MetĂ  dei messinesi è a rischio di povertĂ . Caritas: ‘Non è stato fatto abbastanza per aiutarci’

Sono trascorsi ben dieci anni dallo scoppio della devastante crisi economico-finanziaria e, nonostante la tempesta sia ormai passata da un pezzo, l’economia italiana stenta ancora a riprendersi. Come prevedibile, la situazione peggiora al Sud della penisola, e in particolare in Sicilia Messina si attesta tra le cittĂ  metropolitane che più ha sofferto la crisi rispetto anche alle altre province dell’Isola.

Emblematici i dati messi a disposizione dalla Caritas, che in estrema sintesi ci restituisce un quadro a dir poco desolante: negli ultimi sette anni la popolazione è stata in costante calo (Messina conta ad oggi 10 mila abitanti in meno), numerosi sono i posti di lavoro persi (quasi 25 mila) e, conseguentemente, quasi metà della popolazione è oggi a rischio di povertà (il 46% del totale).

Da ciò ben si intuisce quanto sia divenuto sempre piĂą rilevante nell’ultimo decennio il ruolo della Caritas di Messina, che spesso si ritrovata a dover colmare un grande vuoto lasciato dalle istituzioni nel garantire un’assistenza minima a chi non ce l’ha fatta a riprendersi dopo il ciclone della crisi: “Registriamo la continua distanza delle istituzioni che in questo contesto non hanno compreso l’importanza del lavoro dei volontari. – spiega Flavia Ilacqua, una delle promotrici del Forum delle Donne Messinesi e volontaria della Mensa di Sant’Antonio – Un grande esempio di solidarietĂ  e di aiuto a numerose famiglie che versano anche in povertĂ  assoluta. Inizialmente la mensa forniva pasti per 40-60 persone, attualmente garantisce 300 pasti a sera, è aperta tutti i giorni, i volontari sono organizzati in turni e assiste 50 famiglie i cui componenti sono totalmente disoccupati, non godono di alcuna misura di assistenza e che oltre alla cena ricevono aiuto anche per pagare qualche bolletta”. Il 10% dei frequentatori della mensa usufruisce di una pensione di invaliditĂ  di 290 euro mensili, un altro 10% gode di una pensione che va dai 500 agli 800 euro, mentre c’è un 20% di donne che ha il marito agli arresti domiciliari.

“Se non ci fossero i volontari a occuparsi di queste persone ferite e umiliate dalla vita – continua Flavia Ilacqua – in questa cittĂ  la situazione potrebbe esplodere in modo drammatico. Purtroppo le istituzioni cittadine non hanno fatto molto per la mensa di Sant’Antonio e anche l’amministrazione Accorinti è stata piuttosto assente. Vista l’importanza di questa iniziativa, speriamo in un comportamento opposto da parte della nuova Giunta”.

 

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