Per salvare Teatro di Messina ci vuole Pappalardo! Trischitta e vari consiglieri strappano summit con lui…e 3 mln?

Per risollevare le sorti del Teatro principale di Messina si invoca la sensibilità e l’energia di Pappalardo che non è chiaramente il cantante Adriano del famoso brano “Ricominciamo”, dove esplode in “Io non posso restare seduto in disparte né arte né parte” (sarebbe comunque di input significativo, trattandosi di stagioni di prosa e musica). Ci vuole insomma l’assessore regionale allo Spettacolo, in quota Fratelli d’Italia che viene chiamato in soccorso, addirittura da vari consiglieri di Palazzo Zanca. In prima linea, il Capogruppo di Forza Italia Pippo Trischitta che ha indetto la conferenza stampa di questa mattina in sala Commissioni, con la sinergia del Presidente della Commissione Cultura Piero Adamo, il Capogruppo di FdI Daniela Faranda, gli esponenti del Gruppo Misto Libero Gioveni e Rita La Paglia, i due Centristi Mario Rizzo e Franco Mondello.

“Noi vogliamo impegnare i nostri deputati all’Ars affinché siano portavoce della richiesta di un contributo economico straordinario di tre milioni di euro – esordisce Trischitta – da rivolgere all’assessore Pappalardo e per sanare tutta la situazione debitoria dell’Ente autonomo. Come secondo punto, stiamo anche valutando la possibilità di un Consiglio Comunale aperto straordinario a cui inviteremmo, oltre ai parlamentari e il delegato dello Spettacolo, anche il Presidente della Regione Musumeci”.

Il capogruppo forzista ha sottoposto il problema proprio questa mattina anche all’assessore Marco Falcone che è il massimo esponente del suo schieramento in Giunta e infine a Pappalardo per contrattare la convocazione di una riunione con i dirigenti del Teatro, le parti sociali dei lavoratori, la deputazione messinese ed anche il sindaco Accorinti. A questo proposito, l’appuntamento si potrebbe fissare già la prossima settimana ma si deve conciliare con una data che vada bene al Primo Cittadino. Pappalardo si sta già attivando con la squadra di Musumeci, secondo la telefonata intercorsa con Trischitta.

“Si deve poi interrompere l’ingiustizia -aggiunge il Capogruppo – di non percepire materialmente il compenso adeguato per abitante, quantificato diversamente a Catania e Palermo dove risulta maggiore. Mentre a Messina è pari a 14 euro, a Catania corrisponde a 24 euro e a Palermo 27. Restiamo stupiti di come la Casa comunale non dia da cinque anni il contributo che ammonta a 500mila euro in totale, considerando i 100mila l’anno. È assurdo che l’abbiano dato all’associazione di Taormina Arte perché supportasse le spese del Dalai Lama e non alla struttura Teatro peloritano a cui spettava di diritto”.

Tutti i consiglieri hanno rimarcato che il Teatro ha subìto un crollo con i volti nominati da Accorinti parlando di Puglisi e Sajia che hanno accumulato un milione e mezzo di debiti, dovuto soprattutto alla rassegna organizzata a Furnari che ha distrutto l’Ente. Nell’ottica del risanamento, sarebbe ora che anche gli orchestrali venissero assunti a tutti gli effetti come dipendenti, come avviene già in altre città.

Per quanto riguarda l’attuale incarico di Fiorino di nomina sempre accorintiana, Trischitta si pronuncia con elogi: “Si è dimostrato più competente degli altri, anche in minor tempo. Le precedenti erano di amicizia. Con la nuova gestione, Bernava – Fiorino, colloquiamo meglio: è più attenta alle problematiche del Teatro che vogliono risolvere. Entrambi hanno un’ottima interlocuzione con il Consiglio Comunale”.

Per la riunione del Civico Consesso sull’argomento Vittorio Emanuele, si deve comunque attendere lo sviluppo del summit con Pappalardo in modo che i deputati spingano per questo budget supplementare e che l’assessore trovi una quadra. “Se questo non dovesse succedere – specifica Trischitta – metteremo in piedi il Consiglio con tutti i soggetti. In tutte le province d’Italia questa cifra viene elargita per sostenere il patrimonio culturale territoriale. Il Teatro deve comunque cambiare regime gestionale, non deve essere riservato ad una nicchia. Deve essere più aperto alla popolazione, specie alle fasce più deboli ad esempio con spettacoli più accessibili quali la commedia siciliana riprendendo il dialetto siciliano e non relegandolo solo ad altre strutture più piccole”.

Foto Rocco Papandrea

 

 

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