Tra aspetti inediti e storie mai raccontate, il Fai scopre i tesori di Messina

Sorto sulle ceneri del forte dell’Andria, caduto rovinosamente a seguito del devastante terremoto del 1908. Da quel momento in poi avrebbe monitorato costantemente i parametri atmosferici e ambientali della Città dello Stretto, attraverso un servizio 24 ore su 24 volto ad emettere bollettini meteo che rispettino gli standard indicati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Sono giunte al termine le Giornate Fai di Primavera, svoltesi lo scorso fine settimana presso il Teleposto meteorologico sito nel viale Regina Margherita. L’Osservatorio è stato infatti designato quest’anno come meta per la XXVI edizione del Fai di Primavera.

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Numerosi i ragazzi di varie scuole che hanno fatto da cicerone a chi voleva saperne di più sulla storia che sta alle spalle di questo monumento. In realtà, l’istituto meteorologico risale a prima del 1908. Infatti, è vero sì che l’anno successivo venne erto quello che oggi noi tutti conosciamo come Osservatorio, ma la sua storia inizia circa trent’anni prima, esattamente nel 1876. È proprio quell’anno che il professor Marco Manzi, allora componente dell’Amministrazione provinciale messinese, decise di istituire in concorso con il comune di Messina e la Camera di Commercio locale il Teleposto meteorologico.

Agli albori del XX secolo la Direzione dell’Osservatorio venne affidata ad un docente della cattedra di Fisica Terrestre e Meteorologia dell’Università di Messina, segnando una prima svolta importante per l’istituto: di lì a poco il Teleposto non si sarebbe più occupato delle sole ordinarie osservazioni meteorologiche, ma avrebbe dato sempre più spazio alla ricerca, con particolare riguardo alla geodinamica e all’astronomia, nonché un continuo scambio di informazioni con gli altri istituti meteorologici nazionali ed internazionali. Seguiranno anni turbolenti per l’Osservatorio, la cui attività scientifica si interruppe bruscamente a seguito del terremoto del 1908 prima e della Grande guerra dopo.

Negli anni ’30 giungerà la seconda importante svolta: il Ministero dell’Aeronautica otterrà in concessione dal comune di Messina i locali dell’Osservatorio, segnando un importante restyling che rese più a passo coi tempi l’attrezzatura scientifica utilizzata.

Dal 1974 l’istituto assume sembianze simili a quelle attuali, venendo ridimensionato nelle competenze, con in servizio a differenza del passato solo personale sottufficiale e civile dell’Aeronautica Militare.

Risale a dicembre dello scorso anno l’assegnazione all’Osservatorio del Premio Orione per “avere garantito con encomiabile professionalità e spirito di sacrificio, senza soluzione di continuità, la trasmissione delle informazioni meteorologiche alla propria Forza Armata e alle altre istituzioni militari e civili, contribuendo a salvaguardare la collettività e le attività dell’area dello Stretto, assicurando la costante assistenza al volo nonché il giusto supporto alle attività economiche e sociali della Sicilia Nord orientale e della Calabria meridionale”.

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Numerose le attrezzature presentate al pubblico dai volontari Fai. Si va dal comunissimo termometro – usato chiaramente per misurare la temperatura dell’aria – al più complesso termoigrografo – usato sì per misurare la temperatura, ma anche per rilevare l’intensità dell’umidità dell’aria. Un altro interessante strumento è l’igrometro a capello, che serve anch’esso per misurare l’umidità ambientale, basandosi però sulla variazione della lunghezza di un ciuffo di capelli sintetico (un tempo vero) al variare dell’umidità relativa. E ancora: troviamo il pluviografo, usato per misurare la presenza di pioggia, l’eliofanografo, usato per misurare la presenza del sole, nonché l’anemometro, usato per misurare la velocità del vento.

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Per quanto riguarda in Provincia, sono state numerose le iniziative che si sono tenute. A Capizzi i volontari Fai hanno mostrato le meraviglie della chiesa di S. Antonio di Padova e del museo di arte sacra dei Santi Nicolò e Giacomo; a San Marco d’Alunzio si sono tenute visite guidate su ben cinque chiese e tre musei locali; a Casalvecchio in numerosi hanno fatto da cicerone presso la basilica di SS. Pietro e Paolo d’Agrò; infine ad Alcara Li Fusi si è tenuto un itinerario naturalistico e una visita guidata alla Chiesa delle Grazie, al monastero di S. Maria del Rogato ed al santuario dell’Eremo.

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