{"id":85993,"date":"2021-11-04T12:02:40","date_gmt":"2021-11-04T11:02:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/11\/04\/beni-per-100-mln-sequestrati-a-clan-mafioso-santapaola-ercolano\/"},"modified":"2021-11-04T17:01:49","modified_gmt":"2021-11-04T16:01:49","slug":"beni-per-100-mln-sequestrati-a-clan-mafioso-santapaola-ercolano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/11\/04\/beni-per-100-mln-sequestrati-a-clan-mafioso-santapaola-ercolano\/","title":{"rendered":"Beni per 100 mln sequestrati a clan mafioso \u201cSantapaola-Ercolano\u201d"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>CATANIA (ITALPRESS) \u2013 La Dia ha sequestrato beni per oltre 100 milioni di euro riconducibili al clan Santapaola-Ercolano. Il provvedimento, disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, ha riguardato tre indagati, uno dei quali, storico esponente della cosca etnea, risulta attualmente detenuto in regime di carcere duro a seguito della recente condanna all\u2019ergastolo per l\u2019omicidio di Luigi Ilardo, ucciso a Catania nel 1996, poco prima di entrare nel programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia.<br \/>Gi\u00e0 in passato, nei confronti dell\u2019indagato, la Dia del centro etneo aveva condotto articolati accertamenti patrimoniali, sfociati nel dicembre del 2012 nel provvedimento di confisca di beni per un valore complessivo di 30 milioni di euro e nell\u2019aggravamento della misura di prevenzione personale. <br \/>L\u2019odierna indagine ha preso in esame la posizione economica, finanziaria e patrimoniale di altre due persone, padre e figlio.<br \/>Si tratta di noti imprenditori originari del messinese, gi\u00e0 oggetto di indagini penali coordinate dalla Procura etnea, sulla scorta delle quali sono stati tratti in arresto con l\u2019operazione \u201cPiramidi\u201d.<br \/>I due, come reso noto dagli investigatori in conferenza stampa, sono a capo di uno dei gruppi imprenditoriali pi\u00f9 importanti della Sicilia orientale, operanti in svariati settori, ma principalmente nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti. Negli anni sarebbero riusciti a creare una vera e propria galassia di imprese, diversificando le attivit\u00e0 della famiglia con societ\u00e0 attive nei servizi di pulizia degli ospedali, nel settore immobiliare e nella gestione di un notissimo stabilimento balneare sul litorale catanese.<br \/>\u201cLa vicinanza tra i tre indagati, conclamata in atti giudiziari, emerge con certezza \u2013 sottolineano gli investigatori \u2013 anche per la loro presenza in occasione del battesimo della figlia del boss ed in occasione di un matrimonio di un congiunto\u201d.<br \/>E\u2019 proprio tale vicinanza ad essere ritenuta \u201cl\u2019origine dell\u2019impressionante escalation imprenditoriale di padre e figlio\u201d; per far luce su un arricchimento cos\u00ec repentino, gli inquirenti hanno, infatti, passato sotto la lente di ingrandimento ben quaranta anni della loro evoluzione economica ed imprenditoriale. Da umile carpentiere il principale indagato \u00e8 divenuto uno tra i pi\u00f9 facoltosi imprenditori siciliani.<br \/>Le complesse indagini patrimoniali, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea hanno consentito di appurare che l\u2019ascesa imprenditoriale della famiglia avrebbe avuto una formidabile impennata intorno alla fine degli anni 90 e che gli investimenti compiuti in quegli anni risulterebbero caratterizzati da massicce immissioni di capitali non giustificate dalla capacit\u00e0 economico \u2013 finanziaria che a quel tempo gli imprenditori possedevano.<br \/>Gi\u00e0 nel 2012, l\u2019inchiesta Piramidi della Dda etnea aveva dimostrato il ruolo dell\u2019imprenditore quale braccio economico del boss. <br \/>Con l\u2019odierno provvedimento il Tribunale di Catania ha accolto l\u2019impostazione dell\u2019analisi compiuta dagli investigatori della Dia sulle intercettazioni ambientali e telefoniche nonch\u00e8 sulle dichiarazioni di storici collaboratori di giustizia, tra i quali Santo La Causa, Gaetano D\u2019Aquino e Salvatore Viola.<br \/>Il quadro probatorio presentato all\u2019Autorit\u00e0 Giudiziaria, fanno sapere gli investigatori, \u00e8 frutto di un lavoro minuzioso, che ha fatto emergere, tra l\u2019altro, anche la perfetta correlazione temporale tra la crescita imprenditoriale delle imprese ed il ruolo di vertice assunto di fatto dal boss nel clan Santapaola.<br \/>Anche su tali presupposti il Tribunale di Catania ha accolto la tesi secondo la quale le imprese riconducibili alla famiglia dell\u2019imprenditore \u201csiano il frutto di attivit\u00e0 illecite o ne costituiscano il reimpiego\u201d, richiamando il dettato dell\u2019articolo 20 del Codice Antimafia che definisce la cosiddetta \u201cimpresa mafiosa\u201d. <br \/>Per l\u2019operazione che si \u00e8 svolta oggi, sin dalle prime luci dell\u2019alba, sono stati impiegate unit\u00e0 operative specializzate della Direzione Investigativa Antimafia che hanno posto i sigilli ad aziende, quote societarie, immobili e rapporti finanziari.<br \/>In particolare, sono stati sottoposti a sequestro 14 societ\u00e0, 7 immobili e svariati rapporti finanziari, per un valore complessivamente stimato in oltre 100 milioni di euro.<br \/>(ITALPRESS).<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CATANIA (ITALPRESS) \u2013 La Dia ha sequestrato beni per oltre 100 milioni di euro riconducibili al clan Santapaola-Ercolano. 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