Siracusano – consigliere neo sancito: Sono vittima di ingiustizia e abuso. Fiasco Consiglio se Magistratura lo supplisce

Si potrà insediare solo quando ci sarà la delibera del Presidente del Consiglio Comunale, Emilia Barrile e non si hanno notizie precise sulla data dell’”avvenimento”, comprovato dal Tribunale di Messina. Infatti, il neo consigliere in quota Pd, Giuseppe Siracusano, nonché Presidente dell’Assemblea provinciale del Partito democratico, si deve avvicendare alla ex capogruppo consiliare dell’Udc Donatella Sindoni, dichiarata ineleggibile nella recente sentenza giudiziaria, scatenata da un ricorso presentato da una rappresentanza di cittadini che risale addirittura ad un anno e mezzo fa. Mentre il Civico Consesso lavora con un posto vacante e quindi con 39 elementi per via dell’esponente decaduto, Siracusano da noi intervistato, si sente “molto provato a livello personale da tutta la vicenda sin dalla prima delibera del 1° agosto 2016” e realizza di essere stato, in un certo senso, “gabbato” per ben 15 mesi. Ma il nuovo arrivato in Aula sulla carta, non ancora arrivato fisicamente “vuole pensare di fare bene in questi sette mesi di incarico”. “Con calma esamineremo con i miei avvocati questa faccenda – sostiene Siracusano -. Non c’è fretta”.

Non è remota l’ipotesi che il consigliere successore della Sindoni possa valutare di intentare una causa risarcitoria contro il Comune che, non avendo responsabilità dirette, potrebbe rivalersi sui singoli consiglieri. Si bazzica sul piano delle congetture perché Siracusano “non ha intenzione di ragionarci su”.  

“E’ evidente che io sia vittima di una ingiustizia e di un abuso da parte del Consiglio – riflette Siracusano -. Un’ingiustizia perché è stato adottato un provvedimento che è erroneo alla luce della decisione del Tribunale, un abuso perché non si poteva applicare dal momento che l’assessorato agli Enti Locali spiegava che i miei odierni colleghi non potevano deliberare sul mio subentro ma potevano solo prenderne atto. Da questo abuso, scaturisce che per 15 mesi il Consiglio, oltre ad essersi riunito in composizione non regolare con un componente considerato illegittimo secondo l’assessorato al ramo già dal 1° luglio 2016, ha alterato tutti gli equilibri. Questo ha determinato un danno innanzitutto alla città, prima che a me. Qualcuno dovrebbe chiedere scusa alla città”.

Se ne sono viste di tutte i colori in questi mesi –  lascia intendere il presidente dell’Assemblea del Pd. “Il Segretario Generale Le Donne, essendo garante e presidio della legalità, aveva ben chiara tutta la situazione – prosegue -. Ci fu un ritorno della questione in sedute di Consiglio con abbandoni dell’Aula, sceneggiate, denunce alla Procura anche a ridosso della mozione di sfiducia del sindaco, quindi febbraio 2017. Il caso ‘decadenza’ fu riportato all’ordine del giorno, dopo la sentenza del Tribunale ma è stato fatto cadere il numero legale.  Insomma, chi aveva torto, la voleva avere vinta. Io sono rimasto zitto”.

Siracusano non si è ancora relazionato con la Presidenza del Civico Consesso. Ma quello che resta in un clima così ostico nei confronti di un dato oggettivo è la delusione che tutto si debba ottenere a suon di cause legali con lunghi interventi di avvocati e nella speranza di un giudizio obiettivo. “Ancora una volta, la Magistratura si deve sostituire al Consiglio comunale – aggiunge il consigliere –. Ed è un fatto molto antipatico. Io sono amareggiato per l’istituzione stessa. Il Consiglio non avrebbe dovuto subire questo ulteriore smacco di farsi imporre la propria formazione con un verdetto della Corte d’Appello. C’erano tutti gli elementi per deliberare nel modo adeguato e veritiero. Questa sentenza riforma un provvedimento deliberativo del Consiglio e viene resa perché l’1 agosto il Consiglio non ha disposto la decadenza della Sindoni. Di fatto, quel provvedimento consiliare è sbagliato ed inammissibile”.

All’epoca, il ricorso è avvenuto tramite l’azione popolare dei cittadini. Quando il 1° luglio arrivò il parere dell’assessorato che dichiarò la Sindoni ineleggibile, il Consiglio avrebbe dovuto decidere il mese seguente ma andò contro lo stesso parere accendendo quella miccia nei votanti.

Tornando ai risvolti del danneggiamento morale, oltre agli emolumenti non corrisposti, Siracusano, magari su suggerimento dei suoi difensori Antonio Saitta e Maurizio Parisi, potrebbe un domani riconsiderare l’idea della causa a Palazzo Zanca che, attraverso il suo Segretario generale, sarebbe voluto stare dalla parte della legge con la decadenza della Sindoni e che chiederebbe l’eventuale risarcimento ai singoli soggetti. Ma Siracusano ribadisce: “Il non aver partecipato a 15 mesi di attività politica, non aver votato atti importanti dalla sfiducia ai documenti contabili, alla vicenda della nuova società di servizi rifiuti è un danno innegabile. Non ho potuto esercitare dall’inizio il mio ruolo. Ognuno è responsabile delle proprie azioni. Comunque, al momento, guardo solamente al mio insediamento per affermare le idee che porto avanti”.

Foto Rocco Papandrea

 

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