Privatizzazione Messinaservizi, Uil sprona il Consiglio Comunale ad avere un ruolo attivo

“È chiaro che il profilo dell’intera vicenda è più propriamente politico, motivo per cui la partita della gestione dei rifiuti si giocherà innanzitutto tra Amministrazione e Consiglio Comunale”. È quanto si può leggere in uno dei passaggi di una lunga nota a firma del segretario generale della Uil Messina e del segretario generale della Uiltrasporti, rispettivamente Ivan Tripodi e Michele Barresi, nell’ambito della quale esortano il Civico Consesso ad avere un ruolo più attivo nell’ambito della questione relativa alla possibile privatizzazione del servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, considerato che secondo i due sindacalisti il relativo dibattito è divenuto di natura prettamente politica, in barba ad una qualsiasi considerazione di tipo tecnico.

Le ultime dichiarazioni su Facebook da parte del sindaco Cateno De Luca relativamente al rilancio del progetto di privatizzazione del servizio in esame entro il 2020 non possono suonare come una sorpresa per nessuno”, dichiarano Tripodi e Barresi, che poi aggiungono: “Infatti, gli atti amministrativi finora compiuti e non compiuti dal Cda di Messinaservizi Bene Comune, unitamente ad una serie di rinvii tattici, vanno letti come pienamente propedeutici rispetto all’operazione di ‘impacchettamento e consegna’ di un regalo da 300 milioni di euro ai privati”.

Abbiamo già snocciolato numeri e dati che dimostrano come in tutte le grandi realtà metropolitane con più di 200 mila abitanti la raccolta è sempre gestita dal pubblico tranne a Catania, dove si registra però un disastro in termini di raccolta differenziata attestata oggi sotto al 10%. Nonostante gli sforzi posti in atto in questi mesi dalla nuova azienda e da tutte le maestranze – continuano i due sindacalisti – la Messinaservizi è partita in notevole ritardo nel processo verso la raccolta differenziata, motivo per cui è irrealistico pensare di raggiungere la quota del 65% nei tempi previsti dalla legge, un evento questo che era stato previsto con largo anticipo ma che temiamo adesso possa essere utilizzato come pretesto per giustificare alla città scelte che invece hanno ragioni e radici ben diverse. 

Tanti sono i segnali che secondo noi vanno letti in un’ottica che va verso la prossima liquidazione della Messinaservizi. Ricordiamo che da quattro mesi, esattamente dalla defenestrazione dell’ingegnere Aldo Iacomelli, per la partecipata non è coperta la figura del direttore generale, nomina annunciata più volte ed individuata inizialmente nella persona dell’ingegnere Domenico Manna, dirigente del Comune di Messina che pare però miseramente tramontata nel silenzio di tutti, lasciando dunque all’azienda una guida più politica che tecnica, anomalia – continuano Tripodi e Barresi – che riscontriamo in quasi tutte le società partecipate dell’era De Luca.

Anche il ricorso al noleggio e non all’acquisto di mezzi e attrezzature è un atto che sicuramente è stato giustificato in chiave di una maggiore economia iniziale dai vertici di Messinaservizi, ma che di certo non rappresenta un investimento a lungo termine volto ad incrementare il patrimonio aziendale, quanto piuttosto lascerà precario ed incerto il futuro dell’azienda, consentendo quindi massimo spazio a prossime privatizzazioni.

In ogni caso, nella scelta verso la privatizzazione del servizio il Civico Consesso avrà un ruolo determinante. La strategia del sindaco sappiamo è fatta di repentine accelerazioni, e sembra chiaro a tal riguardo che voglia puntare tutto su una particolare interpretazione della Legge Madia, secondo la quale considererebbe un atto obbligato il ricorso al mercato dopo il fallimento della Messinambiente. Tuttavia, si dimentica o si omette di dire – continuano i due sindacalisti – che la stessa legge è controversa e il ‘caso Messina’ potrebbe non ricadere neppure nel perimetro della legge in questione e che la privatizzazione a nostro avviso può non essere una strada obbligatoria, ma una semplice scelta politica a nostro avviso scellerata, e in cui il Consiglio Comunale deve dire la sua ed esserne consapevolmente parte attiva“.

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