“Impianto Selezione Pace non può chiudere”. Martedì vertice Città Metropolitana-società

“Il provvedimento di chiusura per l’impianto di differenziata a Pace doveva essere modulato prima e attuato dopo. La presenza delle balle e di materiale bruciato dal giorno dell’incendio non può determinare questa decisione da parte della Città Metropolitana di Messina. Fermo restando le corrette indicazioni che ci sono scritte, non possiamo interrompere un servizio ai cittadini, così come ho risposto alle autorità competenti via pec”. Il Commissario della MessinAmbiente, Giovanni Calabrò, fa luce, oggi, sulle novità “scottanti” del sito di selezione che ha subìto, lo scorso 30 giugno, una bocciatura per il proseguimento dell’attività, una bocciatura dovuta ai controlli dell’Asp di un mese fa e che sono stati l’ago della bilancia per imporre all’ente gestore un KO. Il Direttore Tecnico Roberto Lisi, nonché responsabile dell’impianto della zona nord, ha incontrato, ieri mattina, il Rup del Dipartimento Ambiente dell’ex Provincia, Cappadonia; in conclusione, i due esperti dovranno riaggiornarsi il prossimo 4 luglio per capire se si possa ancora scongiurare la chiusura.

Tra Palazzo dei Leoni e il liquidatore della società, sono intercorse delle lettere ufficiali via telematica: la prima dell’Ente, giunta “attenzione il 30 pomeriggio (quando i nostri uffici erano già chiusi” – dice Calabrò), dove si disponeva di fermare il servizio e per un periodo di 60 giorni; la seconda di ritorno, indirizzata da Calabrò al Rup, dove si evidenziano le gravi conseguenze di un blocco all’impianto e quindi l’istanza di una immediata sospensione e revoca.

“Stiamo lavorando all’interno della struttura per intervenire sulle prescrizioni che ci sono state date nel procedimento, liberando lo spazio dal materiale, nei limiti del possibile – continua il Commissario -. A questo punto martedì, il nostro dirigente dovrà conciliare con il loro delegato per individuare come, dove e quando si potrà mettere una pezza a un atto che è stato un po’ azzardato. Se qualcuno non risponde, dovrà pur farsi carico di queste problematiche”.

E’ un documento che, nei fatti, è stato impostato male e quindi segnalato e contestato dallo stesso Calabrò. Anche il Sindaco della Città Metropolitana, Renato Accorinti, ha cercato di arrivare a capo della faccenda dialogando con i vertici del dipartimento. E’ ovvio che ci sia anche un gap di comunicazione tra organi preposti.

Contiamo che non sia più valida neanche la durata di tempo in cui ci chiedono di apportare quelle modifiche – sostiene il liquidatore -. Se avessero inserito le prescrizioni nei termini di aggiustamento, avremmo potuto operare con i tempi giusti di adempimento ed ottemperarvi senza ricadute per la collettività. Il fatto che vale di più è che, all’epoca del rogo di Pace, non c’è stato il decreto di chiusura. Perché emanarlo adesso a distanza di un mese? A quel tempo, abbiamo avuto modo di ripristinare l’impianto. C’è qualcosa di incomprensibile. Io ho scritto per chiarezza all’Ente. Sul gioco delle responsabilità non ci sto più. Sarebbe stato più corretto chiuderlo nell’immediatezza dell’incidente. Si sono verificati degli accadimenti a cui si doveva rispondere con degli interventi di riqualificazione a ridosso di quei fatti. Io mi sono sentito in dovere di avvisare il Sindaco, l’assessore di settore, la Prefettura, l’Asp e quant’altro perché tutti si prendano le loro responsabilità. Noi tecnicamente non possiamo spostare il materiale che è andato bruciato perché dobbiamo eseguire la caratterizzazione. Siamo d’accordo che tutto deve essere a regola d’arte e di legge ma abbiamo lavorato da un mese nelle stesse condizioni per cui ci hanno anche lasciato via libera”.

Redazione1

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