Salva Messina, Cisl, Cisal, Ugl e Orsa: “Raggiunta una condizione di equilibrio”

Si è preferito il confronto alla piazza, pur consapevoli del fatto di aver preso una scelta discutibile dinnanzi agli occhi dell’opinione pubblica, ma comunque adottata proprio nell’interesse di quest’ultima. Un confronto mirato non di certo a mostrare i muscoli così come si sarebbe potuto fare per il tramite della protesta, ma che di certo mira a raggiungere il miglior risultato possibile per l’intera collettività. Potremmo così sintetizzare notevolmente una lunga nota congiunta a firma di Cisl, Cisal, Ugl e Orsa, le quali spiegano in sostanza il perché si è deciso di puntare al dialogo con l’attuale amministrazione comunale piuttosto che scendere a manifestare in piazza contro il Salva Messina. Riportiamo qui di seguito uno stralcio della nota in questione:

“Il confronto sul piano di riequilibrio è entrato nel vivo dei numeri e nell’analisi dei dettagli, e la scelta di accettare la discussione con l’amministrazione comunale è onerosa. Sarebbe stato certamente più agevole personalizzare la lite col sindaco, abbandonare la trattativa all’esordio, glissare ogni responsabilità e fomentare il conflitto fine a se stesso con slogan scontati ma sempre efficaci: macelleria sociale, licenziamenti e privatizzazioni, slogan che alla luce dei fatti oggi non trovano riscontro nell’avanzamento dei lavori in Consiglio comunale e nel tavolo con le parti sociali.

“Al confronto col sindaco è rimasto un fronte sindacale singolare, forse inedito dato che è presente un pezzo di ogni realtà della rappresentanza: la confederazione tradizionale, gli autonomi e il sindacato di base. In particolare, CISL e CISAL hanno firmato il Salva Messina; UGL e ORSA no. Si registrano dunque posizioni diverse, ma nessuno è stato escluso dal confronto e nessuno ha sottoscritto assegni in bianco al sindaco. La partita è ancora aperta e nell’interesse dei lavoratori bisogna stare in quel tavolo per non fornire alibi che giustificherebbero prese di posizione unilaterali da parte dell’amministrazione.

“Piaccia o no, sono noti i bilanci ufficializzati dall’Amministrazione votata per governare la città, e se nessuno riesce a certificare che De Luca esagera a descrivere le passività bisogna confrontarsi con tale realtà. L’eventuale dissesto è una condizione oggettiva che non spetta al sindacato stabilire, pertanto il dibattito sul piano di riequilibrio è strada obbligata.

“Restare al tavolo delle trattative è servito a cambiare impronta al piano di riequilibrio, chi non c’era si è perso passaggi fondamentali e rischia di portare avanti rivendicazioni già superate nei tavoli di confronto. La protesta di piazza è una risorsa preziosa per il sindacato, l’arma in più quando fallisce l’ultimo tentativo di mediazione. Chi orienta il dissenso con l’allarmismo e l’eloquio tendenzioso riesce anche a cavalcare l’onda momentanea, ma bisogna prestare la massima attenzione perché con i manifestanti in piazza bisogna essere onesti: se li sobilli con falsi obiettivi solo per mostrare i muscoli all’inizio ti seguono, ma poi ti si rivoltano contro.

“La maratona di confronti nelle ore notturne ha orientato il piano di riequilibrio dal punto di vista sociale, voci inaccettabili inserite nella prima versione del Salva Messina sono state cassate: gli emendamenti dei sindacati e del Consiglio comunale ne hanno modificato la rotta, passando dunque dal cinismo dei numeri alla valutazione dei bisogni. Insomma, si sta provando seriamente a evitare la macelleria sociale.

“Nella versione definitiva del Salva Messina non si parla di esuberi e licenziamenti, ma di ricollocazione dei lavoratori. Sono state infatti inserite garanzie per i livelli occupazionali nei servizi comunali ed è prevista inoltre la stabilizzazione dei precari e l’aumento delle ore a full-time fino al massimo consentito dai CCNL per i dipendenti comunali e delle partecipate. Nei servizi sociali il sistema delle cooperative sarà superato con l’internalizzazione dei lavoratori e senza ricorrere ai contratti di solidarietà, il taglio sarà del 35% e non del 50%, compensato interamente con i fondi extrabilancio. Sono stati eliminati i tagli previsti nel precedente piano della giunta Accorinti per l’Atm. L’Azienda trasporti sarà interamente pubblica e sono previste maggiori risorse. Sono previste risorse destinate ad investimenti e sviluppo anche per l’Amam ed è confermato l’impegno per la gestione in ati del servizio idrico della città metropolitana. Si punta a maggiori entrate per le casse comunali attraverso la lotta all’evasione fiscale.

“Resta ovvio che il recupero della massa debitoria prevede anni di sacrifici per la cittadinanza: non avremo più autobus in circolazione alle quattro del mattino, ma vengono meno i presupposti per l’allarmismo generalizzato e la protesta senza se e senza ma. Si è raggiunta una condizione di equilibrio dove, se non interviene il dissesto, nella consapevolezza del sacrificio tutto è perfettibile, anche in corso d’opera”.

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