Trischitta e le “quattro mosse per salvare il Teatro”

“Andando avanti di questo passo il Teatro Vittorio Emanuele periodicamente rischia la cessazione delle attivitĂ ”. Il principale teatro cittadino da anni giace in un drammatico limbo tra la costante riduzione dell’offerta e lo spettro del definitivo “calate il sipario”. Indolenza della classe politica, dalle Amministrazioni locali che si sono avvicendate nel tempo alla deputazione regionale messinese, ha portato inevitabili conseguenze sui lavoratori, l’indotto e la cittĂ  stessa. Oggi la questione resta di primaria importanza e prova ad affrontarla ponendola al centro del proprio programma elettorale, il candidato a sindaco Pippo Trischitta. L’avvocato ex forzista dopo un lungo confronto con gli assessori designati Ranieri Wanderlingh, Maria Grazia SaccĂ  e Carmen Tandurella, è pronto a lanciare “Le quattro mosse per salvare il Teatro”.

L’elaborazione e la realizzazione delle strategie sono affidate a Ranieri Wanderlingh, cui è assegnata la delega alla Cultura e alla Progettazione nell’ambito dei fondi europei: “Il nostro piano di azione per salvare il Vittorio Emanuele – spiega Wanderlingh – parte dalla considerazione che il Sindaco, l’assessore comunale alla Cultura, nonchĂ© i membri della commissione consiliare per la Cultura hanno il dovere normativo e morale di presiedere, indirizzare, fornire assistenza amministrativa ed esercitare il controllo in seno ai vertici gestionali dell’Ente Teatro. Ma, la presenza attiva di tali figure, in tale scenario, è stata prossima allo zero, come dimostrato dalla totale assenza di atti scritti in merito”.

La premessa. L’edificio del Teatro è di proprietà del Comune di Messina e della Città Metropolitana; i dipendenti sono in organico all’EAR, Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina. Da anni non si realizza una regolare produzione propria di spettacoli, sufficiente al riconoscimento dello status di Teatro Stabile: questo comporta l’attuale riduzione progressiva dei fondi erogati dalla Regione e il mancato accesso ad ulteriori capitoli di finanziamento statali e regionali. I dipendenti del Teatro sono 58, la maggior parte esercita funzioni amministrative, con grave carenza di tecnici. In queste condizioni, per allestire produzioni proprie, il Teatro è costretto ad assumere personale esterno con un aggravio di spese, non più reperibili all’interno del budget. Con l’ulteriore riduzione del finanziamento Regionale intercorsa nell’anno corrente, il Teatro non può neppure più proporre spettacoli acquistati all’esterno, rischiando di non avere una stagione.

Le quattro mosse attraverso cui la squadra designata da Trischitta potrebbe salvare il Teatro

La prima mossa consiste nell’equiparazione al Contratto regionale per i dipendenti, attualmente sottoposti ad un contratto di forma ibrida, il che ha comportato una situazione normativa ambigua con conseguenti atti irregolari o del tutto abusivi e, quindi, contestazioni e contenziosi. Per il completamento di questa mossa occorre applicare al Contratto Regionale la deroga per gli operatori nel settore artistico sinfonico, come già avvenuto per i Teatri di Catania e Palermo.

Definita l’equiparazione, la seconda mossa è la redazione di una Pianta organica completa di tutte le figure necessarie. Gli impiegati amministrativi in esubero saranno ridotti: alcuni saranno assegnati ad incarichi di manodopera tecnica, previa attività di formazione, altri trasferiti in diversi Enti regionali o comunali. In tale azione andrà anche considerato il calendario dei pensionamenti: l’impegno economico dei posti dismessi sarà disponibile al fine di nuove assunzioni di personale tecnico ed artistico.

Terza mossa: la produzione. Avendo finalmente un’adeguata pianta organica, con operatori tecnici ed artistici quali orchestrali, elettricisti, scenografi, tecnici del suono, tecnici video, costumisti, sarti, truccatori, assistenti di regia ed altro, il Teatro potrà produrre spettacoli, restando nell’attuale budget.

Infine, la quarta mossa con l’accesso a nuovi fondi. Con lo stabilizzarsi della produzione interna e l’appianamento del debito pregresso, l’Ente, infatti, potrà vedere riconosciuto lo status di Teatro Stabile e accedere, così, ad ulteriori fondi specifici quale il FURS, il Fondo Unico Regionale per lo Spettacolo, e successivamente il FUS, del Ministero dei Beni Culturali.
Il riordino della struttura gestionale sarà utile anche all’aprirsi del Teatro al territorio durante tutto l’anno, a favore delle compagnie locali, delle scuole, del Conservatorio, delle scuole di danza, degli artisti in genere. Inoltre potrà dotarsi di un programma a favore dei turisti, nonché di allestimenti accessori quale bar, punto ristoro, book shop, sala mostre e convegni.

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