Atm, ennesimo schiaffo dalla Regione

È terminata la maratona finanziaria del governo regionale. Diversi i provvedimenti approvati, tra i quali l’erogazione di quasi un milione a mezzo di euro all’Amt. No, non è un refuso: ci riferiamo all’Azienda municipale trasporti di Catania. Giustamente vi starete ora domandando se anche la cugina messinese abbia avuto altrettanta buona sorte. La risposta è no: alla fine nulla è stato approvato a beneficio dell’Atm in quell’oceano di emendamenti. Un qualcosa di paradossale se si pensa che l’ente di trasporto pubblico peloritano attualmente ha un contenzioso legale con la Regione in quanto questa non gli avrebbe versato 13 milioni di euro di contributi nel 2013.

Immediata la reazione del segretario generale di Uiltrasporti Messina, Michele Barresi, che ha lanciato un j’accuse contro la classe politica messinese all’Ars, ritenuta di essere incapace di tutelare gli interessi del territorio che dovrebbe rappresentare: “Siamo sempre figli di un Dio minore e per l’ennesima volta nessuno alla Regione ha saputo difendere i legittimi interessi di un territorio di fatto dimenticato.

“L’articolo 82 della legge di stabilità di fatto sana i contenziosi sui rimborsi chilometrici dell’Amt, ma non solo: si impegna inoltre a regolarizzare i contributi futuri innalzandone la quota annua. Un provvedimento ad hoc per la città etnea che avevamo fortemente invocato anche per l’Atm. Tuttavia anche questa volta l’azienda di trasporto pubblico messinese ha ottenuto un riconoscimento chilometrico inferiore rispetto alle altre aziende gemelle di Palermo e Catania, percependo rispettivamente un quinto e un quarto dei loro contributi.

“Senza alcun ragionevole motivo l’Atm percepisce da anni un contributo chilometrico di 1,08 euro, in media la metà delle altre realtà di trasporto siciliano. È una penalizzazione che non trova spiegazione alcuna ma la politica regionale espressione del territorio resta da sempre impotente rispetto alla grave discriminazione attuata dal Governo regionale, spingendo l’Atm a presentare un ricorso legale per cercare di sanare i crediti maturati”.

 

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