Al via la III edizione del Teatro dei due Mari

Dopo il  clamoroso successo della passata stagione torna nel magico scenario della Baia del Tindari  la  kermesse Il teatro dei due Mari.  A dare il via alla rassegna mercoledì saranno la pièce  “Medea”, interpretata da Micaela Esdra,  con la regia di Walter Pagliaro, e “Il Ciclope”, diretto dal giovane artista Angelo Campolo e interpretato da Edoardo Siravo. Entrambi   gli spettacoli  affronteranno  lo struggente tema dell’accoglienza degli stranieri venuti dal mare da due punti di vista opposti: l’uno tragico e drammatico e l’altro comico e ironico. Due grandi classici del Mito la cui rilettura diverrà un’occasione per riflettere e interrogarsi su uno dei temi più toccanti dei giorni nostri.
Fra i temi della Medea di Euripide, i riflessi giuridico-sociali dei comportamenti di Medea, anche in rapporto alle sue prerogative di magia e stregoneria e le altre tematiche sviluppate teatralmente nel corso dei secoli, la nuova messa in scena è incentrata su una problematica che Medea tratta in Euripide con lucida razionalità di sapiente: l’accoglienza degli stranieri. Medea, barbara, vive sulla sua pelle questa condizione e sa che chi è cittadino straniero “si deve uniformare alla città”, ma, sapiente come è, non approva, dall’altro canto, “chi essendo della città, con atteggiamenti arroganti, si rende odioso”. Definisce così regole di comportamento la cui attualità strugge oggi milioni di uomini, migranti e cittadini delle nazioni che devono garantire accoglienza umanitaria e il riconoscimento di asilo politico (è il tema centrale dell’episodio di Egeo nella Medea di Euripide e il principale problema di Creonte nella Medea di Seneca. Pur non tralasciando gli aspetti passionali, le affermazioni di femminilità in contrasto con il mondo maschile e i riflessi giuridico-sociali del suo comportamento, la nuova messa in scena è incentrata su una problematica che la Medea di Euripide affronta con lucida razionalità di sapiente: l’accoglienza degli stranieri. Medea, barbara ed esule a Corinto, abbandonata dal marito Giasone, vive sulla propria pelle la condizione di migrante e definisce regole di comportamento la cui attualità strugge, ai giorni nostri, milioni di immigrati e cittadini che devono garantire accoglienza umanitaria e il riconoscimento dell’asilo politico.
Dieci attori si aggirano smarriti sul palcoscenico, fra memorie fantastiche di una cultura perduta e gli arredi odierni di un nosocomio o di un centro di accoglienza. Improvvisamente, su un lettino, accartocciata su se stessa, scoprono una donna incrostata di terra: la sua testa è fasciata. Lentamente gli attori la sbendano: il suo cranio rasato comincia a pulsare e dal cervello scaturiscono segrete visioni, mentre il cielo si oscura…
Nel cast:  Luciano Virgilio (Creonte) Blas Roca Rey (Giasone) e  Marina Zanchi (Nutrice). Musiche di Germano Mazzocchetti;
Dell’archetipo selvaggio del Ciclope (Omero nel IX dell’Odissea e il dramma satiresco di Euripide), che, rispondendo al tentativo razionalistico di Ulisse di insegnargli le leggi non scritte e i valori dell’ospitalità, sancita giù in Omero come fondamento della civiltà greca, poi europea, offre come segno di riconoscenza per Ulisse il privilegio di essere sbranato per ultimo, si offrirà, grazie alla corposa interpretazione del ruolo del Ciclope di Edoardo Siravo, un allegorico e divertente spettacolo, arricchito da un coro di satiri danzanti al centro dello scenario del monte di Tindari. La risposta del Ciclope (“Omuncolo, per le persone intelligenti vivere da ricchi è la vera religione. Tutto il resto non conta… Mangiare e bere tutto il giorno, questo è il vero dio per gli uomini assennati… Quelli che hanno inventato le leggi per complicare la vita agli uomini, si lamentino pure; io mi curo di me, e continuerò a farlo, e adesso ti mangerò”), alla lezione di civiltà impartitagli da Ulisse mostra, per la evidente ascendenza di scuola filosofica delle parole usate, come il barbaro può diventare una fi gura deformata della civiltà occidentale, lo specchio deformante di un sistema di valori che sta cadendo a pezzi. In un clima spaventoso, divertente e tragicomico, lo spettacolo di Angelo Campolo chiarisce che non ci sono più mostri che spaventino, ma solo umani che fanno i conti con il proprio egoismo, le proprie paure, le debolezze e i desideri. Il Ciclope resta straniero per scelta, condannato dal fato in quanto espressione degenerata di un allievo della sofistica che contrappone ai bisogni dello straniero la personale filosofia della  pancia.
Gli  spettacoli andranno in scena a giorni alterni regalando agli spettatori infinite emozioni.
In allegato  il programma completo.PROGRAMMA FESTIVAL TEATRO DEI DUE MARI

Maria Antonella Saia

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