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Contratto Governo e Flat tax, Signorino: “Meridione sprofonderà pagando unica aliquota”

Lo spettro della Flat tax e di insostenibili spese per i conti degli Italiani rischia di avere un peso maggiore per il Meridione. Il “contratto di governo” M5S-Lega potrebbe provocare danni gravissimi in queste zone mentre siamo concentrati sul 10 giugno. Questa è l’allarme che lancia l’assessore allo Sviluppo economico Guido Signorino che invita tutti a non perdere di vista i provvedimenti presi a livello nazionale che ricadrebbero su di noi.

In linea di principio, la flat tax funziona così: indipendentemente dal proprio reddito, le tasse si pagano con un’unica aliquota, identica per tutti. Per conseguenza, fissata la tassa “piatta”, tutti si adeguano: le tasse scendono per i ricchi, mentre per i meno abbienti restano quasi uguali. Il gettito pubblico scende e lo Stato ha meno risorse da redistribuire. Come si compensa questa perdita di gettito? Riducendo i trasferimenti e tagliando gli incentivi. Risultato: al nord il minor consumo pubblico si traduce in maggiore ricchezza (e spesa) privata, con poche conseguenze. Al sud i minori trasferimenti si sommano al minor gettito e la spesa scende senza compensazioni, allontanando il Mezzogiorno dal resto del Paese. A questo si aggiunge che il taglio degli incentivi fiscali ridurrà drasticamente la domanda rivolta ai settori incentivati (edilizia, energie “pulite”, …), generando disoccupazione e allargando la crisi nelle aree che maggiormente subiscono la perdita di gettito.

La “flat tax” è una bomba economica con effetti potenzialmente devastanti per il Sud. È la realizzazione della secessione che, non riuscita politicamente, si compie sul piano dell’economia col nome più dolce di “federalismo fiscale”. In altro modo va costruita la necessaria riduzione della pressione fiscale. Occorre puntare sull’abbattimento del costo della burocrazia, l’efficienza della spesa e la lotta all’evasione (si rammenta che l’Italia è la maglia nera d’Europa, con un valore compreso tra 250 e 270 miliardi/anno: il 18% del PIL).

Il Sud (con minor gettito e trasferimenti), i meno abbienti (col taglio dei servizi) e settori specifici (edilizia, energie rinnovabili) pagheranno la riduzione delle tasse per il nord. È la fine del principio di solidarietà territoriale. Per aggirare la censura di incostituzionalità, il contratto prevede detrazioni relative al reddito, mantenimento della no tax area e due aliquote (al 15% e al 20%). L’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani ha calcolato i costi (in termini di minori entrate e maggiori uscite) e le risorse contenute nel “contratto”.

Il taglio delle tasse agisce per 68,5 miliardi, mentre le misure di aumento della spesa valgono da 40,3 a 57,3 miliardi. A fronte di questo costo (compreso fra 109 e 126 miliardi), si hanno risorse aggiuntive per appena 500 milioni. Come voler comprare qualcosa che costa 125 euro avendo in tasca solamente 50 centesimi. Il diavolo (flat tax) e l’acqua santa (le altre misure espansive della spesa) non possono stare insieme e qualcuna di queste cose (quasi tutto, con queste coperture) dovrà restare sulla carta. Il conto magari è complessivo sul quinquennio, ma in base d’anno saremmo a un “buco” di 25 miliardi.

Auspichiamo che i parlamentari valutino con saggezza quanto stanno facendo e che il Presidente Mattarella possa difendere la sostanza dei principi costituzionali di solidarietà, di uguaglianza e di progressività dell’imposizione fiscale. Il costo per il Sud sarebbe insopportabile.

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