Messinesi, non siate diabolici

La notizia era nell’aria, ma ieri ha assunto il crisma dell’ufficialità. Renato Accorinti ci riprova, tra sei mesi correrà per la poltrona di primo cittadino, esattamente come cinque anni fa, quando si presentò scalzo a Palazzo Zanca dopo un successo storico.

Da quel giugno 2013 di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, la città ha avuto modo di analizzare un fenomeno politico nuovo per queste latitudini e per esprimere un giudizio completo toccherà far passare questi sei mesi. Ma molti punti vanno però sottolineati. Innanzitutto non si può non dire che la ricandidatura di Accorinti sia un atto dovuto, non ritentarci avrebbe saputo di resa, da parte di chi invece da anni dice di aver fatto dei miracoli.

Il primo cittadino ieri ha parlato di una candidatura fuori dai partiti, usando il giochetto del movimento civico fuori dalle logiche comuni, ma questa tesi non regge. Accorinti nel 2014 si schierò dichiaratamente con l’Altra Europa di Tsipras, nell’arco di questi anni ha flirtato con l’ala sinistra del Pd, con Sinistra Italiana ((Maurizio Rella docet) e in Cambiamo Messina dal Basso in molti vedono di buon occhio l’avventura di Liberi e Uguali guidato da Grasso e dalla Boldrini.

Addirittura in molti avrebbero scommesso sulla sua presenza in una delle liste per le Politiche del prossimo 4 marzo, ipotesi smentita ieri. Insomma nell’arco di questi anni, Accorinti è diventato una delle icone della sinistra arcobaleno e forcaiola, amante dello Ius Soli e dell’accoglienza a più non posso. Quindi la tesi di una candidatura civica, che ambisce solo a guardare dentro il territorio cittadino non sta in piedi.

Il buon Accorinti si sarebbe potuto far da parte e lasciare la luce dei riflettori a qualcun altro, ma questo non avrebbe fatto parte del personaggio di chi la luce dei riflettori l’ha sempre cercata in modo sfrenato. E forse di questo se ne sono accorti anche i esponenti di Indietrononsitorna (buongiorno!), che fino a pochi mesi fa difendevano a spada tratta l‘azione politica dell’amministrazione, salvo poi scendere dal carro. D’altronde non si può difendere l’indifendibile in eterno. Ieri lo stesso Accorinti, a conferenza stampa finita, ha sussurrato ad uno dei presenti: “Se solo quelli di Indietrononsitorna fossero stati qui ad ascoltare, avrebbero cambiato subito idea”.

Qui c’è molta dell’incongruenza accorintiana, del professarsi pronto ad ascoltare qualsiasi opinione, salvo poi far prevalere sempre la propria. Se buona parte degli accorintiani più sfrenati hanno fatto un passo indietro, vuol dire che molte cose non sono andate bene, inoltre è evidente che in vista della campagna elettorale si dovranno cercare nuovi Santi in Paradiso.

A questo punto non tocca che sperare nel buonsenso dei messinesi, perchÊ errare è umano e perseverare sarebbe davvero diabolico e Messina non può permettersi altri 5 anni ferma al palo. Poi ci sarà sempre chi si accontenterà della semplice onestà, gli stessi messinesi che chiedono ad Accorinti di riprovarci, ma questa è una colpa che deve espiare la politica ponendovi rimedio.

L’onestà dev’essere il prerequisito dei prerequisiti non solo di chi amministra, ma non può diventare una bandiera, una spilla da attaccare sulla propria giacca da mostrare al momento giusto. Ma qui si è già passati all’honestà, con l’h di hasta la victoria siempre.

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