Prezzi mascherine, Papisca: “Noi farmacisti non speculiamo, i furbetti li puniamo”

Che le mascherine chirurgiche siano diventate un bene raro è cosa nota a tutti. Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus questi dispositivi di protezione individuale sono andati sempre più a ruba, comportando conseguentemente una lievitazione del relativo livello dei prezzi: è chiaro che a un improvviso aumento della domanda di un certo bene fa seguito una crescita dei relativi prezzi se non si verifica al contempo un altrettanto aumento dal lato dell’offerta. Ma un conto è parlare di un aumento dei prezzi che possa essere giustificato ricorrendo alla legge della domanda e dell’offerta, un altro conto è parlare di una crescita spropositata dei prezzi che può essere spiegata soltanto dal fenomeno della speculazione. In quest’ultimo caso facciamo riferimento a quei soggetti che, cavalcando l’onda dell’elevata richiesta di un certo bene, aumentano in maniera esagerata il prezzo dello stesso. Ed è proprio al fine di contrastare il fenomeno della speculazione sui prezzi delle mascherine chirurgiche che la Federfarma e l’Ordine dei Farmacisti si sono mobilitati per denunciare quei farmacisti che, oltre ad approfittarsene del consumatore, ledono l’immagine dell’intera categoria professionale.

Al riguardo abbiamo sentito Sergio Papisca, presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Messina, il quale ha puntualizzato che gli episodi registrati di speculazione sui prezzi delle mascherine chirurgiche sono abbastanza rari e che in ogni caso i farmacisti sorpresi a portare avanti questa pratica illecita sono immediatamente denunciati sia alle autorità preposte che all’ordine professionale: “Ci tengo a precisare che i farmacisti non sono speculatori. – dichiara Papisca – È ovvio che in ogni paniere ci siano delle mele marce: insomma, il fatto che ci sia qualche farmacista disonesto non implica che si possa affermare che l’intera categoria professionale voglia speculare sulla disgrazia del coronavirus. La Polizia municipale mi ha segnalato al riguardo qualche episodio sospetto, ma ho già provveduto a scrivere ai diretti interessati per avvisarli che verranno sanzionati dall’ordine professionale se non esibiranno delle valide prove, come ad esempio un’apposita ricevuta di acquisto, che comprovino il fatto che siano stati costretti ad aumentare i prezzi delle mascherine chirurgiche. Se c’è un furbetto noi lo puniamo, perché non accettiamo che possa buttare fango su tutta la categoria. Tra le altre cose, invito anche la cittadinanza a fare queste segnalazioni, perché di certo l’ordine da solo non è in grado di monitorare l’operato di ogni singola farmacia della città. Inoltre, voglio evidenziare che bisogna vigilare su quelle aziende che producono le mascherine, perché capita non di rado che queste vendano ai farmacisti tali prodotti a prezzi più elevati, costringendo pertanto i farmacisti ad applicare dei prezzi superiori a quelli pre-emergenza”.

“I farmacisti sono in prima linea durante quest’emergenza, – prosegue Papisca – a 50 centimetri dal paziente e senza poter usare gli appositi dispositivi di protezione individuale. Infatti, li abbiamo chiesti alla Protezione Civile e alla Prefettura, ma ancora non abbiamo ricevuto nulla. Per darle contezza di quanto sia drammatica la nostra situazione, ad esempio io sono costretto ad usare la stessa mascherina da tre giorni, che di volta in volta disinfetto spruzzandole dell’alcool, in quanto nella mia farmacia sono sprovvisto di mascherine”. Relativamente al prezzo delle mascherine chirurgiche, Papisca ci spiega che ad oggi il prezzo non dovrebbe superare i 2 euro per mascherina, ma che in ogni caso il tutto dipende dal prezzo di vendita praticato dal produttore al farmacista: “I prezzi delle singole mascherine chirurgiche usa e getta possono oscillare tra 80 centesimi e 1 euro e 50, ma in ogni caso bisogna tener conto del prezzo di acquisto che deve sostenere il farmacista quando si rivolge al produttore”.

Dopodiché il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Messina ha affermato di essere contrario allo sconfezionamento delle mascherine per venderle poi singolarmente, fondamentalmente per ragioni igienico-sanitarie, a meno che le mascherine presenti nella confezione non siano state confezionate dal produttore: “Sono contrario allo sconfezionamento delle mascherine, perché è vero sì che così facendo riusciamo ad accontentare più persone, ma dal punto di vista igienico-sanitario sarebbe bene non maneggiarle. Ovviamente si può fare un discorso del tutto diverso se il produttore vende dei pacchetti contenenti delle mascherine confezionate. Tra l’altro il sistema della vendita di singole mascherine rischia per certi versi di favorire il fenomeno della speculazione”.

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