Gotha VII, Procuratore: Mafia capace di rinvigorirsi ma sfibrata da azioni investigative. Estorsioni pure a commercianti

Le quaranta custodie cautelari messe a segno oggi ai danni dei clan mafiosi di Barcellona Pozzo di Gotto non sono un indicatore di uno spettro ma di un assetto robusto e compattato. “Lo straordinario sforzo investigativo dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato dimostra che c’è uno Stato sul territorio”, in grado di contenere lo sviluppo delle cosche che minano e divorano la società e risentono dei colpi della repressione giudiziaria che si svolge sulla scorta dello Stato di diritto. L’apparato mafioso continua ad esercitare le sue attività perché attecchito da tempo, seppure in una fase di crisi. Questa la sostanza delle spiegazioni rilasciate dal Procuratore Capo di Messina Maurizio De Lucia, durante la sua prima conferenza stampa nel suo attuale ruolo (come lui stesso dichiara), in merito all’Operazione “Gotha VII”.

Cosa Nostra ha la capacità di rigenerarsi ed è per questo che il provvedimento restrittivo ha raggiunto 30 soggetti liberi – incalza De Lucia –. Questo è un dato significativo, al di là della storia personale di ognuno. La nostra azione ha ed avrà il marchio della continuità ed è un disegno di politica giudiziaria che il mio Ufficio è intenzionato a perseguire. Lo Stato con le sue regole deve sopraffare l’illecito, una condotta con cui la Mafia dovrà fare i conti e restare sempre in rosso. La logica è arrivare all’annientamento delle cosche con tutta una serie di fattori, tra cui è ineludibile quello della repressione per indebolire tutti gli anelli della catena. L’inchiesta scatta da un’ordinanza del mio Ufficio che porta il Gip a disporre le custodie cautelari, dopo indagini considerevoli attraverso un Coordinamento interno dei Carabinieri tra strutture eccellenti quali il Raggruppamento Operativo Speciale, rappresentato oggi dal Vicecomandante Scafuri e dal Corpo Territoriale, rappresentato dal Comandante Provinciale, Colonnello Mannucci. Accanto all’Arma, la Questura di Messina con le varie unità coinvolte, una sinergia di forze della Repubblica che compiace particolarmente la Procura, nonostante le loro differenze formative”.

Il Questore Mario Finocchiaro: “La presenza delle organizzazioni criminali di tipo mafioso nella nostra provincia è da sempre costante ma si rivela costante anche l’azione di repressione e contrasto delle forze di Polizia e dei Carabinieri. Numerose operazioni sono state attuate con denominazioni diverse da Gotha anche se con questa arriviamo alla VIII contro Cosa Nostra. Da tutto questo si evince la capacità di queste cosche di riprendersi dai duri colpi che subiscono ma anche l’infaticabile lavoro dello Stato di combattere anche i momenti di rimonta dell’apparato delinquenziale. Sono state scoperte le strutture portanti di questo sistema mafioso con l’arresto dei soggetti principali afferenti ai clan barcellonesi ma anche reati fini quali estorsioni rivolte, oltre alle tradizionali imprese (quali le edili che magari gestiscono grossi appalti), anche a piccole attività commerciali. Quindi il nostro appello va alla collaborazione di queste persone. Lo Stato c’è ma a volte non viene messo nelle condizioni di intervenire e di arrestare gli autori di questi misfatti perché questa collaborazione viene inficiata dalla paura. Speriamo che con questa operazione sia iniettata una dose di fiducia a chi è vittima di queste aggressioni”.

Il Vicecomandante Scafuri si sofferma sui dettagli: “Questa operazione, condotta in prosecuzione alle precedenti Gotha, costituisce un nuovo capitolo dell’incessante demolizione alla organizzazione mafiosa barcellonese che, in questi anni, ha agito in modo sistemico. Ci sono numeri impressionanti: abbiamo recluso in carcere oltre 160 criminali di Cosa Nostra. I quaranta di oggi riguardano l’aspetto della vita economica mentre l’operazione Gotha VI ci ha permesso di scovare colpevoli di efferati delitti. L’organizzazione, in quest’ultimo caso, riusciva attraverso l’imposizione a commercianti, soprattutto nel settore della produzione, in quei vivai, dove anziché versare il cosiddetto pizzo come avveniva in altre imprese, si costringeva ad assumere la guardialina ovvero la vigilanza privata. Abbiamo ricostruito una sequenza di attività estorsiva che ricorre dagli anni Novanta fino a pochi mesi fa, ai danni di imprenditori e professionisti del comune barcellonese con minacce e ai pestaggi ma anche imponendo imprese per realizzare opere pubbliche e subappalti con imprese compiacenti. Inoltre, la malavita barcellonese si è munita di un vasto arsenale che l’ha fatta considerare un qualificato interlocutore, persino con la mafia palermitana e catanese. Un’inchiesta che si muove tra il rinnovamento del nostro impegno fattivo al contrasto ma anche la dote dei clan di recuperare nuova linfa”.

I quaranta provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal Gip del Tribunale di Messina, spaziano dal reato di associazione di stampo mafioso a quella di richiesta di pagamento del pizzo, rapina, trasferimento fraudolento di valori, fino alla violenza reiterata con uso di armi e privata con atti incendiari nei confronti di piccoli esercizi commerciali.

Gli inquisiti a vario titolo sono: Antonio Antonucci, 55 anni; Santino Benvenga, 26; Tindaro Calabrese, 45; Gianni Calderone, 35; Francesca Cannuli, 53; Salvatore Chiofalo, 26; Sebastiano Chiofalo, 25; Antonino D’Amico, 40; Cardillo De Luca, 37; Mariano Foti, 48; Fabrizio Garofalo, 49; Ottavio Imbesi, 47; Giuseppe Impala’, 45; Antonino Merlino, 50; Francesco Messina, 71; Agostino Milone, 49; Filippo Milone, 82; Domenico Molino, 59; Massimiliano Munafo, 49; Salvatore Piccolo, 52; Giovanni Rao, 57; Francesco Salomone, 57; Salvatore Santangelo, 34; Carmelo Scordino, 55; Tindaro Scordino, 34; Sergio Spada, 38; Antonino Treccarichi, 44; Carmelo Trifiro’, 46; Maurizio Trifiro’, 39. Sempre nell’ambito della stessa operazione la polizia ha arrestato Antonino Bellinvia, 64 anni; Agostino Campisi, 57; Alessandro Crisafulli, 36; Francesco Foti, 77; Carmelo Giambo’, 47; Massimo Giardina, 41; Tindaro Lena, 45; Alessandro Maggio, 31; Tindaro Marino, 57; Santo Napoli, 67; Angelo Porcino, 62 anni.

Foto Rocco Papandrea

Redazione1

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