Messina rischia il default e De Luca? Scappa…

La Corte dei Conti ha riscontrato tante di quelle criticità nel piano di riequilibrio di Palazzo Zanca che esiste il rischio concreto che il Comune possa dichiarare default, ovvero fallimento.

Il lavoro iniziato da Accorinti prima e proseguito da Cateno De Luca rischia davvero di essere vanificato. I rilievi mossi dalla magistratura contabile e contenuti in 86 pagine potrebbero segnare la “morte finanziaria” del Comune di Messina perché l’attuale amministrazione non avrebbe il tempo materiale di rispondere ai rilievi, dal momento che il sindaco ha annunciato le sue dimissioni per “carrierismo” politico.

Com’è noto, infatti, lo “Sciamano del Nisi” si è messo in testa di correre alla carica di presidente della Regione (così dice), e per farlo deve necessariamente dimettersi lasciando una delle sue più grandi incompiute. Ovvero il Piano di riequilibrio. Quella dei conti di Palazzo Zanca è una materia molto complicata che rischia di fare saltare per aria il lavoro svolto da ben due amministrazione, completato dall’attuale ma che, a quanto pare, non avrebbe convinto la Corte dei Conti.

Il tema è passato in secondo piano perché il sindaco De Luca ha preferito focalizzare l’attenzione sulla pandemia e sull’inutile battaglia dell’attraversamento dello Stretto, tenuto conto che è bastata un’ordinanza composta del governatore Musumeci, per mettere fine ad una ingiustizia riconosciuta dallo stesso governo nazionale.

E mentre De Luca “gioca” a fare il fenomeno, il tempo scorre inesorabilmente verso quello che si prefigura come il “fallimento” di Palazzo Zanca, con tutte le conseguenze che ne potranno derivare. Il sindaco ha deciso di abbandonare la nave, ma le conseguenze dell’affondamento potrebbero ritorcersi anche nei suoi confronti.

Infatti, il 5 febbraio (salvo colpi di scena), le dimissioni diventeranno irrevocabili e il sindaco De Luca dovrà traslocare con tutti i suoi assessori dagli uffici di Palazzo Zanca, il timone passerà nelle mani di un Commissario, il quale potrebbe anche dichiarare il fallimento del Comune di Messina, pur trattandosi di una decisione politica seppure imposta dalla Corte dei Conti.

Ciò significherebbe mettere fuori dai giochi politici lo stesso sindaco Cateno De Luca, il quale sarà chiamato a rispondere, in caso di fallimento. Il primo cittadino, non nuovo a fughe del genere (l’ha fatto a Fimedinisi e poi si è ripetuto a Santa Teresa di Riva), così facendo anteporrebbe agli interessi della comunità che amministra, il suo carrierismo politico.

Il suo desiderio di puntare a nuovi obiettivi, dal momento che, in fin dei conti, ciò che gli interessa è esclusivamente la carriera e la gestione del potere. Lo dimostra il fatto che ha già annunciato di volersi ricandidare per fare (sono parole sue), il presidente del Consiglio comunale, mentre alla carica di sindaco proporrà un suo fantoccio.

Ma Messina merita tutto questo?

Davide Gambale

Redazione

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