Reddito Inclusione, ammessi dal 2018 ultra 55enni disoccupati e beneficio al mese. Dal 1° dicembre istanze

Spalancherà il varco dell’accompagnamento sociale e occupazionale concedendo l’indipendenza economica delle famiglie più vulnerabili e sfondando il concetto di sterile assistenzialismo e dando peso alle loro competenze. Entrando in vigore dal 1° gennaio 2018, il Reddito di Inclusione (ReI) sarà ben lontano “dall’attuare l’elemosina” e rivoluzionerà il modo di aiutare le persone bisognose, all’interno di un nucleo familiare da parte dei Comuni uniformandosi al decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017.

Il tutto deve passare attraverso la verifica della posizione finanziaria di chi presenta richiesta. Il Rei scatterà dal prossimo anno per soppiantare il Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) e l’assegno di disoccupazione (Asdi) e si propone come strumento importante di lotta alla povertà che, a Palazzo Zanca, è stato adottato già dallo scorso 1° dicembre con la ricezione delle domande, presso l’Ente promotore e gli altri punti di accesso convenzionati (caf e patronati). Come è stato dichiarato oggi al Municipio, nel corso di una conferenza stampa, dall’assessora alle Politiche Sociali, Nina Santisi, insieme al dirigente, Domenico Zaccone e i funzionari e le assistenti sociali comunali, impegnati sul tema, non è solo un beneficio economico, ma essenzialmente un programma che si suddivide in due frazioni: la prima corrisponde all’erogazione mensile della liquidità (per la prima volta), attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta Rei); la seconda si approccia con un progetto personalizzato, come attivazione e vera inclusione sociale e lavorativa, sotto la regia dei Servizi Sociali del Comune.

I Requisiti sono quelli familiari in cui la rilevante novità è la presenza, da gennaio 2018, degli ultra 55enni disoccupati eleggibili e, da subito, di un componente che abbia 55 anni con specifica condizione di disoccupazione; ancora con la presenza di un minorenne e di una persona disabile e di almeno un suo genitore o un suo tutore; con la presenza di una donna in stato di gravidanza in cui la domanda non può essere inoltrata non prima dei 4 mesi dalla data del presunto parto e deve essere corredata da documentazione rilasciata da struttura pubblica. Per i requisiti di residenza e di soggiorno: il richiedente deve essere cittadino dell’Unione Europea o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o di quello permanente ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo; residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento della presentazione delle istanze.

L’incontro ha offerto l’occasione per chiarire il funzionamento della nuova misura introdotta e per illustrare il percorso di definizione e rafforzamento della rete dei servizi territoriali che ne sostiene l’operatività, anche attraverso le risorse del PON Inclusione che consentirà al Comune di impiegare, fino al 2019, 32 operatori, di cui 26 assistenti sociali, 3 psicologi e 3 educatori.

Il Reddito di Inclusione continuerà nel tempo, nell’intento di costruire una infrastruttura sociale e un modo di lavorare condiviso tra tutti gli attori. La misura, in questa prima fase di applicazione, si rivolge in Italia ad un bacino di 1,8 milioni di persone e 500 mila nuclei familiari. Da luglio 2018, grazie alle modifiche previste dalla legge di bilancio, potrà ampliare la sua portata e raggiungere una platea di potenziali beneficiari pari a oltre 700 mila famiglie, per un totale di 2,5 milioni di persone. I risultati degli interventi non sono scontati, molto dipenderà dalla capacità del sistema composto dai diversi attori coinvolti di raggiungere e prendere in carico i potenziali beneficiari delle misure.

“Il lavoro che ci aspetta è importante – ha spiegato l’assessora Santisi – quando si parla di povertà si fa riferimento a fenomeni sociali complessi e delicati. E’ più opportuno e anche necessario ragionare in termini di contrasto ‘ALLE’ povertà. Non esiste solo una povertà e non c’è solo il problema del reddito, ma esiste anche la povertà educativa e abitativa. Per questo bisogna costruire politiche integrate che siano in grado di prendere in carico il bisogno in tutte le sue declinazioni. Il successo del programma dipenderà dalla qualità delle sinergie che si svilupperanno tra i diversi attori coinvolti. Insisto, questo tema non si risolve con l’intervento del Ministero o del Comune o di una Associazione. Dobbiamo evitare questo errore. La misura avrà successo non tanto sulla base del numero di beneficiari o dell’importo erogato, ma se saremo insieme in grado di costruire una infrastruttura, una rete di servizi, una comunità accogliente in grado di aiutare le persone a uscire dalle condizioni di difficoltà e povertà-trappola. Ciò è anche quanto condiviso all’interno della Rete di protezione e inclusione sociale, istituita dal Ministero”.

Il ReI è finanziato con le risorse del fondo povertà. Nel 2017 il nuovo SIA, il sostegno per l’inclusione attiva, ha funzionato da ponte fino all’introduzione del ReI. Per informare i cittadini, il Comune di Messina ha pubblicato sul sito istituzionale l’avviso alla cittadinanza, allegando tutti i punti di accesso per la presentazione delle domande (caf e patronati) e anche i link utili per accedere alla campagna di informazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il dirigente del Dipartimento ha avviato nelle settimane precedenti tutta una serie di riunioni operative con i gestori dei punti di accesso per definire procedure e sinergie, delocalizzando i punti di accesso, coerentemente con quanto indicato anche dall’INPS. Il Reddito di inclusione (ReI) si compone di due elementi connessi tra loro: il beneficio economico che viene erogato attraverso la Carta di pagamento elettronica (che si chiama appunto Carta ReI) e il progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa rivolto a superare la condizione di povertà. Così come gli uffici amministrativi del dipartimento sono impegnati nel traghettamento dal SIA al ReI, il servizio sociale professionale si prepara alla presa in carico di un numero significativo di progetti personalizzati che il ReI comporterà, come già fatto per il SIA. Il lavoro di presa in carico è intensissimo. Negli ultimi mesi il dipartimento ha gestito 7246 istanze, delle quali 2441 rispondevano ai requisiti e l’avvio del 50 per cento dei progetti personalizzati.

Sulla nota CISL, l’Amministrazione comunale replica che “lo strumentale attacco del segretario cittadino della CISL, affiancato dalla responsabile alle politiche sociali del sindacato, di fatto delegittima e offende lo sforzo di molti lavoratori che in questi ultimi mesi sono stati impegnati, pur nel sottodimensionamento delle risorse umane del dipartimento politiche sociali. Tra l’altro, stupisce come la CISL presente agli incontri promossi dal dirigente del dipartimento con il suo Caf provinciale, possa puntare il dito chiedendosi cosa fa il Comune. Rispetto all’importanza di un processo strategico per la città, in cui tutte le parti sociali dovrebbero impegnarsi, affinché si vada nella logica non del classico beneficio economico di natura assistenziale ma verso reali processi di emancipazione dalla povertà, colpisce che la critica arrivi proprio da un sindacato che dovrebbe essere rispetto al Reddito di Inclusione partner di supporto. Si precisa che tutti gli aventi diritto ne beneficeranno, dal mese successivo dalla data della richiesta che può essere formulata in qualsiasi momento. L’invito è a tutte le parti sociali a veicolare le informazioni alla cittadinanza e a condividere una presa in carico che se solo integrata e responsabile potrà restituire al Reddito di Inclusione il suo corretto significato e uso”.

Foto Rocco Papandrea  

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