Saitta all’attacco: “Gli altri simulano inciuci con scambio doni. Registi Genovese e Germanà. Noi team sindaci-cosindaci”

“L’elettorato stabilirà chi andrà al ballottaggio, non l’accordo fatto oggi pubblicamente nel palazzo accanto con lo scambio di regali e anche battute omofobe che ripudio. La Costituzione ripudia discriminanze di sesso, eppure si sentono un campagna elettorale.  Tutta la voglia di partecipazione si registra in questo salone che è troppo piccolo. I nostri giovani guidati da Massimo Parisi non avranno 17mila voti ma avranno un milione di idee. Il momento più difficile per la nostra città è questo. La nostra proposta coesa e credibile. A chi si è messo di traverso e ha sminuito il Centrosinistra, noi rispondiamo con una squadra larga di donne e di uomini. Modulo essenziale di Governo. Persone vere forgiate nelle loro battaglie civili. Proposta che nasce dalla politica, dal Partito Democratico, da Articolo Uno, da Franco De Domenico, Pietro Navarra, da Sicilia Futura e il leader Beppe Picciolo, dagli amici di D’Alia – Civica Popolare, dai socialisti, dai gruppi di Giacomo D’Arrigo e Quero, dai consiglieri comunali Gennaro, Russo e Siracusano ma che si spalanca all’associazionismo e che non accetta questo degrado e decadenza. Siamo in grado di battere qualunque populismo e consorteria”.

Una nuova verve spicca oggi, nel Salone delle Bandiere entusiasta e gremito, dalle parole del candidato sindaco di coalizione Centrosinistra Antonio Saitta, l’accademico che da sempre ha usato pacatezza nei toni, al punto forse di ridurre in passato il suo raggio d’azione e accattivare solo il mondo a lui vicino ovvero l’Università, comunque una Messina “poco popolare”. Oggi, Saitta parla di lasciare una Messina ai nostri figli “perché chi vive nelle baracche non debba sentirsi sfortunato nel fare e crescere un figlio”, il risanamento partirà da questo principio. Una nuova carica sembrerebbe aleggiare sotto lo stimolo di più correnti che non si sono disgregate ma “hanno fatto squadra – afferma lui stesso – fatta dai sindaci, io e la Timbro e dai cosindaci”.

Certo, la preparazione delle cinque liste che corrono al Comune è stata centrata in tempi rapidissimi, con un altro plotone distribuito nelle sei Municipalità. Sul piatto della bilancia il peso offerto da quelle del Centrodestra sembra sproporzionato, una volta dichiarato  da Bramanti appena mezz’ora prima alla ex Provincia, dove l’opinione pubblica è stata “bombardata” dalla notizia delle nove liste pronte ed una decima in fase di allestimento. Senza contare le sette di Cateno De Luca di cui una porta il suo nome e in cui il deputato è appunto capolista.

“Tutti si candidano a tutto – continua il prof. di Diritto Costituzionale parlando alla platea e giornalisti -. Chiamata a responsabilità a cui non potevano rispondere. Non è possibile accettare il declino di Messina. Abbiamo ricevuto un patrimonio straordinario e dobbiamo sfruttarlo. Ci siamo comportati come irresponsabili, abbiamo ricevuto un’eredità.  A questo si aggiungono problemi finanziari del Comune. Mai Messina è stata trascurata come in questi anni. Non c’è un salto della qualità dei servizi. MessinaServizi cosa dovrebbe fare? Il Centrodestra ha un solo merito di avere un candidato autorevole. Ma poi contraddizioni, trasformismi e giochi potere. È stata qualificata da Musumeci ma è stata garantita dal basso. Sono confuso da questo. Bramanti ha dichiarato di non sapere nulla sul disegno di legge dell’accorpamento dell’ospedale Papardo al Piemonte. La senatrice Papatheu ha bollinato la candidatura di centrodestra. Perché non mostrare i veri registi che sono Genovese e Germanà, generali, colonnelli, truppe. C’è chi dice no alle ripartizioni di ospedali. Prove tecniche di inciuci con scambio di gentilezze per un accordo di pace e di eleganza quando poi si assiste a cadute di stile contro i gay. Venire in questo palazzo non deve essere una sventura. Semplificazione dell’amministrazione con linfa nuova. Eliminare sacche d’inefficienza. Ripensare alla progettazione strategica per realizzare ooani di sviluppo e intercettare i fondi. Ricchezza straordinaria che ca messa a sistema. Investire in infrastrutture. Togliere il pedaggio a Ponte Gallo, le mille battaglie di Biancuzzo. Solo ieri la bozza del Piano regolatore. Dinamiche di Giampilieri non devono avvenire più e il funerale di Stato deciso all’ultimo minuto. Sviluppo di edilizia. Studieremo bozza presentata ieri senza alcun pregiudizio e con animo laico, confronto serrato con associazioni. Il nostro Museo interregionale è il più bello a sud di Napoli, avrebbe bisogno di rilancio. Se fossi stato sindaco di Messina al G7 altro che salire sulla sedia: avrei invitato le first ladies a visitare il Museo anziché lasciarle fuggire a Catania per mangiare il cannolo. Torniamo nelle strade a cercare amici – persone fresche e contrastiamo la mafia nel vivere quotidiano”.

Seduti al tavolo dei protagonisti, i Presidenti di Circoscrizione al I Giovanni Scopelliti, al II l’uscente Nuccio Zullo, al III Alessandro Cacciotto, al IV Dino Smedile, al V Franco Laimo, al VI Mario Biancuzzo.

Maria Flavia Timbro ha aperto le danze di questa uscita ufficiale, dopo un energico moderatore Parisi che ha presentato i presidenti di Quartieri: “Raccontiamo una squadra di percorso condiviso. Il percorso dei giovani che tentano di arrivare a fine mese con grandi difficoltà, rivoltarla come un calzino. Non sarà impresa facile. Non è stato facile oeer me restare qui. Molti mi chiedono chi me l’ha fatto fare e non prendere le valigia e partire. Sovvertire i paradigmi di questa città, risolvere i problemi che la affliggono. Dare fiducia alle imprese. Una città a misura di giovani, di donna, di mamma e non mi riferisco solo agli spazi per cultura o parcheggi rosa ma a tutta una serie di servizi che mancano”.

Con Saitta di non si poteva non fare un accenno, anzi domanda specifica su quel tram che il Centrodestra vuole sopprimere e di cui lui è il fautore. E poi sul Ponte sullo Stretto.

“Chi addita il tram come inutile vuol dire che non lo usa – sintetizza il candidato sindaco – . Se il Governo centrale desse l’ok sulla mega opera, si potrebbe intavolare il progetto. Non è comunque il sindaco della città a poter gestire l’appalto del ponte. Nessuno può crederlo”.

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