150 mln per Messina in Finanziaria, De Luca li congegna pure per Agenzia Risanamento: “Bramanti molli compagni”

“Ho veicolato 150 milioni di euro alla Città metropolitana di Messina e ancora non sono neppure sindaco. Cecchinaggio dei Cinquestelle hanno preso in ostaggio l’assessore al bilancio Armao. Il Movimento ha presentato emendamenti abrogativi, Zafarana ha formulato singolarmente quelli per l’emergenza idrica. Deluso anche dal mio omonimo pentastellato Antonio. Superiamo le imboscate. Il 28 marzo viene bocciato il Def, il 15 aprile avviene l’incontro con Bramanti con una carina. Abbiamo definito campagna distensiva, altre dinamiche appartengono alla politica di propaganda. Bramanti anzi molli questi compagni di viaggio. Trischitta sembra sviluppare anzi ha conclamato la sindrome della fidanzata tradita. Ovviamente Genovese. L’ex capogruppo di FI è in cerca d’autore ma ha perso il suo autore”. Questo il commento del deputato all’Ars Cateno De Luca che questa mattina, davanti al Municipio di Messina, ha voluto elencare il suo successo personale durante la discussione e ratifica della Finanziaria 2018, nell’Aula di Palazzo Dei Normanni. Il leader di Sicilia Vera, reduce di un’intesa con la maggioranza del Governo Musumeci, ha messo a segno uno stanziamento più che cospicuo da inserire nei fondi extra regionali Fsc (fondo di sviluppo e coesione 2014-2020) e Poc (programmi operativi complementari). Ma dopo che tanti hanno lanciato strali su di lui (come afferma), l’uomo politico che “se le lega al dito” prende il sopravvento e rivela che il suo patto con l’ex direttore scientifico del Centro Neurolesi poggia su un qualcosa da “conservare nella tomba e persino sotto tortura” ovvero le “eventuali verità” sulle assunzioni attuate all’Irccs “Bonino Pulejo”. Insomma, una promessa da rispettare, secondo una “probabile garanzia” verbale o scritta di cui non si deve sapere … almeno non più di così, secondo le parole odierne di De Luca.

Si parla di ben 20 milioni da dirottare sull’emergenza idrica, un milione per l’abbattimento delle barriere architettoniche, 25 milioni per la bonifica dell’area ex Sanderson incluso l’immobile, 80 milioni per il settore Risanamento per agire sulle aree degradate del comprensorio e completare la realizzazione degli alloggi più 500mila euro per costituire una società che soppianterà il vecchio sistema dell’Istituto Autonomo Case Popolari, 3 milioni per rifugi sanitari per animali che sono obbligatori per legge, 2 milioni per la riqualificazione degli impianti sportivi esistenti, 10 milioni per il “Villaggio del Dopo di Noi” e strutture per autismo, 2 milioni per la riqualificazione enti di culto, 500mila euro per la comparsa di scuole di antichi mestieri, altri 500mila per progettare opere pubbliche ed altri 500mila per Prg e Pudm.

“Abbiamo fatto un patto con il prof. Bramanti che continuiamo a mantenere – sottolinea il Capogruppo del gruppo Misto all’Ars -. Diffondo anche agli avversari il concetto di sinergia dettata dal ‘Bon ton’: tutto suona meglio sotto questa veste. Non c’è da rinunciare alla poltrona di sindaco nel nostro rapporto suggellato. Rinuncerò al mio scranno all’Ars per darlo ad un validissimo trennt’enne che è Danilo Lo Giudice, solo se e quando diventerò sindaco di Messina. Concentriamoci sulle tattiche della città. Il 17 aprile De Luca minaccia di avviare una rivoluzione con i suoi 710 emendamenti che lo inducono a stringere un patto. Il clima a Palermo si tranquillizza. Poi maratona conclusiva. E io ritiro i correttivi. Ho puntato a migliorare la città facendo approvare emendamenti per 310 milioni di euro di cui 150 milioni sono programmati per Messina. Bramanti compie degli scivoloni ed io prendo le distanze. Vengo tacciato di aver causato gli scivoloni ma non ho a che fare con gli stati emotivi di Bramanti. Il 24 aprile vengono stracciate le proposte per Messina. Io ho la colpa di aver aperto un cassetto con un miliardo e 400mila euro. Ottengo un’area di 60mila metri quadrati in un luogo strategico come la ex Sanderson. L’Agenzia di risanamento nasce dall’avvocato Marcello Scurria che ha mandato il progetto a De Luca. Nel periodo di Buzzanza, non è stato possibile concretizzarlo. Ultimo atto mostra come io conosco il territorio peloritano e le sue vulnerabilità nel caso dell’alluvione del 2009, come sia interessato quindi alle zone di Giampilieri, Molino e Scaletta a cui ho destinato 500mila euro. È un cimitero. La città deve sapere cosa io ho subito all’interno del Parlamento”.

Aggiornamento ore 20:30

De Luca a sua volta non fa tardare la sua replica a Bramanti e ironizza sulla definizione “teatrante” adottata dal suo collega di patto, alla luce del fatto che lo stesso accordo si sta sgualcendo tra un’accusa e l’altra.

“Stimatissimo prof. Bramanti, – scrive Cateno De Luca –  lo ammetto: portare 150 milioni di euro a Messina è stato un colpo di teatro! È stato un colpo basso nei confronti di quei parlamentari che non fanno gli interessi di Messina, di tutti coloro per cui ciò  che non si fa è sempre colpa degli altri. Non so quale sia il suo concetto di interesse pubblico. Per me, la confusione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato rappresenta uno dei mali di questa città”.

Il deputato sostiene di non aver barattato nulla all’Ars e pungola l’avversario: “Non ho ‘acquisito’ strutture ospedaliere, ho solo fatto qualcosa di utile per Messina senza nulla pretendere. E soprattutto ho dimostrato che si può fare il bene di Messina anche se osteggiato da certe consorterie  e cecchinato dagli sciacalli della politica. Se questa è la mia colpa, sono colpevole. Sono colpevole di amare Messina, di avere troppa passione politica, di essere amico di persone semplici – come me – che non detengono le leve del potere ma faticano tutti i giorni per portare il pane a casa, che sono costretti a vedere i propri figli partire da Messina in cerca di futuro, che vivono in baracche o vivono al centro ma soffrono pur tuttavia l’emergenza idrica. Per loro e per chi ama questa città disinteressatamente continuerò a impegnarmi. La strada è piena di ostacoli e trabocchetti, ma nella mia vita ne ho superati tanti e non mi spaventano. Mi spaventa di più il silenzio di chi non riesce più a trovare il coraggio di reagire”.

Infine, De Luca crede di avere la “ricetta” per non restare appesi ai poteri radicati e togliere i bavagli (se ci sono) cioè la fiducia dimostrata dagli elettori: “Messina non ha bisogno di un Sindaco silente o accondiscendente  con il cosiddetto potere prostituito al malaffare politico. Per questo, ho voluto intraprendere questa ennesima battaglia. L’affetto della gente mi dá la forza di andare avanti. Stia certo, professore, non mi fermerete. Non mi fermeranno. E non mi fermerò !”

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