Coronavirus, un’analisi dei contagi a Messina

È passato più di un mese da quando si è verificato il primo contagio da coronavirus in Italia ai danni di un italiano. Era il 20 febbraio quando un uomo di 38 anni venne ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Codogno, nella provincia lombarda di Lodi. Da lì a poco i risultati degli accertamenti medici realizzati sull’uomo confermarono quanto temuto dal personale ospedaliero: il 38enne era positivo al covid-19, era stato identificato il paziente 1 di coronavirus in Italia, escludendo chiaramente i due turisti cinesi in visita a Roma e il ricercatore emiliano che viveva a Wuhan. In altre parole, era stata ottenuta la prima prova del fatto che il virus si era insediato anche in Italia, e purtroppo molti esperti del settore iniziarono a maturare la consapevolezza che se non si fosse intervenuti immediatamente a contenere i nascenti focolai sarebbe stata solo questione di tempo prima che il covid-19 si diffondesse a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale: a questo punto l’obiettivo era quello di circoscrivere i contagi in un’area quanto più ristretta possibile.

Gli interventi di contenimento sono giunti però tardivamente, anche perché è probabile che il virus circolasse tranquillamente in Italia già da un paio di settimane: vuoi che il periodo di incubazione del virus è di circa 11 giorni, vuoi che spesso il covid-19 veniva inizialmente scambiato per una passeggera influenza, fatto sta che il 25 febbraio, appena cinque giorni dopo il primo contagio registrato in Lombardia, risultarono positive al coronavirus tre persone in Sicilia, e in particolare a Palermo. A ciò si aggiunga che qualche settimana dopo, una volta circolata la notizia secondo cui in Lombardia e dintorni le persone sarebbero state costrette a un periodo di isolamento in casa, si è verificato un vero e proprio esodo verso il Mezzogiorno di meridionali residenti al nord: probabilmente anche in Sicilia si sarebbe registrata una diffusione esponenziale dei contagi da coronavirus se subito dopo il governo nazionale non avesse esteso tale divieto in tutta Italia.

Il profilo dei pazienti deceduti a Messina. Analizzando innanzitutto il profilo dei pazienti deceduti nel Messinese per il coronavirus, al riguardo si dispongono (per fortuna) ancora pochissimi dati. Infatti, ad oggi le persone morte a Messina e provincia per il covid-19 sono appena 5. In ogni caso, fermo restando il numero esiguo dei dati di cui si dispone, è possibile iniziare a delineare il profilo di quelle persone che nel Messinese sono morte per il coronavirus. Innanzitutto, la maggior parte dei deceduti è di sesso femminile: infatti, 3 persone su 5 erano donne. Relativamente all’età, tutte le persone venute a mancare sono riconducibili alla fascia d’età avanzata, e in particolare l’età media registrata è di 87 anni con una variabilità molto contenuta, di appena 7 anni e mezzo; il paziente più giovane aveva 74 anni, mentre quello più anziano 97. Tra l’altro, preme evidenziare che tutti i deceduti presentavano diverse patologie prima di contrarre il coronavirus.

Tasso di mortalità in Sicilia. Com’è noto la Protezione Civile italiana diffonde ogni pomeriggio i dati relativi al numero di positivi al covid-19, oltre che il numero di dimessi e deceduti, in tutta Italia. A partire da questi dati si può ricavare facilmente il tasso di mortalità in Sicilia, che al 26 marzo ammontava ad appena il 3%, una percentuale ben al di sotto di quella rilevata a livello nazionale, che purtroppo è pari al 10%. Nel Messinese addirittura la percentuale si abbassa ulteriormente: infatti, il tasso di mortalità a Messina e provincia ammonta al 2%.

L’andamento dei contagi in Sicilia. Passando all’analisi della diffusione dei contagi in Sicilia, i dati fanno riferimento al periodo che va dal 24 febbraio, il giorno precedente alla registrazione dei primi contagi in Sicilia, sino al 26 marzo, cioè ieri. Va sottolineato che il numero di casi giornalieri include di volta in volta i pazienti positivi, quelli dimessi e quelli deceduti al momento della rilevazione.

Come si può notare, sino al 5 marzo si registravano complessivamente meno di cinque contagi tra Palermo e Catania. Dal 6 marzo si è verificata invece una sorta di esplosione del numero di casi accertati: da un giorno all’altro il numero di contagi è passato da 4 a 24 e sono iniziati a verificarsi i primi casi nelle province di Enna, Ragusa e Siracusa; il numero maggiore di casi si è registrato comunque a Catania (15). Preme sottolineare che questa impennata si è verificata 10 giorni dopo i primi contagi accertati in Sicilia, vale a dire al termine del periodo di incubazione dei nuovi casi. Dal 7 marzo in poi inizieranno a registrarsi i primi casi anche nelle restanti province siciliane (il 7 ad Agrigento e Messina, l’11 a Trapani e il 12 a Caltanissetta).

Sino al 26 marzo i casi complessivamente accertati sono 1.164 e i trend registrati nelle diverse province sicule sono riconducibili a tre gruppi che presentano al loro interno una variabilità abbastanza contenuta. Innanzitutto, si può notare che a partire dal 15 marzo l’andamento del numero di contagi a Catania supera definitivamente quelli delle altre province sicule. Un discorso del tutto analogo può essere fatto per i trend del numero di casi positivi a Messina e Palermo che, pur presentando una crescita decisamente più contenuta rispetto a quanto verificatosi a Catania, dal 21 marzo in poi superano definitivamente quelli delle restanti province siciliane. Queste ultime, infine, ad oggi registrano una crescita abbastanza contenuta del numero di contagi.

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