Mons. Di Pietro: “Voglio portare l’amore di Gesù nelle periferie esistenziali”

Sono le 18.11 quando in Cattedrale si ripete il gesto dell’imposizione delle mani sul capo dell’eletto, espressione dell’azione dello Spirito Santo donato da Cristo agli apostoli. Un gesto accompagnato dalla preghiera di ordinazione. Mons. Cesare Di Pietro è così il nuovo Vescovo ausiliare di Messina. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo metropolita di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, mons. Giovanni Accolla. Consacranti: il cardinale Francesco Montenegro e l’arcivescovo metropolita emerito di Reggio Calabria, Vittorio Mondello. C’erano i Vescovi della Sicilia. C’erano gli amministratori apostolici che hanno preceduto l’arrivo di mons. Accolla alla guida dell’arcidiocesi di Messina: mons. Antonino Raspanti e mons. Luigi Benigno Papa. Mancavano i predecessori di Accolla, mons. Giovanni Marra (per motivi di salute) e Calogero La Piana. Hanno concelebrato i sacerdoti di tutta l’Arcidiocesi, con la presenza della Comunità del Seminario arcivescovile San Pio X.

La liturgia è stata allietata dal Coro diocesano, diretto da Nazareno Di Benedetto (all’organo il maestro don Giovanni Lombardo). In prima fila le autorità civili e militari, il nuovo sindaco di Messina, Cateno De Luca, il collega di Fondachelli Fantina, Marco Antonio Pettinato, paese d’origine di mons. Di Pietro. Presente anche padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà cattolica”.

Gremita la Cattedrale, le toccanti immagini dell’ordinazione vengono trasmesse su due schermi giganti per consentire di vedere anche ai fedeli delle navati laterali. In conclusione il Te Deum e la benedizione all’assemblea impartita da mons. Di Pietro.

Nel suo discorso, durato oltre dieci minuti, mons. Di Pietro ha indirizzato lo sguardo e l’attenzione agli ultimi, ai poveri, agli emarginati: “La divisione in benessere e zone di miseria è l’Agonia di Cristo oggi. Il mondo è composto di due stanze: in una si muore di abbondanza, nell’altra si muore di indigenza. Perché non apriamo una porta – si chiede mons. Di Pietro – perché non formiamo una sola mensa? Perché non capiamo che i poveri sono la terapia dei ricchi? Perché siamo così ciechi? In questa perdurante agonia di Gesù nei poveri, nei sofferenti, negli immigrati, nei disoccupati, anche della nostra città, risuona sempre attuale l’invito rivolto dal Signore agli apostoli che gli erano accanto nell’ora suprema del Getsemani: Vegliate con me”.

Un invito fatto con il cuore, da una persona che sa arrivare al cuore dei fedeli che in centinaia hanno voluto accompagnarlo in questo cammino di fede. “Voglio portare l’amore di Gesù nelle periferie esistenziali”, ha ribadito mons. Di Pietro, uomo di cultura e di grande umanità, doti che di certo lo aiuteranno in questa nuova missione…

Tonino Demana 

Condividi




Change privacy settings