La Marcia della Pace di Comunità di Sant’Egidio, un momento di preghiera e riflessione

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La Marcia della Pace di Comunità di Sant’Egidio, un momento di preghiera e riflessione

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venerdì 02 Gennaio 2026 - 09:26

Una partecipazione numerosa e sentita ha accompagnato la Marcia per la Pace promossa dalla Comunità di Sant’Egidio a Messina, svoltasi in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Cittadini, famiglie, giovani e rappresentanti del mondo religioso e del lavoro hanno attraversato la città per affermare, con semplicità e determinazione, il rifiuto della guerra e della violenza e il desiderio di un futuro di dialogo.

Ad aprire la marcia è stato l’intervento del prof. Andrea Nucita, responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Messina, che ha richiamato il senso profondo dell’iniziativa: «La pace non è un’utopia lontana: è un orizzonte presente, da custodire e coltivare ogni giorno», invitando a non cedere a una visione rassegnata della storia e a opporre alla logica dello scontro «la forza mite della preghiera e del dialogo».

Nel corso della manifestazione hanno preso la parola Mohammed Refaat, presidente del Centro Islamico di Messina, che ha sottolineato il valore della convivenza e della responsabilità condivisa tra le religioni; Giovanni Amante, della Chiesa Ortodossa Ucraina, che ha portato la testimonianza di un popolo ferito dalla guerra; Stefania Radici per la CGIL e Nino Alibrandi per la CISL, che hanno richiamato il legame profondo tra pace, diritti, lavoro e giustizia sociale.

La marcia si è conclusa con un momento di preghiera, nel quale è risuonato l’appello a non considerare “normale” la guerra e a non abituarsi alla violenza diffusa che colpisce soprattutto i più fragili.

«Siamo qui per rafforzare la speranza – è stato ricordato – convinti che il futuro non è di chi promuove la guerra, ma di chi ogni giorno lavora per costruire la pace».

Un messaggio chiaro, consegnato alla città di Messina: la pace è una responsabilità comune e inizia dal cammino condiviso di donne e uomini capaci di guardarsi come fratelli.

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