Pino La Greca, riconoscimento per il saggio su Edda Ciano

Si arricchisce di un nuovo importante riconoscimento la “bacheca” dello storico Giuseppe La Greca, autore e collaboratore del Centro Studi Eoliano. Pino La Greca ha, infatti, recentemente ottenuto l’ambìto riconoscimento da parte dell’associazione “Elogio della Poesia” con sede a Torino. Il saggio inedito premiato, all’interno della XI edizione de “I Murazzi” è

Estratto dal saggio inedito di Giuseppe La Greca, Edda interviste a Lipari, vita al confino, amori e rancori.

Clausura di Edda Ciano nell’isola di Lipari[1]

Legge, fuma cento sigarette al giorno, non parla mai e passeggia tra l’indifferenza degli isolani

Lipari, 18 settembre 1945 – Il Signore è irrimediabilmente morto! Lo hanno crocifisso come un ladro in mezzo ai ladroni. – così avrebbe risposto sere fa Edda Ciano a qualcuno che le parlava di carità divina, di Gesù Cristo e del Suo grande sacrificio soffuso di umanità.

La Contessa Ciano vive a Lipari in una villa che sorge in contrada Diana. Più che una vera e propria villa, si tratta di una tozza casa di campagna, tutt’intorno circondato da un giardino fiorito e pergolati. Un commissario di P.S. presiede alla vigilanza della casa, al cui cancello stazionano in permanenza due agenti.

Teologia e romanzi

Attraverso le sbarre del gozzaniano cancello è possibile scorgere la contessa. Ella se ne sta seduta gran parte del giorno sul terrazzino che dà sul mare, legge e fuma. Una «morris» dopo l’altra – in media cento sigarette al giorno – accende nervosamente, e l’indice e il medio della sua mano sono cotti di nicotina. Le sue letture preferite sono libri americani e inglesi; romanzi, teologia, filosofia, poesia.

Quando l’abbiamo vista noi, la contessa teneva sulle ginocchia un volume delle liriche di Reiner Maria Rilke. La padrona di casa, una discreta gentile signora che desidera il suo nome non venga fatto, ci diceva che Edda Ciano ha portato con sé, insieme al grave fardello dei suoi tristi pensieri, un’enorme cassa di libri.

– Un tipo strano, la contessa – ci dice la padrona di casa. – Non parla mai. Ogni tanto sospira. Ho provato a parlarle, ma ho avuto l’impressione di non essere ascoltata. Apparentemente è docile e sottomessa, ma si capisce che in lei la superbia non s’è spenta. Io davanti a lei provo un impaccio crudele.

Giorno fa è venuto il commissario a riferirle che una signora straniera mai vista a Lipari, una forestiera, desiderava essere ricevuta. Edda Ciao ha sollevato il capo, poi ha risposto cortesemente ma decisamente «No!». E pareva ansimare, come in preda a una rabbia strana.

La misteriosa signora è una collega americana che invano ha cercato di avvicinare sotto mentite spoglie la contessa per intervistarla.

Edda Ciano è completamente abulica, non muove un dito neanche per spostare una spilla. Se non fosse per la padrona, la casa e il giardino andrebbero in malora. La stessa padrona dirige l’unica domestica che provvede ai bisogni materiali della contessa; una liparota olivastra scontrosa, che non capisce una parola d’italiano e che, come cuoca, è un disastro. Ma la dieta di Edda Ciano è semplicissima. La mattina, latte fresco. A colazione, pesce bollito e frutta, a sera, latte ancora. Spesse volte, dopo cena, la figlia di Mussolini va a godersi la luna sul terrazzino.

Tre confinati

A Lipari, dove un tempo languirono parecchi patrioti italiani, tra cui i fratelli Rosselli[2], sono oggi con Edda Ciano tre confinati in tutto. La popolazione mostra di non accorgersi di loro. La contessa ha fatto capire di essere grata ai liparoti per la loro “discrezione”, ma i liparoti sono rimasti indifferenti a questo riconoscimento dell’insolita ospite.

Le rare volte che Edda Ciano fa una passeggiata per le vie del centro o per la Marina Lunga, accompagnata dalla padrona di casa a cui non rivolge mai la parola, e seguita a distanza discreta da due poliziotti che cercano di darsi l’aria più indifferente del mondo, non c’è un liparota a pagarlo a peso d’oro che si soffermi a vederla passare, che indugi con lo sguardo su di lei. E questa, forse, checché ne dica la contessa, è la peggiore condanna che il destino avesse mai potuto riserbarle.


[1]Il Tempo, 19 settembre 1945 articolo a firma di Igor Man

[2] Un errore del giornalista, Nello Rosselli non è mai stato a Lipari ma ad Ustica.

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