L’analisi della sconfitta di Guido Signorino

A 5 giorni dalle votazioni, il vicesindaco uscente, Guido Signorino, metabolizzata la sconfitta del fronte Accorintiano si espone sostenendo la personale analisi della sconfitta. Dal cambio dell’elettorato, passato dalla mera protesta a quello coscienzioso, ai nuovi giovani che hanno sposato il movimento accorintiano, quindi gli errori che hanno escluso l’Amministrazione precedente dai giochi del ballottaggio. 

Il confronto con i numeri delle ultime amministrative e l’elettorato intercettato da pentastellati e De Luca.

Al primo turno delle amministrative 2013 votarono per Accorinti 19.900 elettori e per la sua lista 10.400 cittadini. Questi numeri non si sono mossi in modo marcato nel 2018: 17.000 voti al candidato sindaco, 10.350 alle liste che lo hanno sostenuto. Con qualche aggiustamento, i numeri sembrano quasi sovrapporsi, ma c’è una differenza fondamentale. Nel 2013 Accorinti intercettò una grossa fetta di voto di pura protesta. Un voto che in breve tempo si era già ritirato perché …#cicuppaAccorinti! Questa componente il 10 giugno di quest’anno si è riversata in parte su Sciacca e soprattutto su De Luca. 

Poi ci sono i voti delle “defezioni” (dagli abbandoni ai cambi di schieramento in fase elettorale); di fronte a queste falle, molti prevedevano per Renato una vera “disfatta”, con ingenti migrazioni verso 5 stelle e drenaggi verso Saitta. In realtà le preferenze per Renato e le sue liste sono rimaste sostanzialmente stabili in termini numerici. Dietro l’apparente similitudine del dato quantitativo si cela dunque un ricambio di voti che modifica il carattere qualitativo dei consensi ad Accorinti. Netto dal voto “di pancia” e dai riposizionamenti, l’elettorato accorintiano è passato dalla protesta alla consapevolezza. È un risultato politico importante per chi ha avviato e incarnato un discorso di rottura metodologica con la gestione della politica.

Le nuove leve.

C’è poi un secondo elemento emerso dalla campagna elettorale. Attorno ad Accorinti sono accorsi i giovani. Si è costituito un gruppo entusiasta, forte, coeso e creativo: “Generazione R”, che pensa e vuole vivere la politica come mezzo di donazione di sé alla comunità e che non ha voluto avere candidature in lista proprio per testimoniare che è possibile fare azione politica per puro amore alla città. Si è associato a Renato il gruppo “Ricomincio da ME” che, trovando asfittici gli spazi dei partiti, ha voluto essere parte del cambiamento possibile per la città. Sono i giovani che hanno radunato le migliaia di coetanei nel “LovMe fest”. “Generazione R” e “Ricomincio da ME” sono le energie più vive che offre la città e costituiscono, per la città, braccia, gambe, testa per il suo futuro. Infine c’è l’importante esperienza amministrativa maturata (tra l’altro in un contesto politico complesso, come quello di una maggioranza consiliare ostile al 90%) dal Sindaco e dai suoi Assessori.

Mea culpa.

Quali gli errori di questa campagna elettorale? Per lo meno due, ambedue molto pesanti. Il primo, aver puntato sulla moltiplicazione delle liste. Il risultato è stato fortemente negativo perché ha sciupato il voto di quasi il 10% dell’elettorato messinese, non consentendo a questi di trovare rappresentanza in Consiglio Comunale. Il secondo, esser partiti tardi con una campagna elettorale che, in realtà, era quest’anno molto più impegnativa rispetto a 5 anni fa, perché si intersecava con la necessità di garantire la continuità dell’amministrazione alla città. L’esperienza ci ha mostrato che l’incremento di informazioni connesso all’intensificazione di campagna delle ultime settimane ha prodotto un consistente recupero di consensi, fino a far parlare di “risultato inaspettato” a favore di Renato. Una più incisiva strategia di comunicazione in questi 5 anni e una più evidente campagna elettorale avrebbero potuto dar luogo a un risultato diverso.

Il bilancio finale di Guido Signorino

Base elettorale sostanzialmente stabile e consapevole, corpo attivo giovane ed entusiasta, esperienza amministrativa matura sono i punti di forza emersi da cinque anni di governo della città e dalla tornata elettorale di domenica scorsa. Su questi andrà avanti con slancio la costruzione della continuità e del radicamento in città della politica della legalità, della partecipazione, del cambiamento. Per una Messina che vuole crescere: città di tutti, città per tutti.

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