MessinaServizi, “Ginatempo guarda al modello del Trevigiano”

Le dichiarazioni e polemiche sul sistema della raccolta rifiuti in città e su quello che succederà con la conversione a “MessinaServizi Bene Comune” non si placano. La possibilità che il nuovo Amministratore della società, Beniamino Ginatempo, si proietti a territori totalmente diversi da quello messinese, come quello Trevigiano, per ispirarsi all’organizzazione del lavoro sembra “un po’ anacronistico e forse surreale”. Questa volta è il turno del Movimento CapitaleMessina che divulga un documento a firma del prof. Giovanni Randazzo.

In questo intervento, si parla di “un dramma a tinte fosche” che, in questi giorni, ha preso il sopravvento sul palcoscenico della politica locale, un dramma “che riguarda il destino di centinaia di lavoratori della MessinAmbiente e dell’igiene cittadina, sul quale si è giĂ  detto di tutto, ed il contrario di tutto”.

Il Movimento trasmette preoccupazione “per l’uscita programmatica dell’Amministratore delegato della nuova società che, invece, di provare a immaginare una strategia produttiva adattabile alla realtà economico sociale nella quale dovrà operare, pensa di importare un modello ben funzionante in un’area geografica che non ha nulla a che vedere con la nostra, quella del Trevigiano e assolutamente non confacente alle nostre latitudini per mancanza delle necessarie infrastrutture”.

“L’Amministratore immagina una raccolta differenziata spinta al massimo, senza considerare che il problema non è la raccolta che, con un po’ di buona volontĂ , può essere incrementata ma la mancanza del sistema di smaltimento. Il materiale raccolto in maniera differenziata non può che finire, in gran parte, in discarica, in assenza di quella filiera della trasformazione, che nel nordest è garantita da una miriade di industrie diffuse sul territorio, nonchĂ© da una capillare presenza di termovalorizzatori per il trattamento del secco non riciclabile. A tal proposito, non piĂą di un paio di settimane fa l’Ing. Cocina, il Dirigente Regionale preposto all’implementazione della raccolta differenziata, prospettava la necessitĂ  di conferire in discarica perfino il rifiuto organico (umido), che aveva superato la soglia di quantitĂ  trattabile in loco”.

“Il collo di bottiglia del sistema siciliano è costituito dall’assoluta carenza di impianti di smaltimento ad eccezione delle discariche che rappresentano il sistema meno sostenibile dal punto di vista ambientale ed anche criminale. Per cui, anche se per miracolo si riuscisse a raggiungere in Sicilia una percentuale di differenziata dell’85 per cento, come a Treviso, la maggioranza dei rifiuti verrebbe lasciata comunque in ereditĂ  ai nostri figli”.

“Piuttosto che ipotizzare soluzioni miracolistiche alla ‘rifiuti zero’, realizzabili forse altrove, ma utopistiche alle nostre latitudini, il responsabile di MessinaServizi potrebbe illustrarci, ad esempio, come pensa di ripulire la cittĂ , restituendole il decoro perso in quattro anni di amministrazione Accorinti, o come intenda mantenere l’equilibrio tra economia e livelli occupazionali, ridefinendo servizi e redistribuendo personale. Ci basterebbe giĂ  solo questo”.

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