Edilizia, De Vardo: “La pandemia può diventare occasione di sviluppo”

L’epidemia da covid comporterĂ  il rilancio del settore edile o, al contrario, il suo tracollo, a seconda di come si agirĂ  nei mesi a venire. Possiamo sintetizzare così il pensiero di Pasquale De Vardo, segretario generale degli edili Uil di Messina e Palermo. Infatti, secondo il sindacalista, il settore edile, pur essendo stremato a causa del coronavirus, potrebbe subire uno slancio se verranno realizzati i giusti investimenti, oggi possibili grazie ai numerosi aiuti economici che sono stati approvati per contrastare gli effetti economici negativi della pandemia. Se altrimenti, il rischio è che, sempre secondo quanto dichiarato da De Vardo, che tra il 20 e il 30% delle imprese edili chiuderanno.

“Come largamente preventivato la ripartenza è complessa, – spiega De Vardo – rimettere in moto la macchina delle costruzioni non è cosa semplice, i conti li tireremo in autunno ma se il trend non cambia, prevediamo giĂ  una percentuale pari al 20%-30% di aziende edili a rischio chiusura definitiva, che in termini occupazionali significa almeno altri 1000/2000 lavoratori disoccupati, a causa degli effetti della pandemia, che va ricordato, ha solo dato il colpo di grazia ad un settore in crisi profonda giĂ  dal 2008, senza dimenticare che alle nostre latitudini era e rimane, l’unico settore che può garantire una vera e concreta ripresa economico/sociale e di sviluppo occupazionale anche per le future generazioni.

“Siamo convinti però – spiega De Vardo – che mettendo in campo le giuste sinergie e puntando sul capitale umano delle aziende messinesi, l’emergenza possa diventare occasione di sviluppo, un’opportunitĂ  di rilancio e crescita sociale e culturale, grazie all’arrivo dei fondi Europei che consentiranno di avviare gli investimenti sulla rigenerazione urbana, uniti agli eco-bonus annunciati dal Governo e al probabile, doveroso e vitale, input di accelerazione per sbloccare dalle pastoie burocratiche le grandi infrastrutture, si possa definitivamente sancire la ripresa di un settore strategico per lo sviluppo infrastrutturale della nostra realtĂ  territoriale.

“Il quadro ad oggi rimane comunque preoccupante, le imprese scomparse nell’ultimo decennio ammontano a circa 2700 e conseguentemente i lavoratori edili ormai perennemente inoccupati sono oltre 11000. La pandemia non ha di certo giovato ad un sistema già articolato e complesso come quello edile, ma con i fondi Europei tra recovery fund, Mes, le opere pubbliche già appaltate e finanziate da far realmente partire grazie al fondo salva-opere annunciato dal MIT, gli eco-bonus, i famosi soldi del masterplan e patti per il Sud, la messa a norma e la valorizzazione del patrimonio pubblico e privato, l’opportunità di ripartenza diventa concreta e veramente importante. Ma attenzione, bisogna vigilare su due versanti, sull’impiego delle risorse e sul rischio di una eventuale speculazione di imprese che potrebbero essere create ad hoc per questa occasione.

“Se la classe politica e dirigenziale, riuscirĂ  a mettere da parte ideologie politiche o arroganze personali, se gli enti appaltanti inizieranno a liberare le risorse  dovute a quelle miriadi di imprese che aspettano i SAL dovuti e giĂ  fatturati per lavori eseguiti e mai retribuiti e se si inizierĂ  a fare realmente sintesi, Messina potrebbe finalmente tornare a vedere una prospettiva di ripresa reale, fine anche a bloccare l’emorragia cominciata un decennio fa che porta i nostri giovani a partire per trovare fortuna occupazionale e sociale, fuori dai nostri confini”.

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