Oltre alla crisi sanitaria c’è il dramma sociale della Sicilia

Con il Coronavirus non sarà più il mondo di prima, poiché le scelte sbagliate sulla “Sanità Pubblica”  le stiamo pagando tutte ora. Per ciò che concerne la “Fase 2 “, oltre alla crisi sanitaria, dobbiamo pensare al dramma sociale che si sta aprendo. Persino il Papa afferma che bisogna riconoscere le fragilità e mostrare capacità di resistenza nuova! Quello che sta accadendo in Italia è il frutto di 20 anni di devastazioni della “Sanità Pubblica”.
Ma come è possibile ad andare avanti continuando a togliere risorse e disinvestire sulla “Medicina di Territorio”. Dobbiamo usare questa “occasione” della pandemia per cambiare direzione, per modificare comportamenti ed abitudini, al fine di edificare una società più razionale e giusta. In questi giorni in varie Regioni d’Italia si stanno inaugurando nuovi ospedali e nuove strutture adibite per la cura dell’epidemia “Covid-19″.
A quanto pare ora si sta facendo sul serio e velocemente. Purtroppo, in Sicilia gli sprechi e le opere incompiute nel campo sanitario sono molte. Difficile stimare il danno erariale complessivo, come afferma l'”Osservatorio Incompiuto Siciliano”, che già nel Giugno 2013 ne stilava il numero esatto. Di tutto questo vi è un “Decreto del 13 Marzo 2013 n°42 del Ministero delle Infrastrutture, il quale ha l’obiettivo di garantire un “efficace monitoraggio” della spesa pubblica destinata alle opere dello Stato. Dispiace constatare che il “record” è detenuto dalla Sicilia con oltre 150 incompiute (quindi non solo per gli ospedali), e che essa ha in Giarre la sua “Capitale Simbolica”!
Ospedali fantasma, cantieri eterni, tempi biblici per costruire nosocomi che non sono ancora entrati in funzione. Proprio in questi giorni c’è il caso dello ospedale di Siracusa, una vera vergogna per l’ex Capitale della Magna Graecia!
Ad ogni modo speriamo che tutto ciò possa migliorare in futuro, con una grande “scossa etica”, che dovrà coinvolgere tutto il popolo italiano, ormai stanco ed assai deluso dell’attuale classe dirigente, che non si è dimostrata all’altezza di condurre un Paese di grandi tradizioni come l’Italia!
Paolo Spadafora

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