Dopo abolizione convogli siciliani, ci mancava il caro voli. Governo che offre?

Il caro voli rappresenta un problema per varie fasce della popolazione siciliana. I primi ad essere colpiti sono senza dubbio i fuorisede e i cosiddetti frequent flyers, soggetti per i quali la mobilità rappresenta una necessità e che esprimono una domanda anelastica, insensibile alle variazioni di prezzo; in secondo luogo è l’intera economia regionale a risentirne, in quanto l’attrattività della nostra terra risulta penalizzata dal lievitare dei costi per raggiungerla. La situazione è poi pesantemente aggravata dalla scarsità dei collegamenti stessi, spesso carenti, ridotti o addirittura assenti da e per importanti località del Centro-Nord. Ad interrogare il Governo centrale per trovare delle soluzioni è il Movimento CapitaleMessina con l’associazione FuoridiME   

La fine delle vacanze comporta per tanti Siciliani il ritorno alle sedi di studio o di lavoro in altre parti d’Italia e del Mondo: rientro che spesso non vede altra scelta rispetto a un volo aereo a prezzi proibitivi. È ben noto come le compagnie aeree, approfittando di periodi di maggiore domanda, tendano a rincarare le tariffe, rendendo gli spostamenti da e per la Sicilia onerosi e complessi.

In periodo natalizio, il prezzo medio per un Milano – Catania si attesta sui 300 euro, per un Bologna – Catania sui 200 euro e lo stesso per un Roma-Catania.

È chiaro che il problema del caro voli è diventato insostenibile, sia per i cittadini siciliani sia per il sistema economico dell’isola. La ricerca di soluzioni deve rappresentare un interesse primario della società civile e una priorità per la classe politica regionale, non sempre attiva ed efficace sul tema.  Guardando a situazioni analoghe l’esempio più prossimo è quello della Sardegna, che di recente ha emanato il bando per la continuità territoriale nel periodo 2017-2021.

In Sardegna, grazie al riconoscimento del diritto alla continuità territoriale, il Governo ha emanato un bando europeo per le compagnie aeree, con l’obiettivo di calmierare le tariffe con l’applicazione di c.d. oneri di servizio pubblico sulle tratte interessate. Verranno garantiti 5 milioni di posti a tariffe bloccate per i residenti e con costi ridotti per i non residenti. In pratica, un residente sardo pagherà, tutto l’anno, un biglietto verso Roma Fiumicino 37 euro e 46 euro per Linate. Per i non residenti le tariffe saranno le stesse per 10 mesi l’anno, mentre per due mesi estivi, dall’1 luglio al 31 agosto, sarà applicata una tariffa massima pari a 70 euro per le rotte verso Roma Fiumicino e a 80 euro per Milano Linate.

La base normativa di una simile agevolazione è contenuta nel Reg. CE 1008/2008, che all’articolo 16 concede agli Stati Membri di “imporre oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei di linea effettuati tra un aeroporto comunitario e un aeroporto che serve una regione periferica […] qualora tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico e sociale della regione […] nella misura necessaria a garantire che su tale rotta siano presenti servizi aerei di linea minimi rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, tariffazione o capacità minima, cui i vettori aerei non si atterrebbero se tenessero conto unicamente del loro interesse commerciale”

 I criteri che consentono l’adozione degli oneri (par. 3) sono “l’equilibrio tra l’onere previsto e le esigenze in materia di sviluppo economico della regione interessata”, “la possibilità di ricorrere ad altre modalità di trasporto e dell’idoneità di queste ultime”, “delle tariffe aeree e delle condizioni imposte agli utenti”, “dell’effetto combinato di tutti i vettori aerei”.

In Sardegna, dunque, verificata l’esistenza di tali condizioni, si è celermente provveduto ad individuare tre aeroporti (Cagliari, Alghero e Olbia) e dei collegamenti garantiti per Roma e Milano. Un impegno finanziario di 250 milioni di euro per il prossimo quadriennio, a garanzia del diritto dei sardi a collegamenti efficienti e sostenibili.

In Sicilia, la  continuità territoriale, già applicata ai collegamenti con le isole di Lampedusa e Pantelleria, è diventata una necessità stante l’assenza di alternative credibili in quanto a celerità ed efficienza, perdurando la mancanza di alta velocità ferroviaria a sud di Salerno e un generalizzato deficit di collegamenti infrastrutturali via terra. Ma finora non si è mai andati al di là delle generiche dichiarazioni di intenti: il 28 aprile 2016 l’allora presidente del Consiglio Renzi dichiarò: “sulla continuità territoriale in Sicilia ci stiamo lavorando”.

Il 27 giugno dello stesso anno la Commissione Europea rispondendo ad una interrogazione sull’argomento, chiarì che “se le autorità italiane ritenessero che il mercato non soddisfa appieno i bisogni di connettività dell’Italia su certe tratte, anche per quanto concerne i prezzi, esse avrebbero la possibilità di imporre oneri di servizio pubblico (OSP) su tali tratte” e puntualizzando che “la Commissione non ha ricevuto di recente nessuna nuova proposta o modifica di OSP da parte delle autorità italiane. Un sostegno ai trasporti delle regioni remote, isole comprese, può essere erogato anche in forma di aiuti a carattere sociale, ma la Commissione non ha ricevuto nessuna notifica di tali programmi”. La Commissione Europea, quindi da un lato individua due ipotesi per garantire il diritto riconosciuto dei siciliani alla garanzia della continuità territoriale: l’imposizione degli oneri di pubblico servizio alle compagnie aeree sulle tratte da e per gli scali siciliani o l’erogazione di aiuti a carattere sociale agli utenti per calmierare le tariffe dei voli; dall’altro sottolinea l’assenza di qualsivoglia iniziativa italiana al riguardo. E da allora non siamo a conoscenza di iniziative concrete del Governo: ma si può ancora accettare che i siciliani sopportino questa forte limitazione al diritto di mobilità? In assenza di collegamenti stradali e ferroviari degni di un paese civile, per coloro che si muovono da e verso le altre regioni l’unica scelta di trasporto è l’aereo e con costi spesso insostenibili. E lo stesso vale per le imprese costrette a sostenere costi più elevati rispetto alle altre regioni italiane.

Per questo, ci appelliamo alla classe politica siciliana perché si impegni fattivamente affinché il Governo, in interlocuzione con la Commissione Europea, individui le soluzioni che consentano l’abbassamento delle tariffe aeree per i siciliani e crediamo che questa battaglia debba rappresentare uno dei punti qualificanti del programma politico dei candidati a Governatore della Regione Siciliana.

Condividi




Change privacy settings