“I treni non si toccano”, appello dell’Orsa alla politica

Mentre si dibatte su un Ponte inesistente, fruibile nel migliore dei casi non prima di un decennio, tutti i governi, con la complicitĂ  di Rete Ferroviaria Italiana, operano per azzerare la continuitĂ  territoriale ferroviaria fra la Sicilia e il continente con pesanti tagli alle sovvenzioni”. Lo scrivono Mariano Massaro, per il sindacato Orsa, e Rafael De Francesco, per il movimento Ilferribottenonsitocca.

L’anno scorso il Parlamento ha approvato un emendamento del deputato Vincenzo Garofalo per dare stabilitĂ  al collegamento con aliscafi tra Messina e Villa San Giovanni. “Ma nessuna sovvenzione è stata aggiunta dal governo centrale – proseguono Massaro e De Francesco – e Rete Ferroviaria Italiana si appresta, entro l’anno 2018, a iniziare il servizio con due mezzi veloci sottraendo risorse alle giĂ  striminzite sovvenzioni per la continuitĂ  ferroviaria a lunga percorrenza.

Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: continui tagli ai treni da e per la Sicilia e navi ferroviarie inoperose ormeggiate nelle invasature, in attesa dei mezzi veloci che costringeranno i siciliani a scendere dal treno, bagaglio alla mano, per attraversare lo stretto a piedi e riprendere il treno nella sponda opposta. La Sicilia è di fatto isolata, in buona sostanza l’emendamento Garofalo, in sordina, ha reso ufficiale la “rottura carico” tentata da governo e ferrovie nel 2015, poi sospesa per la forte reazione del territorio che con il corteo del 14 febbraio, organizzato dal movimento popolare e guidato da tutti i sindaci dei capoluoghi siciliani dietro lo striscione “il ferribotte non si tocca”, riuscì a bloccare l’ennesimo taglio dei servizi essenziali cui è sottoposto il meridione.

Con l’emendamento Garofalo si è inoltre snobbata la risoluzione approvata in  IV Commissione all’Ars nell’aprile 2015 che impegna il Governo della Regione “…ad attivare ogni utile iniziativa allo scopo di garantire che il diritto alla mobilitĂ  dei siciliani non venga ridimensionato attraverso la soppressione del traghettamento dei treni a lunga percorrenza…”. Gli intercity a lunga percorrenza che attraversano lo Stretto di Messina sui binari galleggianti, oltre ad essere un diritto costituzionale, rappresentano un’offerta rivolta a quella fascia popolare che non può permettersi i costi dell’alta velocitĂ , è una garanzia per gli sfortunati con mobilitĂ  ridotta che non sono nelle condizioni di scendere agevolmente dal treno per attraversare lo Stretto. Le soluzioni al risparmio non sono piĂą proponibili, i siciliani, fino a prova contraria, sono italiani quanto i lombardi e godono di eguali diritti anche in tema di trasporti.

“Entrambi i servizi sono irrinunciabili, il traghettamento veloce è utile per i pendolari siciliani e calabresi, studenti e lavoratori, che giornalmente attraversano lo Stretto mentre i treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia rappresentano il diritto alla continuitĂ  territoriale ferroviaria, garantito dalla Costituzione e presente in tutto il territorio nazionale.

Al nord da anni s’investe nell’alta velocitĂ  e ai cittadini non è mai stato chiesto di rinunciare a servizi essenziali. Il sistema ferroviario che collega la Sicilia col resto d’Italia è da Terzo mondo, non è sufficiente mantenere l’esistente, è indispensabile mettere la Sicilia al passo col resto del paese riattivando i convogli soppressi negli anni verso Torino, Venezia, Milano, ottimizzare e velocizzare i collegamenti con Roma, dimezzare i tempi di traghettamento investendo su nuove tecnologie e rinnovare i convogli ferroviari ormai simili a carri-bestiame”.

Massaro e De Francesco chiedono “alla politica regionale, ai sindaci dei capoluoghi e ai candidati a sindaco della cittĂ  di Messina, porta della Sicilia, di attivare ogni strumento per intervenire presso il Governo centrale e rivendicare sovvenzioni adeguate per entrambi i servizi essenziali: traghettamento veloce per i pendolari, ammodernamento e implementazioni di navi e treni a lunga percorrenza per la continuitĂ  territoriale”.

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