Danni ambientali dopo incendi, Cantali: Colpa della politica a più livelli

Redazione1

Danni ambientali dopo incendi, Cantali: Colpa della politica a più livelli

venerdì 14 Luglio 2017 - 14:53

Gli incendi si stanno placando nella città di Messina ma avanzano ancora nella provincia e in tutta la Sicilia, come oggi che a Sciacca sono stati fatti evacuare tre palazzi. Si può andare alla ricerca dei criminali materiali che hanno acceso il fuoco nei vari boschi ma sarebbe più corretto trovare le colpe più in alto, nel settore gestionale della prevenzione.

“Le cause che hanno determinato i gravissimi danni ambientali causati dagli incendi dei giorni scorsi ed in parte ancora in corso sono riconducibili a responsabilità da addebitare ai diversi livelli della politica regionale e locale”. Ad analizzare le dinamiche delle diverse competenze è il consigliere comunale Carlo Cantali.

A livello regionale, l’esiguità del personale Forestale (680 unità) ed i tagli al bilancio non hanno permesso la manutenzione e la revisione del mezzi antincendio – osserva – e hanno fatto slittare l’assunzione degli operatori stagionali della forestale da destinare a opere di manutenzione, prevenzione e antincendio boschivo dal mese di aprile ad oggi. Così, il territorio è stato lasciato completamente privo di risorse umane e di mezzi per prevenire e contrastare il propagarsi degli incendi”.

A livello locale, le cause sono, probabilmente, più gravi – continua il consigliere – e riconducibili ad una visione e ad una gestione del territorio rivelatasi completamente fallimentare. Ad esclusione dell’abitato e dei demani forestali ben protetti dall’Azienda Foreste Demaniali, la città è circondata da ex coltivi agricoli caratterizzati da elevata acclività ed in stato di pluridecennale incuria. Questo ha comportato lo sviluppo di una vegetazione di basso valore ecologico e che si presta bene a far da esca ed a propagare rapidamente gli incendi”.

Si tratta di uno stato di involuzione vegetazionale diffusa una distorta visione ambientalistica in ambiente confonde con habitat prioritari da proteggere e salvaguardare.

“Proprio chi confonde gli habitat prioritari della Zps con la vegetazione degradata insistente sulle nostre colline – afferma Cantai – (derivata da ex terreni agricoli impoveriti nel tempo da reiterarsi di incendi e dal pascolo abusivo) getta le basi per il verificarsi dei drammatici eventi di questi giorni. La salvaguardia dei cosiddetti “praterelli steppici” coincide con la salvaguardia di una vegetazione di infimo valore ecologico che si presta bene al rapido propagarsi del fuoco facilitando l’azione dei piromani e la loro opera di distruzione delle colline”.

Impedire con una tutela eccessiva la tradizionale attività antropica in zone rurali ed eliminare della cubatura agricola prevista nella cosiddetta delibera “Salvacolline” favorisce l’abbandono delle campagne ed elimina il presidio umano contribuendo al degrado ed al dissesto ambientale.

L’attuale ed annuale ripetersi degli incendi danneggia anche le specie “pirofite” (=che hanno necessità del passaggio degli incendi ogni 4/7 anni) in quanto neppure queste hanno una resilienza (=capacità di riformarsi) da superare eventi ignei di portata talmente devastante.

“Ed un’altra inesattezza è sostenere che, negli anni seguenti, la vegetazione erbacea si riformerà lussureggiante – riprende Cantali -; chi ha conoscenze in merito (o ha capito quello che ha studiato) sa perfettamente come sia distruttivo il calore del fuoco che annienta la parte fertile del suolo distruggendo micro e meso fauna ed interrompendo tutti i processi che trasformano le sostanze organiche complesse in elementi minerali elementari dei quali si possano nutrire le piante. Inoltre, le elevate acclività che caratterizzano il nostro paesaggio comporta l’innesco proprio di quei fenomeni di disseto idrogeologico che si crede di evitare me che, al contrario, vengono favoriti, grazie a questa visione distorta del contesto ambientale”.

A maggiore supporto di quanto sin qui sostenuto si cita la stessa scheda del Manuale Ministeriale di Interpretazione degli Habitat riferita alle formazioni steppiche si dice chiaramente che “”Non si può evitare di sottolineare come molte di queste fitocenosi (vegetazione steppica, arbusteti mediterranei e praterie ad iparrenia ed ampelodesma) siano in realtà espressione di condizioni di degrado ambientale e spesso frutto di un uso del suolo intensivo e ad elevato impatto. La loro conservazione è solo in alcuni casi meritevole di specifici interventi; tali casi andrebbero valorizzati e trattati in modo appropriato.”

“Se non si supera l’attuale approccio metodologico alla protezione dell’ambiente, oramai arcaico ed obsoleto, si pecca nel favorire il degrado e la perdita di territorio. Grazie all’ottusa difesa della situazione di involuzione ambientale determinata dall’abbandono dei vecchi coltivi e che impedisce o scoraggia le tradizionali attività antropiche si verificano i disastri registrati in questi giorni; inoltre, nella prossima stagione delle piogge, si registreranno frane e dissesti che comporteranno ulteriore e più rapida perdita di suolo e della sua fertilità, danni alle infrastrutture e perdita di habitat e biodiversità”.

Una visione moderna dell’ambiente ed una gestione illuminata del territorio avrebbe previsto: una programmazione concordata per tempo tra comune e privati (non il solito tavolo tecnico convocato dopo il danno); la partecipazione al bando per mantenere la dotazione dei mezzi antincendio che invece dovranno essere restituiti alla Regione; il coinvolgimento di Ordini Professionali quali Agronomi e Geologi per pianificare le strategie di gestione; la realizzazione di un parco progetti da presentare nei diversi bandi del Piano di Sviluppo Rurale; l’attivazione di altre linee di programmazione comunitaria mirate alla riqualificazione del paesaggio e del territorio; la previsione di strumenti urbanistici che favoriscano l’azione di presidio umano nelle aree rurali; la possibilità di mettere in coltivazione i terreni e di curare i boschi senza essere vessati da maniacali impedimenti basati su una ottusa applicazione di norme originariamente destinate a favorire coltivazioni e selvicoltura.

In questi quattro anni di governo – sentenzia il consigliere -, un’Amministrazione progressista e distaccata da ideologie retrograde o da visioni salottiere dell’ambiente avrebbe saputo e potuto attuare questi punti, ottenendo effettivamente quell’inversione di rotta della quale si era tanto parlato nell’ultima campagna elettorale ma che, alla luce di quanto successo, è stata completamente disattesa e tradita”.

Foto Rocco Papandrea