Un viaggio tra le opere di de Chirico: “La metafisica nell’anima” arriva in libreria

È disponibile nelle librerie “La metafisica nell’anima” (Graus Edizioni, 18 euro), il primo saggio a firma del neo-scrittore Antonello Pizzimenti, grazie al quale lo scorso anno arrivò tra i finalisti del premio “Giuseppe Borgese”. Nel saggio lo scrittore funge da filtro per accompagnare il lettore in un viaggio tra i quadri di Giorgio de Chirico, principale esponente della corrente artistica della pittura metafisica. Il volume si propone infatti di analizzare la vena artistica di de Chirico mediante una personale e libera interpretazione da parte di Pizzimenti. E se per de Chirico “Le muse inquietanti” raffigurava sullo sfondo il celebre Castello Estense di Ferrara, città nella quale visse durante la Grande Guerra dopo essersi arruolato come volontario; ciò che vede Pizzimenti è invece il lussuoso Hotel Miramare di Genova, città in cui trascorse l’intera prima giovinezza.

De Chirico è noto soprattutto per aver raffigurato nelle sue opere grandi piazze desolate con al loro interno diversi elementi inusuali, e a tal riguardo è interessante l’ultima parte del volume, nella quale Pizzimenti ripercorre alcune piazze caratteristiche del nostro paese prendendo spunto dalle raffigurazioni dell’artista: “Ciò che mi ha spinto a scrivere questo libro – spiega Pizzimenti – sono i ricordi della mia giovinezza, vissuta a Genova, che sono stati ravvivati, con grande emozione, dalla visione dei quadri di de Chirico. Ad esempio, alcune sue opere mi ricordavano diversi palazzi sorti tra gli anni ’20 e ’30 nella piazza Vittoria di Genova, ma non solo: altri quadri di de Chirico mi ricordavano le piazze di altre città italiane, quali Milano e Napoli. Da qui l’idea di ripercorrere con il mio saggio la storia di alcune piazze italiane prendendo spunto dalle raffigurazioni dell’artista, anche per omaggiare un paese ricco di arte quale il nostro”.

“Le opere dell’artista è come se avessero aperto la porta del mio inconscio, – prosegue l’autore del saggio – lasciando fuoriuscire le mie emozioni. Questo flusso di emozioni mi ha spinto a non soffermarmi soltanto sulle opere di de Chirico, ma a scavare altresì in ogni aspetto della sua vita, anche personale. In quest’ultimo caso, con sorpresa, ho trovato delle affinità con la mia vita personale: ad esempio, de Chirico è figlio di madre genovese, città nella quale sono nato, e padre siciliano, luogo di origine dei miei genitori. E ancora: il padre di de Chirico era un ferroviere, un aspetto che ha influenzato parte della sua produzione artistica, in quanto in alcuni suoi quadri ritraeva dei treni, che ovviamente rimandavano al mestiere del padre e che per me rappresentano il mezzo di trasporto che ha segnato la mia vita, perché facevo molti viaggi da nord a sud. Tra l’altro, relativamente alle ferrovie ho dedicato un intero capitolo del libro”.

Il saggio si propone altresì di realizzare un’analisi delle opere più importanti, e in particolare, dopo una prima descrizione oggettiva di tali opere, lo scrittore amplia la veduta sulle stesse, accompagnandole con ragionamenti filosofici e personali. È il caso ad esempio de “La partenza degli Argonauti”, definita da Pizzimenti come la più importante opera di de Chirico sotto il profilo esistenziale: “Il vello d’oro raffigurato nell’opera – spiega lo scrittore – simboleggia il raggiungimento di una conquista: infatti, così come Giasone dovette appropriarsi del vello d’oro per riottenere il trono del padre, anche la nostra esistenza quotidiana ci pone di volta in volta degli obiettivi più o meno difficili da raggiungere. Un esempio potrebbe essere il caso di una persona per lungo tempo disoccupata che riesce finalmente a trovare un posto di lavoro”.

Si tratta chiaramente di un saggio che nasce come opera intima dello scrittore, che ha voluto dare sfogo alle emozioni che provava nel vedere le opere dell’artista. Insomma, non si aspettava di certo che sarebbe stato destinato al grande pubblico: “Non avevo idea di cosa sarebbe diventato. Di certo inizialmente non avevo pensato di pubblicarlo. A distanza di tre anni dalla sua stesura finale sono contento di averlo fatto, e ringrazio per questo anche la Graus Edizioni, che ha creduto in questo progetto, vedendo in esso del potenziale”.

Paolo Mustica

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