Caos reti Eas, Comuni messinesi al collasso: la Regione scrive al ministero dell’Ambiente

Casalvecchio, Cesarò, Furnari, MazzarrĂ  Sant’Andrea, San Teodoro, Savoca. Sono soltanto alcuni dei comuni stanziati nel Messinese che dallo scorso ottobre si sono improvvisamente ritrovati a dover gestire senza fondi le reti idriche dell’Eas, l’ente regionale che un tempo gestiva tutti gli acquedotti della Sicilia. Una situazione divenuta finanziariamente insostenibile, che ha spinto i primi cittadini degli enti locali in questione a rivolgersi al governo regionale affinchĂ© possa risolvere una volta per tutte tale crisi.

In tal senso, i sindaci la scorsa settimana hanno incontrato l’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobon, chiedendo un intervento urgente. Il primo atto è stato una richiesta inviata all’assessorato all’Economia, al quale Pierobon ha chiesto di incrementare gli accantonamenti previsti dalla legge che ha messo in liquidazione l’Eas per consentire almeno in questa fase di start-up di fronteggiare i costi ed evitare il dissesto degli enti. I sindaci hanno infatti lamentato spese elevate ad esempio per l’energia elettrica o per gli interventi di manutenzione, senza d’altra parte riuscire a recuperare le somme, anche di milioni di euro, anticipate per eseguire gli interventi in sostituzione di Eas. 

L’ente acquedotti è chiuso dal 31 ottobre scorso e diversi comuni si sono opposti al provvedimento di trasferimento degli impianti, rivolgendosi anche al Tar di Palermo e Catania che hanno accolto le varie istanze cautelari sospendendo l’efficacia degli atti impugnati. In questa situazione alcuni comuni si sono trovati l’onere dell’attivitĂ  di gestione degli impianti di distribuzione senza avere ancora un’opportunitĂ  gestionale e senza beneficiare di una tariffa in grado di sostenere i costi. Tra l’altro l’Eas applica ancora tariffe aggiornate al 1995 e non adeguate alle disposizione dell’Arera, l’AutoritĂ  di regolazione per energia, reti e ambiente, provvedendo però alla fatturazione del canone di fognatura e depurazione in nome dei comuni. I sindaci dunque non beneficiano di tariffe in linea con le nuove disposizioni e chiedono quale debbano applicare, col timore di incorrere in un danno erariale. Per questo motivo l’assessore ha chiesto al Ministero dell’Ambiente la possibilitĂ  di ottenere una deroga per applicare una tariffa virtuale, piĂą congrua, in attesa che l’Ati di Messina affidi il servizio idrico al gestore unico d’ambito. 

I comuni intanto affermano di essere al collasso, alcuni hanno spiegato di pagare oneri energetici significativi, anche di 200 mila euro l’anno. Secondo l’assessore “potrebbero essere significativamente ridotti, o addirittura annullati, attraverso investimenti recuperabili in pochi anni mediante l’abbattimento dei predetti costi energetici”. In sostanza alcuni investimenti infrastrutturali eviterebbero gli alti costi di gestione. Da qui la richiesta al dipartimento Acque e rifiuti a verificare l’attuabilità di questa proposta per venire incontro alle richieste dei sindaci.

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