisce standard inderogabili per l’edificazione: distanze minime, densitΓ  edilizia, altezze massime, rapporti tra spazi pubblici e privati. Un provvedimento nato per mettere ordine nel caos urbanistico italiano del dopoguerra.

Ma la Sicilia Γ¨ Regione a Statuto Speciale. E qui entra in gioco la normativa regionale.

Negli anni successivi, diverse leggi siciliane in materia urbanistica e di pianificazione territoriale (in particolare la Legge Regionale Sicilia 71/1978) consentirono varianti, sanatorie, interpretazioni elastiche delle norme nazionali, soprattutto in assenza di strumenti urbanistici aggiornati.

E Messina, come molte cittΓ  del Sud, pagava un ritardo cronico nella pianificazione.


πŸ—οΈ π˜Ύπ™Šπ™ˆπ™€ π™Žπ™„ 𝙀̀ π˜Όπ™‚π™‚π™„π™π˜Όπ™π˜Ό π™‡π˜Ό π™π™π™π™€π™‡π˜Ό π˜Ώπ™€π™‡ π˜Ώπ™€π™ˆπ˜Όπ™‰π™„π™Š

Il punto tecnico Γ¨ questo:

βœ”οΈ Il demanio marittimo Γ¨ inedificabile.
βœ”οΈ Ma la delimitazione esatta della linea demaniale non era sempre aggiornata o chiaramente perimetrata.
βœ”οΈ In molte aree si costruiva β€œa ridosso” del demanio, non formalmente β€œsul” demanio.

In assenza di piani regolatori dettagliati e con strumenti urbanistici obsoleti, si procedeva con:

β€’ lottizzazioni convenzionate
β€’ concessioni edilizie rilasciate in deroga
β€’ interpretazioni favorevoli delle fasce di rispetto
β€’ successivi condoni edilizi (anni ’85, ’94, 2003)

Il risultato? Interi tratti costieri urbanizzati prima che arrivassero vincoli paesaggistici stringenti.


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Ganzirri oggi Γ¨ conosciuta per la Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro. Ma la tutela Γ¨ arrivata dopo la stagione della grande espansione edilizia.

Negli anni del boom:

β€’ assenza di pianificazione paesaggistica efficace
β€’ pressione immobiliare fortissima
β€’ controllo amministrativo debole
β€’ cultura diffusa della β€œcostruzione come diritto acquisito”

La riserva Γ¨ stata istituita quando gran parte della trasformazione era giΓ  compiuta.

E qui sta il paradosso: prima si costruisce, poi si tutela quel che resta.


🧱 𝙄𝙇 π˜Ύπ™Šπ™‰π™π™€π™Žπ™π™Š π˜Ώπ™„ π™Œπ™π™€π™‚π™‡π™„ π˜Όπ™‰π™‰π™„

Bisogna avere l’onestΓ  intellettuale di ricordare il clima dell’epoca:

πŸ“Œ La cultura ambientale era marginale
πŸ“Œ I controlli erano frammentati
πŸ“Œ Il rapporto tra politica locale e interessi edilizi era spesso opaco
πŸ“Œ Il condono veniva percepito come soluzione strutturale

Il cemento era sviluppo.
Il mare era una quinta scenografica su cui costruire valore immobiliare.


πŸŒ‰ 𝙀 π™Šπ™‚π™‚π™„?

Oggi il dibattito su grandi opere come il Ponte sullo Stretto di Messina accende gli animi. C’è chi parla di deturpazione ambientale.

Ma la domanda scomoda Γ¨ un’altra:

Dov’erano le barricate quando si cementificavano chilometri di costa?
Dov’erano le mobilitazioni quando si costruiva a pochi metri dall’acqua?

La trasformazione irreversibile di molte aree costiere messinesi non Γ¨ avvenuta ieri. È figlia di scelte, omissioni, convenienze e normative β€œinterpretate”.


πŸ”Ž π™‹π™€π™π˜Ύπ™ƒπ™€Μ π™Žπ™„ 𝙀̀ π™‹π™Šπ™π™π™π™Š π™π˜Όπ™π™€?

In sintesi tecnica:

1️⃣ Normativa nazionale esistente ma applicata in modo disomogeneo
2️⃣ Ampia autonomia legislativa regionale
3️⃣ Strumenti urbanistici tardivi o incompleti
4️⃣ Assenza iniziale di vincoli paesaggistici stringenti
5️⃣ Condoni edilizi che hanno consolidato l’esistente

Non Γ¨ stato un β€œmistero”. È stato un sistema.


🧭 π™‡π˜Ό π™‘π™€π™π˜Ό π˜Ώπ™€π™‰π™π™‰π˜Ύπ™„π˜Ό

La vera denuncia non Γ¨ contro un’opera o contro un comitato.
È contro decenni di pianificazione debole, contro la mancanza di visione, contro l’idea che il territorio sia una risorsa da sfruttare fino all’ultimo metro.

Il mare non si difende a fasi alterne.
O si tutela sempre, o lo si perde pezzo dopo pezzo.

E a Messina, purtroppo, una parte lo abbiamo giΓ  perso.


🌊 𝙄𝙇 π™ˆπ˜Όπ™π™€ π™‰π™Šπ™‰ 𝙀̀ 𝙐𝙉 π™‡π™Šπ™π™π™Š π™€π˜Ώπ™„π™π™„π˜Ύπ˜Όπ˜½π™„π™‡π™€.
È memoria, paesaggio, identità.

E la memoria urbanistica va raccontata senza ipocrisie.


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