Corsa a sbaraccamento, “Ci opporremo ad alberghi ed ipotesi affitto. Pericolo di acquisto catapecchie a prezzi ingenti”

“Ci troviamo d’accordo sulla requisizione temporanea degli immobili sfitti dei privati, purchĂ© sia seguita da un crono-programma che garantisca l’assegnazione di una casa popolare definitiva. Ci opporremo fermamente a tutte le soluzioni precarie che prevedono strutture alberghiere e ipotesi di affitto, in quanto il rischio che si corre quando delle istituzioni stipulano questo tipo di accordi con i privati, è principalmente sperpero di denaro pubblico a fondo perduto, che non serve a nessuno, se non ai privati stessi”. Così, Fronte Popolare Autorganizzato – Si Cobas combatte l’idea di cancellare il sistema favelas alimentando una situazione precaria ed invita il Sindaco Cateno De Luca a rivedere il tiro e di procedere con autela prima di procedere allo sgombero di altri nuclei familiari e di accertarsi di dare garanzie solide e permanenti. La sigla autonoma vi aspetta alla conferenza il prossimo venerdì 28 settembre alle 17.30 presso la sede del Sì Cobas in via C. Battisti n.191.

La storia delle baracche di Messina è insita nella questione sisma 1908 e bombardamenti a cui è seguito il Piano Regolatore Generale del 1911 che stravolge le particelle e permette l’acquisizione al 90% delle aree del Centro Storico agli Enti Statali, al Vaticano e all’Aristocrazia Cittadina.

Conseguentemente, si passa alle casette post terremoto nei quartieri suburbani a 5 – 10 km dal centro storico, dove viene emarginato il proletariato sopravvissuto al terremoto e ai bombardamenti. Le favelas crescono attorno alle casette post terremoto sia a nord che a sud del centro storico.

Dodici mila addetti FS trovano casa tra Viale Europa e Provinciale.

INCIS: Case per impiegati dello Stato, trovano collocazione tra Piazza Cairoli e Torrente Zaera.

GESCAL: Case per insegnanti e altre categorie di impiegati, versano contributi congelati e mai utilizzati per oltre 50 anni.

La Città, prima concentrata tra Torrente Zaera e Torrente Boccetta, si trasforma in Metropoli con oltre 10 quartieri suburbani. Provinciale è già periferia e il proletariato deportato ai margini, è privo di ogni servizio.

In 110 anni, le favelas sono state utilizzate come merce di scambio e di consensi elettorali.

Pertanto non possiamo che approvare l’intento del Sindaco, ma ciò che ci preoccupa e ci insospettisce, è proprio la corsa allo sbaraccamento, soprattutto dopo le dichiarazioni del Presidente della neonata A.Ris.Me Marcello Scurria, il quale, pochi giorni fa ipotizzava un PIANO B, che a nostro avviso non è altro che un rimescolare di proposte e soluzioni precedenti, già scartate.

In virtu’ del fatto che “la confusione ed il panico regnano sovrani sotto questo cielo” riteniamo necessario che ogni abitante delle baraccopoli abbia gli strumenti critici per vigilare su tutto il processo di sbaraccamento Che così come temevamo, neanche il tempo di pronunciare le prime vocali che “et voilà”, lo sbaraccamento è già iniziato, ma a procedure inverse, ovvero, prima vengono sgomberati, e poi le promesse di soluzioni provvisorie, ma che ancora tardano ad arrivare.

Questa corsa allo sbaraccamento in preda all’emergenza, rischia di perdere di vista la finalità nobile dell’obiettivo, ovvero, il benessere dei cittadini che vivono nelle baraccopoli.

Ma entriamo nel merito della questione: questa corsa allo sbaraccamento, che finora ha seminato solo panico, a chi giova?

Potremmo essere anche d’accordo sulla soluzione di lavori socialmente utili per chi non ha reddito per pagare un canone di locazione, purché non si tratti solamente di un baratto amministrativo, ma che avvii un seguito lavorativo dignitoso ed efficace per il sostentamento di nuclei familiari e soggetti indigenti.

Inoltre desta preoccupazione l’esigenza di un” Bando piu’ snello” per l’acquisizione di immobili, in quanto, sempre in preda all’emergenza per la natura urgente dell’ordinanza mirata alla dichiarazione dello stato di emergenza, si rischia che non ci siano garanzie e tutela, nella scelta e nell’assegnazione degli alloggi. Contrariamente a quanto dice M. Scurria, il rischio è proprio quello di acquistare “CATAPECCHIE” a prezzi esosi e, magari, anche dai soliti noti.

Come è già successo in passato agli alluvionati di Giampilieri e alle Comunità Rom, in cui gli accordi tra Istituzione e Privati, hanno concepito canoni di locazione gonfiati coperti per un periodo, che di conseguenza avrebbero prodotto famiglie di morosi incolpevoli destinati allo sfratto. Così come troviamo precaria la Carica di Cateno De luca da Sindaco del Comune e della Città Metropolitana di Messina, il quale minaccia dimissioni quasi ogni settimana, così da tenere sotto ricatto sia il Consiglio Comunale che la Città stessa, approfittando del fatto che contemporaneamente è Deputato Regionale, Carica a cui non ha rinunciato perché lo stipendio da Deputato Regionale equivale al doppio rispetto a quello da Sindaco.  Non possiamo escludere l’ipotesi che il Sindaco prima o poi si dimetta davvero.  Troppe sono le motivazioni del suo stato precario, tra tutte, anche la tegola giudiziaria che pende sulla sua testa, e che nei prossimi mesi potrebbe precipitare.

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