Decreto Rilancio, le proposte di Pmi Sicilia per rilanciare l’edilizia

“Riteniamo che per rilanciare il settore dell’edilizia non è sufficiente il solo ecobonus formulato nel Decreto Rilancio, ma va assicurata la cessione del credito fiscale da parte delle imprese realizzatrici verso gli istituti bancari e assicurativi”. Così l’associazione di categoria delle pmi siciliane, Pmi Sicilia, chiedendo pertanto delle modifiche al testo del cosiddetto decreto “Rilancio”.

“Oltre il 90% delle aziende artigiane, per lo piĂą piccole e medie imprese, non saranno in grado di compiere i lavori di riqualificazione immobiliare auspicati dal Governo e di poter ricevere da parte del cliente il credito d’imposta da poter commutare in liquiditĂ . – spiega Pmi Sicilia – Questo perchĂ© non potranno anticipare nella totalitĂ  i costi del personale e dei materiali necessari e nemmeno di attendere molti mesi, o addirittura anni, prima che il titolo di credito acquisito possa essere venduto ad un istituto di credito. Senza considerare che, neppure tale possibilitĂ  di acquisto è da reputarsi certa ed automatica, in quanto non è detto che tale titolo sia effettivamente vantato dal committente dei lavori.

“L’impostazione della norma così come è stata pensata dal legislatore pare pertanto andare a vantaggio prettamente dei grandi gruppi immobiliari, producendo la desertificazione della piccola e media impresa artigiana. Pmi Sicilia ritiene necessario modificare alcuni passaggi per permettere che il credito d’imposta sia certo fin dalla realizzazione del progetto, in modo che gli istituti di credito possano finanziare l’impresa giĂ  dall’apertura dei cantieri, monitorando lo Stato di Avanzamento dei Lavori”.

Le proposte. “A tal proposito, – prosegue Pmi Sicilia – suggeriamo al legislatore due modifiche che possano trovar spazio all’interno dei decreti attuativi:

  • all’articolo 121, comma 4, terzo periodo modificare ‘nell’ambito dell’ordinaria attivitĂ  di controllo’ in ‘nell’ambito di un’immediata e certificata attivitĂ  di controllo’ da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • all’articolo 42, investire dell’onere di verifica dei progetti in corso d’opera l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile (ENEA). Ad oggi l’ordinaria attivitĂ  di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate avviene a distanza anche di 4 anni dalla presentazione dell’istanza, oltre che nell’ordine del 4% delle pratiche presentate; tale incertezza produce diffidenza negli istituti finanziari, i quali non avranno mai la sicurezza che il credito d’imposta sia effettivamente certo, liquido ed esigibile. Investire l’Agenzia ENEA dell’onere della verifica dei cantieri in corso d’opera, anche attraverso l’assunzione di professionisti in supporto ai controllori dell’Agenzia delle Entrate, aumenterebbe l’affidabilitĂ  dei lavori stessi e fungerebbe da ulteriore garanzia per gli istituti finanziari che, avendo dimostrato la certezza del credito d’imposta, non avrebbero difficoltĂ  a finanziare le SAL attraverso l’apertura di linee di credito verso la piccola e media impresa artigiana, anche consorziata, dando così seguito alla volontĂ  del Legislatore espressa in questa norma.

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