Intervista a Silvia Pianezzola, protagonista del rècital Natale a teatro

Domenica, alle ore 18.00,  per la Stagione  Quinteatro 2017/2018, organizzata da Le Alte Terre di Mezzo, di Tania Alioto,  in collaborazione  con il Comune di Milazzo  e diretta  dal regista e attore Giuseppe Pollicina, andrà in scena, al Teatro Trifiletti, il Recital (spettacolo fuori abbonamento) dal titolo Natale a Teatro. Protagonista  la  bellissima  voce di Silvia Pianezzola, accompagnata al  pianoforte dal Maestro Antonino Averna, la quale  ci ha concesso una breve intervista.

Come si articolerĂ  lo spettacolo che vedremo in scena domenica prossima?

Lo spettacolo rispetterà la formula classica del Recital ovvero nel nostro caso, l’esecuzione di Arie del repertorio nazionale ed internazionale per la maggior parte tratte dalle Opere composte dai più famosi operisti

Ci parli dei suoi esordi. Cosa l’ha spinta a scegliere il Belcanto piuttosto che il genere pop, neo melodico e così via?

La scelta nasce dalla necessità di voler studiare ed interessarsi non solo al canto e quindi con lo studio della tecnica in particolare ma a tutta la Musica (colta s’intende) e dunque la decisione di voler frequentare il più alto grado di formazione negli studi musicali ovvero il Conservatorio.

Cosa pensa del panorama musicale attuale?

Che cosa penso? Che non ci sia più voglia di studiare e dedicarsi in maniera consapevole e impiegando tutto il tempo che serve a fare bene. Oggi, e mi riferisco ai più giovani, mi rendo conto che non c’è più la pazienza di aspettare e sudarsi un buon risultato, ma solo di cercare di fare tutto e subito e naturalmente con scarsi risultati!

Emergere nel Belcanto non è cosa facile.  Prendendo atto di ciò cosa consiglierebbe ai giovani che si vogliano avvicinare a questa disciplina artistica?

In realtà ho in parte risposto nella domanda precedente. Tanto studio e soprattutto la ricerca di un buon insegnante a cui affidarsi. Io sono stata sempre molto fortunata sotto questo punto di vista. Ovviamente questo vale per qualunque genere musicale e direi anche che non bisogna fermarsi alla conoscenza di un solo strumento o genere ma bisogna ascoltare tanto e leggere! Dopotutto un musicista è una persona di cultura o almeno dovrebbe provare ad esserlo.

Come vede il futuro del teatro italiano a fronte del difficile momento di crisi che sta attraversando?

Nei momenti di crisi, storicamente si è sempre tagliato nella cultura e questo nostro lungo e nero periodo che stiamo attraversando non è l’eccezione. La Musica colta, l’Opera, la Musica in generale, non sono considerate neanche come materie da insegnare nelle scuole se non ad indirizzo musicale e questo la dice lunga. I più giovani non conoscono e non si avvicinano se non a quelle forme di più semplice fruizione. Per non parlare poi del Sud, della Sicilia, della Provincia di Messina…

Si dice che ciascun artista abbia un rapporto profondo e a volte conflittuale riguardo la disciplina che esercita.  Lei come si pone nei confronti del Belcanto, cosa rappresenta per lei?

Lo studio del Belcanto ha sicuramente un inizio e non una fine! Però ogni suono conquistato, ogni posizione recepita e fatta propria, ogni risultato positivo riguardo l’interpretazione di un’aria o di un piccolo frammento, sono tasselli che si interiorizzano e fanno crescere! Ci sono di certo i periodi in cui si è meno predisposti, si ha meno tempo da dedicare, dopotutto il canto ha anche un approccio molto fisico e non solo mentale, però l’importante è non demoralizzarsi e farsi trasportare dalla passione che si ha, diversamente tutto diventerebbe molto più complicato!

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