La UIL Funzione Pubblica di Messina torna sulla vicenda dell’impianto di videosorveglianza installato presso l’AIAS – Sezione di Messina e denuncia il mancato riscontro alle richieste formalmente avanzate all’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Livio Andronico, Segretario Generale Territoriale della UIL Funzione Pubblica di Messina, annuncia l’invio di un ulteriore sollecito dopo le precedenti comunicazioni del 21 e del 26 settembre 2026.
«È trascorso oltre un mese dalla nostra prima segnalazione e, nonostante la delicatezza delle questioni rappresentate, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Avevamo chiesto di essere ascoltati insieme a una rappresentanza dei lavoratori, di verificare la regolarità dell’impianto di videosorveglianza e di conoscere gli eventuali provvedimenti autorizzativi. A oggi, purtroppo, nulla ci è stato comunicato».
Al centro della vicenda vi sono alcune segnalazioni pervenute dai dipendenti della struttura, riguardanti la presenza di telecamere in diversi ambienti di lavoro, compresi locali utilizzati per visite mediche, colloqui psicologici e attività sanitarie. Secondo quanto riferito dai lavoratori, alcuni dispositivi potrebbero inoltre essere dotati di funzionalità audio bidirezionale, circostanza che, qualora confermata, richiederebbe una particolare attenzione sotto il profilo della tutela della riservatezza.
«Non stiamo accusando nessuno e non intendiamo sostituirci agli organi di controllo – precisa Andronico – ma riteniamo doveroso accertare se l’impianto sia conforme alle disposizioni previste dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori e alla normativa sulla protezione dei dati personali. Parliamo di ambienti nei quali operano professionisti sanitari e accedono persone che hanno diritto alla massima tutela della propria riservatezza». A destare ulteriore preoccupazione è il mancato riscontro alla formale istanza di accesso agli atti presentata dalla UIL FP il 26 settembre scorso. «Abbiamo chiesto di conoscere se esista un accordo sindacale oppure un’autorizzazione amministrativa all’installazione delle telecamere, quali locali siano interessati dalle riprese e se siano previste funzionalità audio. Si tratta di una richiesta documentale avanzata ai sensi della legge n. 241/1990, per la quale, sulla base della data di presentazione e salvo diversa decorrenza dalla ricezione, risulta ormai trascorso il termine ordinario di trenta giorni senza alcuna risposta».
«Non possiamo comprendere – prosegue il Segretario Generale – come una richiesta di accesso agli atti, finalizzata esclusivamente a verificare il rispetto delle regole, possa rimanere priva di riscontro. Le istituzioni rappresentano un punto di riferimento fondamentale per i lavoratori e proprio per questo riteniamo indispensabile che alle segnalazioni seguano risposte e, quando necessario, accertamenti concreti».
La UIL Funzione Pubblica ha pertanto deciso di reiterare formalmente tutte le richieste, sollecitando una convocazione urgente, informazioni sull’eventuale avvio delle verifiche ispettive e la trasmissione della documentazione richiesta. «Abbiamo chiesto un riscontro entro sette giorni. Qualora dovesse permanere il silenzio, interesseremo formalmente anche l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e gli ulteriori organismi competenti, riservandoci di attivare gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento».
Andronico poi conclude: «Vogliamo soltanto che venga fatta chiarezza. La videosorveglianza nei luoghi di lavoro è una materia delicata, disciplinata da regole precise che devono essere rispettate. Non è nostra intenzione alimentare polemiche, ma non possiamo neppure rimanere indifferenti di fronte alle preoccupazioni dei lavoratori e all’assenza di risposte. La UIL Funzione Pubblica continuerà a seguire questa vicenda fino a quando non saranno forniti i necessari chiarimenti. La dignità dei lavoratori, la loro riservatezza e il rispetto delle regole non sono negoziabili».
