Con “l’evento di lancio” di lunedì prossimo l’Autorità di sistema dello Stretto intende avviare un confronto con la città e gli stakeholders per condividere le linee di indirizzo del concorso di progettazione che, nelle intenzioni, dovrà ridisegnare il nostro lungomare tra le foci dei torrenti Boccetta e Annunziata. “Apprezziamo che un percorso di condivisione venga intrapreso, ma manifestiamo da subito perplessità sulla assenza di una visione complessiva del water front e, più in generale, del futuro di questa città”, si legge in una nota del collettivo La Banda della Falce, che poi aggiunge: “Viene proposto infatti un ragionamento su una piccola parte, solo due chilometri rispetto una costa venti volte più lunga, frazionato per di più in tre ambiti per i quali vengono indicate specifiche vocazioni”.
“Certamente – prosegue la nota – si tratta di ipotesi di lavoro figlie di un Piano regolatore del Porto, approvato dopo estenuanti, lunghe, complesse maratone, che richiama atti e documenti datati di decine d’anni, come facilmente si evince dall’ampia documentazione che l’Autorità portuale mette a disposizione sul proprio sito istituzionale.
“Un Piano che però non chiarisce in alcun modo a quale vocazione complessiva bisogna richiamarsi, che propone soluzioni parziali, frammentate e che rischiano di essere assolutamente disarticolate, forse proprio perché non costruito in maniera partecipata, come viene chiesto adesso per i tre ambiti sotto osservazione. I cittadini che da tempo richiamano l’attenzione sul nostro incantevole fronte mare hanno l’ambizione di partecipare in maniera condivisa ad un unico, grande e definito progetto, che punti ad una visione di Città che vuole vivere del suo mare, da Tremestieri a Mortelle.
“Il lungomare urbanizzato più lungo del mondo può fare da detonatore allo sviluppo turistico del territorio, valorizzando finalmente l’incomparabile scenario dello Stretto. Il futuro del territorio su cui abbiamo la fortuna di vivere deve essere determinato dai cittadini e dalle loro rappresentanze, istituzionali e politiche, non già da Enti, funzionari e società di consulenza. E lo ripetiamo ancora una volta con chiarezza, se davvero puntiamo sullo Stretto come motore di sviluppo, non possiamo pensare di costruire palazzine nelle aree più belle e pregiate. Questo dovrà essere un principio irrinunciabile ed un messaggio chiaro per chi si occuperà di tradurre il dibattito in disegni, numeri e progetti.
“La fruizione del bello è un diritto che deve essere liberamente esercitato, la tutela del paesaggio e’ un valore non negoziabile. Abbiamo denunciato per anni una politica di “chiacchiere e passerelle”, non vorremmo che adesso le soluzioni siano “a spizzichi e bocconi”.

