Teatro Vittorio Emanuele, Bernava: Rancore pervade Ente e città. Celi: Onda anomala alle nostre spalle

Redazione1

Teatro Vittorio Emanuele, Bernava: Rancore pervade Ente e città. Celi: Onda anomala alle nostre spalle

sabato 02 Dicembre 2017 - 16:31

“Questo è il teatro del rancore. La città del rancore. I catanesi quando parlano del Bellini dicono il nostro teatro. Qui a Messina risulta sempre un ente staccato. Puglisi doveva stare zitto. Il Furs risponde su scelte del teatro, su attività e produzioni. Nel 2015 Puglisi ha fatto una fotografia dei dipendenti che hanno lavorato 9 mesi a tempo determinato per cui per il 2016 il Furs è stato congelato. Ma verrà utilizzato prima o poi”. Queste le dure parole del Sovrintendente del Teatro Vittorio Emanuele, Egidio Bernava, che ha insieme all’altro vertice Luciano Fiorino ha convocato una conferenza stampa per disegnare il quadro reale delle condizioni economiche della struttura. Con loro anche i direttori artistici di Prosa e Musica Simona Celi e Matteo Pappalardo. Non può esistere un teatro senza stanziamenti. Uno dei tanti anelli mancanti era fino a ieri il contributo ordinario che è stato sbloccato rivela Fiorino, per poter coprire gli stipendi dei dipendenti e alcune spese giornaliere.

La questione del contributo fa proprio la differenza tra la vita e morte dell’Ente. Addirittura l’intervento della Cgil ha incarnato lo spettro dell’impossibilità di ottenerlo in tempi brevi. Ma questo scompiglio dovrebbe calmarsi con la notizia emersa stamattina.

“Un milione 286 mila euro di debiti fuori bilancio non permette una vita dignitosa del teatro – avverte Bernava -. Comunque gli spettacoli fin qui ingaggiati sono di alta qualità e non solo nazional-popolari. Noi vogliamo che i diritti vengano riconosciuti ai lavoratori perché questi prestano servizio meglio. Il Furs 2017 è inserito nel bilancio. A mancare è quello della stagione 2015-2016. Non c’è un dirigente in questo teatro. Abbiamo attività collaterali: stiamo facendo il terzo ciclo, la Laudamo viaggia, il Corelli collabora con noi come l’Università per la òprima volta nella storia con un patto. 1700 abbonamenti è un dato importante rispetto ai 600 istituzionali dell’anno passato. Non possiamo fermare il teatro al cartellone ordinario. Abbiamo annunciato un nuovo regolamento con l’orchestra, il lavoro con giovani e associazioni. Ma forse “Noi restiamo sempre brutti, sporchi e cattivi”.

La voglia di verità del direttore Celi. “Chiariamo i numeri. Non facciamo la festa se abbiamo problemi ereditati. Questo Ente era in attivo di 700mila euro, in un altro periodo storico meno un milione di euro. Si è accumulano in tre modi, tebfenzialmente a causa di produzioni sbagliate. Messina non esiste sul mercato nazionale. Lo spettacolo Amleto, con la regia dell’ex direttore artistico Bruschetta, ha incassato 14mila euro in tre giorni di programmazione. A Milano in 9 giorni ha incassato solo 11mila euro con sbigliettamento. 69% di perdite. “I siciliani” è costato 28mila euro per tre giorni. Il capitolo Furnari non era in sintonia con ente teatrale imbarcando un milioone di debiti. Il contributo del Ministero per Messina è 40mila. Entro il 31 gennaio va fatta triennalità ma non possiamo contrattualizzare attori e compagnie. Non possiamo progettare perché abbiamo onda anomala alle spalle. Annunciato compagnia stabile di Messina. Abbiamo pensato ad Anna Frank e ci siamo fermati. Pennac fermati. A marzo il commissario Jervolino sostiene che sia tutto a posto: ha detto ‘rubinetti aperti’ ai direttori artistici. Iniziamo a telefonare per gestire il cartellone. Mai stati soldi. Quando diventa componente del CDA non viene più, fa uscire sulla stampa articoli pilotati. Siamo pieni di compagnie non contrattualizzate. Abbiamo tenuto con la nostra faccia. Abbiamo dovuto rinunciare a Virginia Raffaele. Debito importante, Furs congelato, non sappiamo come prendere Mibat. Noi siamo un teatro di programmazione, in pratica come un cinema, grazie all’epoca di Puglisi. Ci danno spiccioli. Le produzioni ci avrebbero dato identità e dignità”.

Foto Rocco Papandrea