Salvini apre Commissariato a Caltagirone e chiude il Cara di Mineo

MINEO (CT) – “Alcune indagini hanno portato alla luce fattispecie evidenti di mafie non solo italiane, ma anche nigeriane che dal Cara di Mineo si sono allargate come potenza operativa dello spaccio su tutto il territorio. Adesso il Cara chiude ed è una bellissima mattinata…”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a Caltagirone per l’inaugurazione dei nuovi locali del Commissariato di Pubblica Sicurezza e del Distaccamento della Polizia stradale.

“Questa struttura – ha detto parlando del commissariato – sulla carta, sarebbe dovuto essere un centro per ospitare minorenni stranieri non accompagnati, ma, mettendoci in gioco, fortunatamente siamo riusciti a ridurne il numero di arrivi e di morti in mare. Adesso, invece qui ci saranno 61 uomini e donne delle forze dell’ordine grazie alla cocciutaggine e alla perseveranza delle istituzioni locali, regionali e nazionali”. “Ho visto i dati a Catania e in provincia dei reati – ha aggiunto – e ci sono segnali positivi: calano i furti in abitazione e le rapine. E questo presidio di polizia sicuramente aiuterà”.

IL DECLINO DEL VILLAGGIO VOLUTO DA BERLUSCONI. L’idea di realizzare un “Villaggio della solidarietà” nel residence degli Aranci che ospitava militari Usa di stanza a Sigonella e i loro familiari “è venuta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”, rivelò il ministro dell’Interno Roberto Maroni, in una conferenza stampa alla Prefettura di Catania il 15 febbraio 2011, dopo un sopralluogo nella struttura con l’allora premier. L’idea del governo, poi realizzata con un decreto del ministro dell’Interno del 30 marzo 2011, era quella di ospitare a Mineo circa 4mila richiedenti asilo nel Cara presente tra gli agrumeti della Piana di Catania. Al primo arrivo di “ospiti” una decina di sindaci si schierò, indossando la fascia tricolore, contro il trasferimento di migranti che erano sbarcati a Lampedusa.

Nella struttura, ritenuto il Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d’Europa, di proprietà della Pizzarotti affittata allo Stato per ospitare richiedenti asilo ci sono state “punte” di presenze di migranti vicino alle 5mila persone. Nel Cara hanno lavorato diverse fino a 500 persone di persone, creando mille posti di lavoro nell’indotto.La sua apertura ha creato contrasti sul territorio tra chi sosteneva che la sua presenza era occasione, oltre che di integrazione, di sviluppo e occupazione e chi, invece, ne ha sempre chiesto la chiusura per motivi di sicurezza del territorio. Adesso i sindaci chiedono “una franchigia per la zona” dopo la chiusura del Cara. Il cui annuncio è contestato da centri sociali e associazioni di volontariato e umanitarie.

I FARI DELLA MAGISTRATURA SUL CARA.La struttura è stata al centro di “fari” accesi, ciascuno per propria competenza, dalle Procure di Caltagirone e di quella Distrettuale di Catania. Proprio oggi davanti alla terza sezione penale del Tribunale del capoluogo etneo era prevista un’udienza del processo per turbativa d’asta e falso nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi dal 2011 al 2014, nato da uno stralcio di “Mafia Capitale”.

L’udienza è slittata al 4 dicembre per lo sciopero degli avvocati penalisti. Tra i 15 imputati anche l’ex sottosegretario Giuseppe Castiglione, in qualità di soggetto attuatore del Cara, che si è sempre proclamato innocente.

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