Morti sul lavoro, Uil: “Chiediamo giustizia”

Riportiamo qui di seguito una riflessione di Ivan Tripodi e Pasquale De Vardo, rispettivamente segretario generale della Uil Messina e segretario generale della Feneal Uil Messina-Palermo, che chiedono giustizia per le numerose persone morte sul posto di lavoro, spesso impiegate in nero. Al fine di ridurre quanto più possibile questo fenomeno, i sindacalisti spiegano che bisogna puntare soprattutto sulla repressione da parte delle autorità del fenomeno del lavoro in nero e sulla formazione del personale per quel che riguarda la sicurezza sul lavoro. In tale contesto, sempre secondo i sindacalisti, gli ispettori del lavoro dovrebbero ricoprire un ruolo cruciale.

“Ricorreva ieri il secondo anniversario della morte del povero Gino Amendolia, militante della Uil e operaio edile costretto a lavorare in nero, caduto sul lavoro in un cantiere cittadino. – dichiarano Tripodi e Vardo – Nella stessa giornata di due anni fa perì a Patti anche il lavoratore Giuseppe Cicero. Purtroppo, con nostro grande sconcerto ed indignazione, le morti dei lavoratori rimangono impunite e, soprattutto, nonostante le parole e gli impegni solenni assunti da tutte le autorità, aumentano senza sosta. Proprio qualche settimana fa, in un cantiere di Venetico, è deceduto sul lavoro lo sfortunato Vito Cambria. Si tratta di un lunghissimo elenco che non ha fine e, soprattutto, non ha trovato giustizia. Siamo, infatti, costretti ad assistere ad una vera e propria mattanza e strage silenziosa che offende e sfregia la coscienza collettiva nei confronti della quale è venuto il momento di dire basta.

“In Italia nel primo trimestre 2020 sono calate le denunce ufficiali degli infortuni sul lavoro (130.905 denunce con una diminuzione del 16,9% rispetto al primo trimestre 2019), ma questa contrazione, assolutamente fittizia, è legata al fatto che, come noto, tantissimi incidenti non vengono neanche dichiarati in quanto strettamente connessi con il lavoro nero. La concreta realtà ci dice che gli incidenti mortali nei luoghi di lavoro aumentano a dismisura e questo dramma sociale rappresenta una bruciante e sonora sconfitta per l’intero sistema istituzionale poiché il lavoro è, nel suo valore più profondo, sinonimo di vita e di dignità. Non è solo un fattore economico e non è una merce: grazie al vero lavoro si progetta, si costruisce e si realizza il futuro dei lavoratori e questo avviene solo nella piena garanzia della sicurezza.

“Al contrario, le morti sul lavoro sono il chiaro segno di sottosviluppo ed inciviltà, nonché rappresentano la tragica conseguenza del lavoro nero, della mancanza di tutele e dell’inadeguata attività di controllo. Pertanto, il diritto alla sicurezza e alla salute non può essere negoziato o considerato un optional concesso dal datore di lavoro: si tratta di un preciso diritto di ogni singolo lavoratore. Ecco perché il lavoro nero deve essere fortemente osteggiato non solo dagli organi preposti ai controlli, ma anche dai lavoratori e, soprattutto, dalle tante imprese sane che per lunghi anni hanno costituito il vero tessuto socio-economico del nostro territorio e che oggi subiscono la concorrenza sleale di quelle sedicenti aziende che, pur di accaparrarsi qualsiasi lavoro o appalto, applicano il massimo ribasso e, quindi, barattano e svendono la sicurezza, la salute e molto spesso anche il salario dei propri lavoratori. Le cause degli incidenti e degli infortuni sono quasi sempre legate alla mancanza di attenzione riguardo la priorità della sicurezza dei lavoratori. Troppo spesso le maestranze non ricevono la necessaria formazione sui rischi che corrono e contestualmente non ci sono i dovuti controlli. Il lavoro ormai è diventato precario e sui precari non si fa formazione; inoltre, sistematicamente, gli Ispettori del lavoro scovano attestati di formazione discutibili, fittizi o rilasciati senza somministrare alcuna vera formazione.

“I bravi e coraggiosi Ispettori del lavoro sono pochissimi e la probabilità per un’impresa di essere controllata è purtroppo infinitesimale. Addirittura, secondo specifiche statistiche nazionali, quasi l’80% per cento delle imprese ha la ‘ragionevole speranza’ di non essere mai visitata o controllata. Pertanto, con la remota probabilità di ricevere un’ispezione è sistematico, da parte delle aziende poco serie e truffaldine, contravvenire ed eludere le regole sulla salute e sicurezza dei lavoratori. A questo scenario si deve considerare e aggiungere la precarietà dei contratti e l’enorme difficoltà, per gli operai, di trovare un’occupazione lavorativa. Si tratta di fattori che rendono i lavoratori sempre più ricattabili e costretti ad accettare, pur di ottenere un minimo reddito, qualsiasi rischio e ricatto.

“Con queste fondate motivazioni la repressione da parte delle autorità e la formazione sulla sicurezza sono due facce della stessa medaglia e rappresentano un’arma fondamentale per fermare la triste mattanza dei lavoratori. Questo, però, può avvenire aumentando considerevolmente il numero degli Ispettori del lavoro e, allo stesso tempo, mettendo in campo un piano straordinario di controllo capillare di tutto il territorio. Si tratta di un preciso dovere morale finalizzato, in primis, a rendere onore ed omaggio alla memoria dei poveri Gino, Giuseppe, Vito e di tutte le troppe vittime innocenti cadute sul lavoro che, insieme alle loro famiglie, attendono che finalmente sia fatta giustizia”.

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