GermanĂ  interroga il governo sulla legittimitĂ  della fusione Anas-Fs

Dopo un iniziale periodo di rodaggio il parlamento si è messo all’opera attivamente, tra i protagonisti delle prime iniziative portate avanti dalla Camera dei Deputati il messinese Nino GermanĂ .  Il deputato di Forza Italia componente della IX Commissione Trasporti, ha invitato il presidente del Consiglio Conte e il ministro dell’economia Tria a far chiarezza in merito alla fusione Anas-Fs realizzata lo scorso gennaio su volere dell’esecutivo presieduto da Gentiloni.

GermanĂ , nell’interrogazione che porta la firma anche del collega di partito Diego Sozzani, mette in dubbio l’adeguatezza dei fondi frutto dell’accorpamento dei due enti, insufficienti secondo il forzista per coprire una mole rilevante di contenziosi che supera i 10 miliardi di euro.

“Come annunciato nei giorni scorsi le prioritĂ  che porterò all’attenzione della IX Commissione riguarderanno il gap infrastrutturale della Sicilia e la deficitaria situazione dei trasporti. A gennaio la societĂ  Anas è passata al gruppo Fs, sancendo la nascita del primo polo integrato Ferrovie e Strade in Europa. La societĂ  è stata inglobata da FFSS con un patrimonio ufficiale di circa 2 miliardi e 800 milioni, mentre in realtĂ  il patrimonio effettivo era tra i 600 e gli 800 milioni, una cifra che evidentemente non può bastare a fronteggiare un contenzioso colossale accumulato nel corso degli anni – prosegue il parlamentare – A ciò si aggiunga che il gruppo Ferrovie dello Stato per acquisire Anas ha creato un buco patrimoniale. Proprio su questi aspetti l’Anac ha aperto un fascicolo chiedendo chiarimenti sulla vicenda ed una relazione sullo stato del contenzioso, disponendone l’invio alle procure della Corte dei Conti e della Repubblica. Val la pena di ricordare che la normativa vigente pone come condizione della fusione tra Anas e Ferrovie l’adeguatezza dei fondi per la copertura dei contenziosi.

Alla luce di tutto ciò siamo fortemente preoccupati se vi siano ancora le condizioni di validità e di legittimità per la fusione voluta dal governo Gentiloni e se il governo non ritenga invece che si possa profilare l’ipotesi di reato per l’indebito vantaggio economico procurato alle imprese beneficiate dall’accordo bonario tra i due gruppi. Il polo integrato tra Ferrovie e Strade non può nascere su basi così fragili che potrebbero avere conseguenze disastrose sul piano economico e del servizio reso agli utenti”. 

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