Caso Croce: si apre di nuovo l’iter della decadenza, stavolta per le assenze

È stata approvata con 16 voti favorevoli e 14 contrari su 30 presenti (con la presentazione di tre emendamenti) la proposta di delibera sulla decadenza di Maurizio Croce presentata dal presidente del Consiglio Comunale di Messina Nello Pergolizzi. Il documento votato apre la procedura di contestazione della decadenza dal ruolo di consigliere comunale a causa delle tante assenze e delle giustificazioni considerate generiche o talvolta assenti che starebbero a dimostrare il disinteresse verso i lavori d’aula da parte di Croce. Ora il consigliere di Forza Italia avrà dieci giorni di tempo per produrre le sue controdeduzioni e convincere il civico consesso.

Croce è già scampato ad una situazione simile, quando gli erano state contestate cause di incompatibilità e ineleggibilità per via del suo ruolo come soggetto attuatore delegato dal Commissario di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico. Il Consiglio in quel caso, con il secondo voto in aula, lo aveva salvato. Stasera sono stati assenti proprio Croce stesso e la consigliera Vaccarino, che ha addotto motivi personali.

Il presidente Nello Pergolizzi, in apertura di seduta, ha spiegato che il diretto interessato “ha inviato una giustificazione chiedendo il rinvio”, ma la richiesta è stata respinta, dopodiché ha ricordato i dieci giorni per Croce per controdedurre.

La dirigente Laura Strano ha descritto la delibera, spiegando che il regolamento comunale prevede che i consiglieri possano contestare la decadenza di un consigliere per “sei assenze consecutive, se non ci sono giustificati motivi comunicati al segretario generale” e che “la decadenza viene stabilita dal Consiglio”.

Strano ha chiarito che per la questione di Croce “non si parla tanto delle sei assenze consecutive senza giustificazioni ma della validità dei motivi stessi apportati nelle giustificazioni. È esclusiva competenza del Consiglio stabilire se queste giustificazioni siano fondate, rilevanti, o se creano disagi”. Le giustificazioni devono essere fondate “per escludere che ci sia disinteresse” da parte del consigliere. Strano ha sottolineato che “su 153 sedute dall’elezione al 31 dicembre 2023 è stato assente a 145 sedute di Consiglio e non è stato mai in commissione. Ci sono 22 assenze non giustificate completamente, anche se non consecutive. Le assenze consecutive, ad esempio dal 21 luglio al 13 ottobre, sono in parte genericamente giustificate e in altra parte non giustificate del tutto. Se stabilirete che queste giustificazioni generiche non sono valide, diventeranno come non giustificate validamente”. Ha poi aggiunto che spesso nelle giustificazioni si dice di “impegni improrogabili collegati all’attività lavorativa, a volte successivi o preventivi”. Ricordando anche lei il diritto del consigliere al contraddittorio e alle controdeduzioni, ha concluso che non mette in dubbio le sue parole, ma che tratta di “assenze sistematiche e numerose”.

Il consigliere di Fratelli d’Italia Dario Carbone ha a quel punto domandato alla segretaria generale Rossana Carrubba “Come può essere compatibile la delibera che comporta alla contestazione di queste assenze, che sono comunque state giustificate, se precedentemente non è stato fatto?”. Il riferimento era alle assenze di Cateno De Luca nel ruolo di presidente del Consiglio Comunale, prima di dedicarsi al ruolo di sindaco di Taormina. Carrubba ha risposto che “la giurisprudenza dice che il consigliere può giustificare anche in maniera postuma ma non in maniera generica. In questa proposta si ritiene che le giustificazioni del consigliere Croce siano state generiche. E questo ragionamento è supportato dal Tar per fattispecie analoghe. L’iniziativa può venire da consiglieri stessi, da gruppi consiliari, dalla presidenza, dalla Giunta, dal sindaco: in ogni caso è necessario sempre che qualcuno presenti una proposta. Nel caso dell’onorevole De Luca, nessuno l’ha presentata”.

Libero Gioveni, capogruppo dello stesso partito, ha preso la parola. “Oggi apprendo che chi si assenta deve giustificare in maniera dettagliata. Io mi sono giustificato, quando è capitato, per motivi di lavoro, familiari o personali. Se mi devo giustificare per motivi di lavoro cosa devo scrivere? Che sono assente perché devo produrre una proposta di spesa per una gara d’appalto per la manutenzione di una nave o che devo produrre un qualche documento? E se il mio capo mi fa licenziare per i dettagli? Andiamo ai motivi familiari: spesso accompagno mia madre per visite mediche. Devo essere più preciso, ma se mia mamma mi denuncia perché violo la sua privacy? O ancora i motivi personali: devo produrre un certificato medico se ho avuto un attacco di dissenteria? Sono domande banali ma a questo punto sono domande opportune. Stiamo parlando del nulla. Non me ne voglia il collega Croce: se ci fosse una delibera sulla questione etica e morale voterei subito sì, ma qui si parla di una delibera con determinati contenuti giuridici che crea un precedente. Sulla base di questo io domani potrei voler sindacare sulle assenze dei colleghi commercialisti in aula, chiedendo loro a chi fanno la dichiarazione dei redditi”.

Ma la segretaria generale allora ha chiarito: “Il fondamento della delibera non è nella giustificazione generica, ma nel fatto che attraverso queste ripetute giustificazioni generiche il consigliere manifesta il suo disinteresse rispetto alla carica. Il Tar o il Consiglio di Stato non chiedono di dettagliare e spiegare dov’eri e cosa facevi in quel momento, ma ritengono legittima la decadenza nei casi in cui le giustificazioni generiche fanno ritenere che il loro componente manifesti un sostanziale disinteresse verso lo svolgimento della carica. Ovviamente un consigliere può anche assentarsi due anni purché ci sia un motivo valido: il Tar dice che se dal motivo generico emerge questo disinteresse la pronuncia di decadenza del Consiglio è legittima”.

Il capogruppo di Ora Sicilia, Giandomenico La Fauci, concorde con Gioveni, ha detto: “Vorrei chiedere quali giustificazioni dovremmo dare a questo punto, io e i colleghi”. Ed ha chiesto poi “di allegare le giustificazioni del collega Croce alla delibera, perché magari io definisco la parola generica in un modo e lei in un altro”. A quel punto la dirigente Strano ha specificato che “sono tutte elencate nella delibera”.

Pippo Trischitta ha invece ricordato quando “questo provvedimento fu utilizzato nei confronti del consigliere Giunta nel 2003, ma all’epoca si parlava di poche assenze e il Consiglio giudicò di non procedere. Il punto è chiaro: qui non si parla di una singola giustificazione o di una sola assenza. Qui parliamo di molte di più e tutto parte da sei assenze consecutive”.

Antonella Russo, per il Partito Democratico, ha citato l’articolo 51 della Costituzione e spiegato che “è giustificata l’assenza dal lavoro del consigliere, perché la carica pubblica è talmente tanto importante che non può essere ostacolata da alcun datore di lavoro. Scendendo a livelli nostrani, credo che a prescindere dalle valutazioni di parte e di convenienza, siamo qui come rappresentanti dei cittadini. Siamo la voce dei cittadini. Mi chiedo sempre cosa chiederebbe un messinese. Secondo me ciò che ha detto la segretaria generale non ha nessun’altra integrazione e lo dico io che spesso ho contestato le sue argomentazioni. Il problema non è la singola giustificazione, perché se lo fosse non varrebbero le giustificazioni di nessuno di noi. Dobbiamo valutare il comportamento di un consigliere comunale che ha il dovere di essere qui: bisogna guardare alla condotta generica. Nessuno di noi è mancato sei volte, né 66 volte. Mi spiace parlare di un collega, è sgradevole, ma abbiamo un ruolo rispetto al quale non siamo né di destra né di sinistra, né di sopra né di sotto, ma soggetti istituzionali. La condotta generale del collega dà adito a pensare che c’è disinteresse verso lo svolgimento di quel ruolo pubblico, lo possiamo nascondere? Possiamo dire che non c’è, quando non c’è una presenza in commissione o una in Consiglio, se non nel 2 o 3 per cento dei casi? I numeri e i fatti ce lo dicono”.

Carbone ha risposto a Trischitta dicendo che “in questo caso non ci sono le sei assenze non giustificate”.

Giovambattista Caruso, capogruppo Dc, ha quindi preso la palla al balzo per una provocazione: “Questa non è una materia semplice da maneggiare. Comprendo che le assenze reiterate del consigliere sfocino in un’assenza di interesse, può essere un ragionamento che sta in piedi. Ma chi può sindacare se il consigliere Croce condivide con i gruppi del centrodestra i lavori dell’aula dall’esterno? Lo dico perché potrebbe ritenersi una manifestazione di disinteresse anche quella da parte di un collega, e non mi riferisco a nessuno in particolare, che viene e riscalda la sedia senza contribuire in alcun modo alle sedute. Non è anche questo un modo di non essere interessato? Magari il consigliere Croce ha dato un contributo maggiore pur non essendo presente. Per questo la materia è molto più complicata della semplice non presenza in aula. Anche la presenza non interessata secondo me è disinteresse”.

Il capogruppo del Pd Felice Calabrò ha risposto a Caruso: “Chi è in aula ha comunque un udito e un dito che pigia per votare. Nemmeno io mi riferisco a nessuno di questi consiglieri, ma capisco che il collega Caruso abbia voluto lanciare una provocazione. Rispetto a questo mi sento di dire che comunque la presenza significa partecipare a delle votazioni”.

Poi ha contestato a Gioveni che “l’8 gennaio 2024 ebbe a dire da questi banchi che se gli avessimo proposto una delibera sulle assenze avrebbe detto subito sì. Il punto vero è che su 167 sedute, fino a oggi, dal 13 luglio 2022, giorno del nostro insediamento, il collega Croce ha partecipato soltanto a otto, tra cui la prima di insediamento e quelle relative alla querelle della nomina del presidente. Non è più una questione di assenze consecutive, di motivi, o di altro, ma il disinteresse oggettivo, perché il collega Croce potrebbe essere anche interessato al destino della città, ma il suo disinteresse si rende palese per il fatto che non c’è mai in aula. Buona parte di voi, grazie a Dio, ha un impiego. E legittimamente beneficia, ai fini dello svolgimento del ruolo di consigliere comunale, della legge 30 e di tutte quelle norme che, grazie all’articolo 51 della Costituzione, tutelano il consigliere lavoratore che si assenta dal lavoro per assolvere ad una funzione che nessuno gli ha imposto”.

Ed ha continuato: “È vero inoltre che, nel caso di specie, il collega Croce non ha cercato i voti come hanno fatto gli altri consiglieri. Se si fosse candidato al Consiglio comunale oggi non sarebbe stato eletto, perché ci vogliono i numeri sul territorio. Grazie a una norma particolare il miglior perdente tra i candidati sindaco diventa consigliere comunale, il problema della vicenda è qui. Capisco i consiglieri che difendono una posizione, ma ve lo dico francamente: ci sono posizioni che sono indifendibili, e assistere a queste difese d’ufficio mi fa molto molto male quando sono espresse da consiglieri che ogni giorno meritano quel ruolo sul campo, perché costantemente sul pezzo e pronti a difendere il territorio. Il tema vero è stabilire se un consigliere su 167 sedute, senza considerare le commissioni, mostra interesse presenziando a 8 incontri e giustificando a posteriori, tre mesi dopo, tutta una serie d’assenze. E giustificando le sue assenze per motivi di lavoro. Ma la regola è la presenza, l’assenza è l’eccezione, sennò tutta la normativa in materia non avrebbe senso”.

Margherita Milazzo, appartenente a Sud chiama Nord e alla maggioranza del sindaco Basile, è stata categorica:

“Ero assente durante la trattazione della delibera precedente ma specifico che non l’avrei votata perché non la vedevo chiara. Questa delibera, invece, non doveva avere motivo di esistere perché il consigliere Croce dovrebbe chiedere scusa alla città. Non è giusto che siano passati quasi due anni e sono d’accordo con il consigliere Calabrò quando dice che ci potrebbe essere un’altra persona in Comsiglio che fa politica attiva e si interessa al territorio. Abbiamo un ruolo fondamentale e siamo stati eletti dal popolo, rappresentiamo i cittadini ed è giusto partecipare attivamente alla vita politica”.

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